Fonte: Inside Climate News - 17.10.2025
La diminuzione della clorofilla prodotta dal fitoplancton dimostra che un sistema vitale di supporto alla vita si sta indebolendo, minacciando le catene alimentari e il clima.

Le immagini della Terra dallo spazio mostrano il pianeta come una trapunta sgargiante. L'acqua color acquamarina scintillante ricopre oltre il 70% della sua superficie e queste tonalità sembrano simboleggiare la vita in contrasto con la vasta oscurità dell'universo. Ma una nuova ricerca che ha analizzato le immagini satellitari del pianeta in un arco di oltre venti anni ha scoperto che una tonalità di verde oceano, che rappresenta la clorofilla prodotta dal fitoplancton, sta svanendo.
Il verde sbiadito dell'oceano, segno del declino del fitoplancton, è un campanello d'allarme per i principali sistemi oceanici che sostengono le catene alimentari e regolano il clima. Il fitoplancton - organismi microscopici che creano un'atmosfera respirabile per il pianeta da oltre due miliardi di anni - è a rischio.
Il declino del fitoplancton, o persino i cambiamenti significativi nella sua fauna, minaccia gli ecosistemi e centinaia di specie, dalle tartarughe marine e dagli uccelli ai mammiferi marini giganti. Anche la pesca costiera e in vicinanza delle coste, che rappresenta un'importante fonte di cibo per circa tre miliardi di persone, è a rischio in quasi tutti i continenti.
Ancora oggi [il fitoplancton] produce l'ossigeno necessario a quasi tutte le altre forme di vita e regola il clima rimuovendo l'anidride carbonica dall'atmosfera e immagazzinandola nei sedimenti dei fondali oceanici.
Iestyn Woolway, ricercatore oceanico presso la Bangor University in Galles e coautore dello studio, ha dichiarato via e-mail che la ricerca rivela che tra il 2001 e il 2023 c'è stato un declino progressivo della vegetazione oceanica e della frequenza della fioritura del fitoplancton negli oceani a bassa e media latitudine. E aggiunge che la portata e la consistenza di questo declino sono particolarmente preoccupanti.
Woolway sostiene che è un «chiaro segnale» che il riscaldamento globale sta già indebolendo la pompa biologica di carbonio dell'oceano, uno dei sistemi fondamentali di supporto vitale della Terra. «Un oceano meno verde non solo influisce sulle reti alimentari marine, ma indebolisce anche la capacità dell'oceano di assorbire anidride carbonica, [e di costituire] un cuscinetto chiave contro i cambiamenti climatici». Le pompe biologiche di carbonio trasportano l'anidride carbonica dall'atmosfera ai sedimenti oceanici profondi, dove non influisce sul clima.
Poiché i cambiamenti sono visibili in vaste aree dell'oceano e si intensificano nelle zone costiere, i risultati suggeriscono «che non stiamo assistendo solo a una variabilità naturale, ma a un cambiamento sistemico», afferma Woolway.
Gli oceani coprono il 71% della superficie del pianeta e hanno assorbito circa il 93% del calore intrappolato nell'atmosfera dai gas serra durante l'era industriale alimentata dai combustibili fossili. Con il riscaldamento della superficie oceanica, l'acqua diventa più leggera e galleggiante, formando uno strato stabile che resiste al mescolamento con l'acqua sottostante, più fredda e densa. Questa stratificazione impedisce alle acque profonde, più fresche e ricche di nutrienti, di raggiungere la superficie, privandola del fitoplancton che conferisce agli oceani la loro tonalità verdastra.
«Ciò che mi preoccupa di più è che questi cambiamenti sono in gran parte invisibili al pubblico», afferma Woolway. «A differenza dello scioglimento dei ghiacciai o degli eventi meteorologici estremi, il calo della produttività degli oceani è sottile, lento e difficile da visualizzare, ma non per questo meno grave».
Di Long, l'autore principale della ricerca e professore presso il Dipartimento di Ingegneria Idraulica dell'Università Tsinghua di Pechino, afferma che i risultati dello studio hanno superato le aspettative del team. L'obiettivo iniziale era quello di ridurre «le enormi lacune dei dati satellitari» per rappresentare accuratamente i cambiamenti temporali del verde degli oceani.
