L’anno 2024 ha visto due momenti diversi ma egualmente importanti per la storia delle Scienze della Terra. Il primo momento risale a marzo, quando la Commissione Internazionale di Stratigrafia (ICS) – il Sottocomitato permanente dell’IUGS, responsabile della definizione delle unità del tempo geologico – ha rifiutato ufficialmente la proposta di formalizzare una nuova epoca, l’Antropocene. Il secondo momento di grande importanza storico-geologica risale ad agosto, quando – nell’ambito del 37th International Geological Congress tenutosi a Busan (Corea) – è stato presentato il volume “I secondi 100 siti IUGS del patrimonio geologico”. Proprio in 101ª posizione troviamo la Valle dell’Agno, della provincia di Vicenza, che è stata riconosciuta per la categoria “Storia delle Geoscienze”.
Un'introduzione settecentesca all'Antropocene.
Il Quaternario nelle ricerche di Giovanni Arduino sulla Valle dell'Agno
Abstract
Nel corso dell’anno 2024 sono avvenuti due eventi importanti per la Storia delle Scienze della Terra, tra loro collegati dalla definizione dell’unità cronostratigrafica detta Quaternario. Il primo è la votazione negativa della Commissione Internazionale di Stratigrafia (ICS) sulla proposta di formalizzazione di una nuova epoca chiamata Antropocene, quale ultima epoca del periodo Quaternario. Il secondo è la promozione della Valle dell’Agno a sito n. 101 della lista del patrimonio geologico dell’Unione Internazionale di Scienze Geologiche (IUGS) per la categoria Storia delle Geoscienze. Proprio nella Valle dell’Agno, a metà Settecento lo scienziato Giovanni Arduino, veronese di nascita ma vicentino di adozione, disegnò una sezione geologica che ispirò la suddivisione geocronologica del tempo profondo tuttora in vigore, incluso il Quaternario. Entrambe le unità cronostratigrafiche Quaternario e Antropocene sono state e continuano ad essere oggetto di accese discussioni tra i geologi.
Introduzione
L’anno 2024 ha visto due momenti diversi ma egualmente importanti per la storia delle Scienze della Terra, anche riguardo alla Valle dell’Agno della provincia di Vicenza. Il primo momento risale a marzo, quando la Commissione Internazionale di Stratigrafia (ICS) – il Sottocomitato permanente dell’IUGS, responsabile della definizione delle unità del tempo geologico – ha rifiutato ufficialmente la proposta di formalizzare una nuova epoca, l’Antropocene (da anthropos = uomo e kainos = recente).
Il termine, ormai d’uso corrente, è stato impiegato sempre più spesso negli ultimi anni per sensibilizzare la comunità scientifica e la società sull’enorme impatto esercitato sul pianeta Terra dalla nostra specie (Homo sapiens), che ormai è divenuta a tutti gli effetti il principale agente geologico. Il processo di definizione della nuova epoca ebbe inizio nel 2009, quando la Sottocommissione sulla Stratigrafia Quaternaria (SQS) dell’ICS organizzò un Gruppo di Lavoro sull’Antropocene (Anthropocene working group o AWG) composto da una quarantina di scienziati della Terra. Il compito era tutt’altro che semplice: infatti, la formalizzazione di una nuova unità del tempo geologico deve seguire regole precise, in particolare nell’individuazione di un momento ben definito di inizio globale rappresentato fisicamente da uno strato roccioso o di ghiaccio all’interno di un’opportuna sezione stratigrafica.
La votazione che ha portato alla bocciatura della proposta dell’Antropocene è stata contestata da Jan Zalasiewicz e Martin Head, rispettivamente presidente e vicepresidente della SQS, a cui fa capo l’AWG. Questi hanno dichiarato che «la presunta votazione è stata effettuata in violazione dello Statuto». Anche Naomi Oreskes, nota storica della scienza del clima e membro dell’AWG, ha dichiarato che il SQS non ha preso la sua decisione su basi scientifiche e che le argomentazioni presentate dall’AWG – e approvate a larga maggioranza dai membri del gruppo – non hanno mai ricevuto un’equa considerazione. Persino la rivelazione del risultato del voto a mezzo stampa, con un articolo del 5 marzo apparso sul New York Times, sarebbe stata in violazione dello statuto dell’International Union of Geological Sciences: organizzazione questa, che però ha respinto le accuse e non è mai tornata sulla sua decisione.
Il secondo momento di grande importanza storico-geologica del 2024 risale ad agosto, quando – nell’ambito del 37th International Geological Congress tenutosi a Busan (Corea) – è stato presentato il volume “I secondi 100 siti IUGS del patrimonio geologico” (fig. 1). Proprio in 101ª posizione troviamo la Valle dell’Agno, che è stata riconosciuta per la categoria “Storia delle Geoscienze” (IGCP, 2024).
Fig. 1 - Distribuzione dei nuovi siti patrimonio geologico IUGS riconosciuti nel 2024 per la categoria Storia delle Geoscienze (modificato da IGCP, 2024). In evidenza il sito 101, Valle dell’Agno.
Un sito rilevante per il patrimonio geologico mondiale è un luogo che mostra elementi geologici o processi straordinari e che, per questo motivo, viene utilizzato come riferimento globale e/o a cui viene riconosciuto un contributo sostanziale allo sviluppo delle scienze geologiche nel corso della storia. Nonostante l’approccio litostratigrafico di Arduino, che era un esperto di metallurgia, pratiche minerarie e agrimensura (Stegagno, 1929; Gibbard, 2019) e non un paleontologo, la sua divisione delle unità rocciose in quattro ordini messa a punto nella Valle dell’Agno, con l’ausilio di osservazioni fatte anche in Toscana, rappresenta un contributo fondamentale alla storia delle Scienze della Terra, decisamente in anticipo rispetto le teorie scientifiche in auge nel Diciottesimo secolo. Tant’è che Giovanni Arduino è riconosciuto universalmente come il fondatore della Scala del Tempo Geologico (Geological Time Scale) (Gradstein et al., 2004).
È singolare, anche se del tutto casuale, che, tra le valli delle Prealpi Venete, quella dell’Agno presenti il maggior impatto da parte dell’uomo e che, quindi, sia la valle prealpina più rappresentativa dell’Antropocene, nonostante una prima applicazione del concetto di Antropocene a una diversa vallata della provincia di Vicenza, la Valle dell’Astico (Zampieri, 2019).
Dario Zampieri
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Fonte: Studi e Ricerche - Associazione Amici del Museo - Museo Civico “G. Zannato” ISSN 1127-3100 Montecchio Maggiore (Vicenza), 31 (2024): pp. 67-74.
Ringraziamo l’Autore e l'Associazione Amici del Museo Zannato per l’autorizzazione a pubblicare l'articolo.


