Fonte: Monthly Review - 01.10.2026

A cosa è dovuta l’ascesa del capitale dell’Intelligenza Artificiale (IA)? Cosa significa questo per il lavoro, la cultura e lo stato ecologico del nostro pianeta? John Bellamy Foster sfata il mito di un “capitalismo dell’IA iperorganizzato”, e sostiene che: «non stiamo entrando in una nuova era stabile… ma piuttosto in un nuovo disordine globale generato dal capitalismo, in cui l’umanità, secondo la scienza del clima, si sta dirigendo sempre più rapidamente verso un ‘punto di non ritorno’ planetario». 





Immagine: Confini biosferici con spazio operativo sicuro: 2025. L'illustrazione mostra il superamento di sette dei nove limiti planetari che costituiscono lo spazio operativo sicuro per l’umanità. Azote per lo Stockholm Resilience Centre, sulla base dell’analisi contenuta in Boris Sakschewski e Levke Caesar et al., Planetary Health Check 2025: A Scientific Assessment of the State of the Planet.

 Questo articolo è una versione ampliata e aggiornata di un intervento dal titolo: “L’ecologia marxiana nell’era dell’Intelligenza Artificiale”,  presentato come discorso programmatico al Marxism Festival di Londra il 5 luglio 2026.

 

Nel trattare l’ecologia marxiana e la critica al feticismo della cosiddetta Intelligenza Artificiale (IA), è importante collocare il tutto nel contesto dell’attuale epoca di accumulazione sotto il capitale monopolistico-finanziario. L’ascesa del capitale dell’IA non rappresenta, come vorrebbe farci credere l’ideologia contemporanea, un nuovo sistema capitalistico determinato tecnologicamente e organizzato razionalmente, al quale è inutile opporre resistenza.[1] Al contrario, l’odierno capitale dell’IA, in quanto alienato, costituisce un passaggio irrazionale dall’ordine al disordine nelle relazioni ecologiche e sociali umane a livello locale, globale e planetario. Non solo il capitalismo computazionale promette di sconvolgere l’intero ambiente lavorativo, portando a una crescente disoccupazione e a un aumento dello sfruttamento, esacerbando la polarizzazione di classe e imperiale su scala globale, ma stiamo assistendo, in modo ancora più inquietante, a un’ulteriore rottura nel rapporto dell’uomo con la terra, di cui l’umanità stessa è una parte emergente.

L’ascesa del capitale dell’IA indica quindi un’ulteriore accelerazione del passaggio dall’ordine al caos nel metabolismo sociale umano, intrinseco al capitalismo. Ciò che Karl Marx concepiva come la frattura metabolica, ora operativa su scala planetaria, è visibile nell’acuito disordine entropico del Sistema Terra, che rappresenta una crisi di abitabilità per l’umanità globale e per la vita stessa. Il capitalismo, sottolineava Marx, è un ordine sociale caratterizzato da una spinta incontrollabile all’accumulazione: «Accumulate, accumulate! Questo è Mosè e i profeti!», non accetta alcun limite alla propria espansione, nemmeno quelli imposti dalla vita stessa.[2] Non è la nuova tecnologia digitale su iperscala, che rappresenta nuove forze produttive, a rivelarsi così estremamente pericolosa nell’attuale momento storico, bensì questa stessa tecnologia quando si combina con i rapporti sociali del capitale - che rappresentano un sistema votato all’accumulazione senza fine.

L’espressione “Intelligenza Artificiale”, abbreviata in IA, è nata negli anni ’50 come termine di marketing per promuovere la tecnologia di apprendimento automatico presso il grande pubblico.[3] Oggi viene spesso utilizzata come termine generico, riferendosi a molte forme diverse di tecnologie di apprendimento automatico. Come ha sostenuto un importante analista, è un termine vago quanto l’uso della parola «trasporto», che si riferisce a molte tecnologie diverse, dalle biciclette ai veicoli spaziali.[4] Tuttavia, l’importanza che l’IA riveste attualmente nel dibattito pubblico è legata principalmente alle forme più recenti di apprendimento automatico, come l’IA generativa, alla maggiore capacità di sorveglianza di intere popolazioni su scala globale e ai nuovi sistemi d’arma militari basati sull’IA che individuano e distruggono indipendentemente dalla volontà umana. Inoltre, non sono le prime forme di apprendimento automatico, bensì le esigenze dei nuovi sistemi – in particolare i grandi modelli linguistici dell’IA generativa – ad aver dato origine a ciò che oggi può essere definito capitalismo dell’IA come particolare modalità di accumulazione.[5] Il capitalismo dell’IA generativa si basa in larga misura sull’estrazione di conoscenza e produzione creativa – testi, immagini, video – dall’intera storia della produzione umana, a vantaggio di poche società tecnologiche finanziarie monopolistiche, a loro volta di proprietà di un numero minuscolo di individui. Il capitalismo dell’IA è, quindi, dall’inizio alla fine, un sistema di potere di classe/imperiale. Esso accelera lo sfruttamento globale incontrollato, l’estrazione e lo sterminismo che caratterizzano l’odierno capitale monopolistico-finanziario.