Ma alla fine, egli dichiara, «siamo stati in grado di quantificare efficacemente i cambiamenti e di rilevare», aggiunge, la «sorprendente tendenza al ribasso» del verde, soprattutto nelle regioni costiere.
L'inaspettato calo del numero di fioriture algali è una scoperta significativa, afferma, perché alcune ricerche precedenti suggerivano che il riscaldamento globale avrebbe «portato a fioriture algali più dannose, mentre i nostri risultati indicano una diminuzione complessiva di tali fioriture».
Sono necessari ulteriori studi – afferma Di Long – per classificare le fioriture algali per specie, poiché alcune producono tossine dannose per le specie marine e potenzialmente per l'uomo. «Lo scenario peggiore sarebbe un declino delle fioriture algali benefiche, accompagnato da un aumento di quelle dannose».
Il nuovo studio rappresenta un passo in quella direzione, affermato Malin Ödalen, ricercatrice modellista presso il Potsdam Institute for Climate Impact Research, che non ha contribuito al nuovo studio.
Questi dati, più completi, colmano delle lacune informative e dimostrano «che quello che pensavamo potesse essere un aumento della produttività degli oceani potrebbe in realtà essere un declino», afferma Ödalen via email. «Il fitoplancton vive in un breve intervallo termico, ed è per questo che temperature più elevate della superficie del mare possono essere dannose per esso: è già al limite di ciò che può sopportare».
Marin Ödalen dichiara che la nuova ricerca amplia la comprensione scientifica di come il riscaldamento globale influisce sulla pompa biologica del carbonio negli oceani, con una dettagliata registrazione giornaliera della vegetazione oceanica che colma le lacune precedenti, soprattutto nelle regioni costiere.
Iestyn Woolway, della Bangor University, afferma che il nuovo studio ha integrato le osservazioni satellitari con i dati provenienti da centinaia di boe galleggianti automatizzate che campionano la composizione chimica oceanica a diverse profondità. Gli algoritmi di 'deep learning' - aggiunge - hanno contribuito a colmare le lacune presenti nei dati, ad esempio nelle aree coperte da nuvole, e hanno rivelato il declino a lungo termine della produzione di fitoplancton.
Lo scienziato del clima Michael Mann, direttore del Penn Center for Science, Sustainability and the Media presso l'Università della Pennsylvania e coautore dello studio, ha dichiarato via e-mail di voler analizzare il rapporto tra questa ricerca e quella precedente sulla stratificazione degli oceani da lui compiuta.
Il team di ricerca ha utilizzato sofisticati strumenti di intelligenza artificiale per analizzare e organizzare le enormi quantità di dati provenienti dai satelliti e dalle misurazioni dirette degli oceani, al fine di identificare – afferma Mann – tendenze a lungo termine in vaste aree geografiche.
Altre ricerche recenti, tra cui uno studio del 2023 pubblicato su Nature, suggeriscono che alcune parti degli oceani del mondo sono diventate più verdi, il che suggerisce una maggiore produzione di fitoplancton durante periodi di tempo che corrisponde a quelli del nuovo studio.
Mann afferma che la nuova ricerca ha scoperto che il calo della produzione di fitoplancton è maggiore degli aumenti nella maggior parte delle latitudini, aggiungendo che la valutazione precedente «aveva ottenuto una risposta errata perché si basava esclusivamente su una fonte di dati satellitari».
Inoltre, Mann afferma che la combinazione di dati satellitari e di campionamento diretto dell'oceano, analizzati con metodi di apprendimento automatico, rappresenta il progresso fondamentale di questo studio.
«Sono sicuro che il nostro risultato sia corretto», egli afferma, «perché è ciò che sospettavamo stesse accadendo, visti i sostanziali aumenti della stratificazione oceanica globale degli ultimi decenni, già documentati in precedenza».
Anche se l'umanità riuscisse a smettere di produrre inquinamento climatico e i livelli di anidride carbonica atmosferica smettessero di aumentare, «il riscaldamento sub-superficiale continuerà per qualche tempo», ha affermato. Ciò intensificherebbe la stratificazione e sopprimerebbe ulteriormente la produzione di fitoplancton. Questo, ha aggiunto Mann, «è un promemoria dell'eredità di alcune delle conseguenze dell’uso dei combustibili fossili e del riscaldamento planetario».
Bob Berwyn
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: Inside Climate News 17.10.2025


