Fonte: Climate&Capitalism - 11.12.2024

La tundra artica, dopo aver immagazzinato anidride carbonica nel terreno ghiacciato per millenni, a causa dei frequenti incendi si sta trasformando in una fonte di carbonio per l'atmosfera, assorbendo livelli record di inquinamento da combustibili fossili che intrappolano il calore.

La transizione dell'Artico da pozzo di carbonio a fonte di carbonio è uno dei drammatici cambiamenti documentati nell'Arctic Report Card del 2024, pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. I cambiamenti climatici stanno costringendo le piante, la fauna selvatica e le persone che dipendono da esse ad adattarsi rapidamente a un mondo più caldo, più umido e meno sicuro.

La tundra artica, che sta subendo un riscaldamento e un aumento degli incendi boschivi, sta ora emettendo più carbonio di quanto ne immagazzini, il che peggiorerà gli impatti del cambiamento climatico. Questa è un'ulteriore prova della necessità di ridurre rapidamente l'inquinamento da combustibili fossili.

«Il rapporto di quest'anno dimostra l'urgente necessità di adattamento, dato che le condizioni climatiche cambiano rapidamente», ha affermato Twila Moon, caporedattrice dell'Arctic Report Card e scienziata e vice capo presso il National Snow and Ice Data Center. «Le conoscenze indigene e i programmi di ricerca guidati dalla comunità possono fornire risposte efficaci ai rapidi cambiamenti dell'Artico».




REPORT


Nell'aria

  • Le temperature annuali dell'aria superficiale nell'Artico sono state le seconde più calde dal 1900.
  • L'autunno 2023 e l'estate 2024 sono stati particolarmente caldi in tutta la regione artica, con temperature rispettivamente al 2° e al 3° posto.
  • Un'ondata di calore all'inizio di agosto 2024 ha registrato temperature giornaliere record in diverse comunità dell'Alaska settentrionale e del Canada.
  • Gli ultimi nove anni sono stati i più caldi mai registrati nell'Artico.
  • L'estate del 2024 è stata la più umida mai registrata nell'Artico.
  • Le precipitazioni artiche hanno mostrato un trend in aumento dal 1950 al 2024, con gli incrementi più marcati registrati in inverno.


Nell'oceano

  • Nel settembre 2024, l'estensione del ghiaccio marino, che ha una profonda influenza sull'ambiente artico, è stata la sesta più bassa nei 45 anni di rilevazioni satellitari.
  • Tutte le 18 estensioni minime di ghiaccio più basse di settembre, si sono verificate negli ultimi 18 anni.
  • Le regioni dell'Oceano Artico libere dai ghiacci ad agosto si stanno riscaldando a un ritmo di 0,5 °F (0,3 °C) ogni decennio dal 1982.
  • Nella maggior parte dei mari poco profondi che circondano l'Oceano Artico, le temperature medie della superficie del mare di agosto sono state di 2-4 °C (3,6-7,2 °F) più calde rispetto alle medie del periodo 1991-2020, sebbene il Mare dei Ciukci sia stato di 1-4 °C (1,8-7,2 °F) più freddo della media.
  • La produttività primaria oceanica a lungo termine (fioriture di plancton) è continuata ad aumentare in tutte le regioni artiche, ad eccezione dell'Artico Pacifico, durante l'intera registrazione delle osservazioni del 2003-24. Tuttavia, nel 2024, valori inferiori alla media erano dominanti in gran parte dell'Artico.
  • Le popolazioni di foche del Pacifico rimangono in buona salute, anche se, con il riscaldamento delle acque, la dieta delle foche dagli anelli sta passando dal merluzzo artico al merluzzo zafferano.


Sulla terraferma

  • A causa dell’aumento degli incendi boschivi, la regione della tundra artica sta ora emettendo più carbonio di quanto ne immagazzini. Le emissioni circumpolari degli incendi boschivi hanno raggiunto una media di 207 milioni di tonnellate di carbonio all'anno dal 2003.
  • L'Artico rimane una fonte costante di metano.
  • Le temperature del permafrost dell'Alaska sono state le seconde più calde mai registrate.
  • L’aumento delle temperature incide sugli spostamenti e sulla sopravvivenza dei caribù attraverso il calore estivo e i cambiamenti delle condizioni della neve e del ghiaccio invernali.
  • Le popolazioni di caribù della tundra artica sono diminuite del 65% negli ultimi 2-3 decenni. Gli indigeni anziani hanno evidenziato che, mentre le mandrie costiere dell'Artico occidentale, generalmente più piccole, hanno visto una certa ripresa nell'ultimo decennio, le grandi mandrie dell'entroterra stanno continuando a diminuire.
  • Si prevede che l'impatto del caldo estivo sulle mandrie di caribù aumenterà nei prossimi 25-75 anni, per questo diviene necessaria la condivisione della conoscenza tra gli scienziati e le comunità del nord.
  • L'accumulo di neve durante l'inverno 2023-24 è stato superiore alla media sia nell'Artico eurasiatico che in quello nordamericano.
  • Nonostante un accumulo di neve superiore alla media, la stagione della neve è stata la più breve degli ultimi 26 anni su alcune parti del Canada artico centrale e orientale. Nei mesi di maggio e giugno, lo scioglimento delle nevi artiche si sta verificando con 1-2 settimane di anticipo rispetto alle condizioni storiche.
  • La perdita di massa della calotta glaciale della Groenlandia è la maggiore dal 2013.


Conoscenze e partnership indigene

  • I cacciatori indigeni sono i “ricercatori” originari delle loro terre e le loro capacità di osservazione e monitoraggio sono parte integrante delle pratiche tradizionali.
  • L'Ittaq Heritage and Research Centre di Kangiqtugaapik (fiume Clyde), Nunavut, Canada, gestisce il programma Angunasuktiit, insegnando alle nuove generazioni le tecniche tradizionali di caccia e raccolta.
  • Per sostenere la leadership indigena nella ricerca artica è necessario sostenere costantemente gli stili di vita e le conoscenze indigene.



Traduzione a cura di Alessandro Cocuzza

Fonte: Climate&Capitalism 11.12.2024


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