Fonte: Climate&Capitalism - 08.05.2025

In uno studio recentemente pubblicato su Science Advances, i ricercatori della  Ocean Discovery League rivelano che solo una minima parte dei fondali marini profondi è stata fotografata. Nonostante copra il 66% della superficie terrestre, l'oceano profondo rimane in gran parte inesplorato.

Lo studio, How Little We've Seen: A Visual Coverage Estimate of the Deep Seafloor, è il primo a documentare che, in decenni di esplorazione delle profondità marine, l'uomo ha osservato meno dello 0,001% dei fondali profondi. Quest'area totale è grande all'incirca come il Rhode Island o un decimo del Belgio.

L'oceano profondo, così viene definito quello che si trova a una profondità superiore ai 200 metri, sostiene diversi ecosistemi e fornisce servizi essenziali, tra cui la produzione di ossigeno, la regolazione del clima e importanti risorse farmaceutiche, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute del nostro pianeta. Nonostante la sua importanza, la ricerca su questo immenso ecosistema è assai ridotta e le indagini visive si concentrano principalmente su poche regioni e paesi. L'imaging visivo è uno dei metodi fondamentali per studiare i fondali marini profondi ed è uno dei tre pilastri dell'esplorazione oceanica, insieme alla mappatura e al campionamento.

«Poiché ci troviamo di fronte ad un'accelerazione delle minacce per l'oceano profondo – dal cambiamento climatico al potenziale sfruttamento minerario e delle risorse – l'esplorazione ridotta di una regione così vasta costituisce un problema sia per la scienza che per la politica», ha dichiarato la dott.ssa Katy Croff Bell, autrice principale dello studio. «Abbiamo bisogno di una migliore comprensione degli ecosistemi e delle dinamiche dell'oceano profondo per prendere decisioni ponderate sulla gestione e la conservazione delle risorse».

Utilizzando i dati di circa 44.000 immersioni in acque profonde, con osservazioni condotte nelle acque di 120 Paesi diversi a partire dal 1958, lo studio rappresenta la stima globale più completa delle osservazioni bentoniche* eseguite in acque profonde fino ad oggi, e mette in evidenza la disparità dei tentativi di esplorazione globali. Dato che non tutte le registrazioni delle immersioni sono pubbliche, i ricercatori affermano che anche se queste stime sono sbagliate di un intero ordine di grandezza, meno di un centesimo dell'1% dei fondali marini avrebbe delle registrazioni visive. Inoltre, quasi il 30% delle osservazioni visive documentate sono state condotte prima del 1980 e spesso hanno prodotto solo immagini fisse in bianco e nero e a bassa risoluzione.

È sorprendente che la maggior parte delle osservazioni visive sia avvenuta entro le 200 miglia nautiche di solo tre Paesi: Stati Uniti, Giappone e Nuova Zelanda. A causa dei costi elevati dell'esplorazione degli oceani, una manciata di nazioni domina l'esplorazione delle profondità marine, con cinque paesi – Stati Uniti, Giappone, Nuova Zelanda, Francia e Germania – che hanno all’attivo il 97% di tutte le osservazioni di immersione in acque profonde. Questa parzialità nella copertura geografica e nella rappresentatività degli operatori, ha portato la comunità oceanografica a determinare gran parte della caratterizzazione dell'ecosistema degli oceani profondi su questo campione estremamente piccolo e poco rappresentativo.

Lo studio evidenzia anche le lacune nella conoscenza degli habitat dei fondali marini. Alcune caratteristiche geomorfologiche, come i canyon e le dorsali, sono state oggetto di ricerche importanti, mentre vaste aree, tra cui le pianure abissali e le montagne sottomarine, rimangono poco esplorate.

Questi risultati sottolineano l'urgente necessità di uno sforzo più dettagliato e globale per esplorare l'oceano profondo, garantendo che la ricerca scientifica e gli sforzi di conservazione riflettano accuratamente la reale estensione dei fondali marini. Come si legge nello studio, se la comunità scientifica dovesse formulare tutte le ipotesi sugli ecosistemi terrestri dalle osservazioni di solo lo 0,001% di quell'area totale, baserebbe le proprie valutazioni di tutta la vita terrestre su un'area grande all'incirca come Houston, in Texas.

Per affrontare queste sfide, i ricercatori chiedono di ampliare le attività di esplorazione e di utilizzare le nuove tecnologie per aumentare l'accesso alle profondità oceaniche. Grazie ai progressi per [esplorare] le profondità marine, con strumenti più piccoli ed economici, è possibile ampliare la portata della comunità scientifica, includendo le nazioni a basso e medio reddito nell'esplorazione e nella ricerca oceanica.

Questo studio rappresenta un passo fondamentale per comprendere le lacune nell'esplorazione degli oceani e la necessità di strategie globali per garantire la protezione e la gestione sostenibile degli oceani profondi. Gli autori sperano che questi risultati incoraggino una maggiore collaborazione scientifica, portando a una comprensione più approfondita dell'ecosistema più vitale del nostro pianeta.



* N.d.T. Le "osservazioni bentoniche" riguardano lo studio della zona bentonica, ovvero l'area più bassa di un corpo d'acqua (oceano, lago, fiume), inclusa la superficie dei sedimenti e i primi strati sotto la superficie.

 

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 08.05.2025


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