Questa realtà contraddice la concezione feticizzata dell’IA, che la vede come il punto di arrivo verso una società tecnocratica unificata, il culmine dell’organizzazione capitalistica, una nuova realtà reificata che sostituisce la conoscenza e l’attività umana. Viene presentata come la genesi di un mondo “transumanista” in cui l’intelligenza umana verrebbe soppiantata da macchine intelligenti. Come afferma il miliardario dell’alta tecnologia Marc Andreesen: «Combinate tecnologia e mercati e otterrete… la macchina tecno-capitalista, il motore della creazione materiale perpetua, della crescita e dell’abbondanza».[6] Negli ultimi anni, l’IA è stata vista come fonte di effetti "scalari" grazie a massicci investimenti nel cloud computing e nei data center dedicati all’IA, che portano a una concentrazione sempre maggiore di capitale e potere. Si dice che l’IA finirà per risolvere tutti i nostri problemi ecologici, compreso il cambiamento climatico, fornendo al contempo benefici sociali praticamente illimitati alla popolazione mondiale: una nuova «singolarità» iperorganizzata.[7]


Il mito di un nuovo capitalismo iperorganizzato basato sull’IA

A questo proposito è utile ricordare che uno dei principali miti dell’ideologia della Guerra Fredda - razionalizzato in modo più completo dalla tradizione filosofica marxista occidentale nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale - era la completa accettazione della nozione di “capitalismo organizzato” o di un ordine tecnocratico autoregolato, libero da crisi materiali. Questa visione era sostenuta non solo all’interno del pensiero dominante, ma anche nell’ampia tradizione della teoria critica, ed era abbracciata in vari modi da pensatori quali Friedrich Pollock, Theodor Adorno, Herbert Marcuse, Jean-Paul Sartre e Jürgen Habermas. Il suo più forte sostenitore fu il filosofo francese e umanista socialista Lucien Goldmann.[8] Se il liberalismo della Guerra Fredda nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale teorizzò la stabilità del capitalismo, spettò ai teorici critici dell’epoca di conferire a nozioni come quella di "capitalismo organizzato" una reale legittimità che l’ideologia dominante non era in grado di fornire.

Nella sua prefazione del 1966 a Scienze umane e filosofia, Goldmann adottò quella che è nota come posizione dell’“eccezionalismo umano”, secondo cui sotto il capitalismo l’umanità aveva completamente conquistato la natura.[9] «Da alcuni secoli ormai», scrisse, «abbiamo un valore immutabile e condiviso da tutti i gruppi sociali: il controllo della natura. Questo valore ha permesso la costruzione di un importante corpus di scienze fisico-chimiche che sono al tempo stesso astoriche, non dialettiche ed estremamente efficaci in senso operativo».[10] Scrivendo ciò quattro anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa di Rachel Carson – opera che contribuì a dare il via al movimento ambientalista moderno e che mise in luce le conseguenze fatali del continuo degrado capitalistico della natura – le affermazioni di Goldmann riguardo al controllo assoluto della natura erano a dir poco miopi.[11]

Tuttavia, basandosi sul concetto di dominio sull’ambiente terrestre, Goldmann proseguì affermando che il capitalismo organizzato aveva raggiunto un dominio analogo in ambito sociale. Le crisi economiche, sociali e politiche, così come la lotta di classe, erano ormai superate, così come lo era il significato attuale della storia. Il «capitalismo di crisi», associato alla crescita del capitale monopolistico, era ormai superato dal capitalismo organizzato. «Con il termine “capitalismo organizzato”», dichiarava:

intendiamo il periodo contemporaneo che, attraverso la creazione di meccanismi regolatori dovuti agli interventi statali, ha reso possibile una crescita economica continua e la diminuzione, per non dire la totale eliminazione, delle crisi sociali e politiche generate internamente. Il movimento intellettuale corrispondente al capitalismo organizzato va ricercato nella sostituzione di una tradizione filosofica incentrata sui problemi dell’angoscia e della morte (o, al contrario, sulla speranza storica e trascendentale) con un modo di pensare scientistico, razionalistico e astorico.[12]

Come scrisse István Mészáros, in risposta a Goldmann, l’illusione di un capitalismo organizzato e privo di crisi e la prospettiva di una crescita continua e senza ostacoli erano possibili solo perché i principali marxisti occidentali si occupavano semplicemente di quel «poco più del dieci per cento della popolazione mondiale» residente nel cosiddetto mondo capitalista avanzato. E anche in quel caso, la loro visione era parziale, poiché non riuscivano a cogliere l’incontrollabilità del capitalismo e, di conseguenza, la permanenza delle condizioni che generano crisi politico-economiche ed ecologiche.[13]

L’incontrollabilità del capitalismo - la sua instabilità, la sua distruttività e il suo carattere storicamente transitorio - era infatti un elemento cruciale dell’argomentazione di Marx e Engels nel Manifesto del Partito Comunista. La prima metà della Prima Parte del Manifesto era un panegirico alla borghesia, che sottolineava la transizione rivoluzionaria dal feudalesimo al capitalismo. A metà della Prima Parte, tuttavia, Marx ed Engels, attingendo alla classica storia dell’apprendista stregone elaborata da Luciano [di Samosata] e da Johann Wolfgang von Goethe, osservavano che, «le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti di proprietà borghesi, insomma la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così colossali mezzi di produzione e di scambio, assomiglia allo stregone incapace di dominare le potenze infernali da lui stesso evocate».[14] Nel resto della Prima Parte e nella Seconda Parte del Manifesto essi hanno messo in luce le cicliche crisi economiche capitalistiche, la divisione tra città e campagna (associata alle crisi ecologiche), l’enorme disuguaglianza generata dal sistema, il supersfruttamento delle donne e, soprattutto, il proletariato come becchino del sistema. Il capitale, nella sua inarrestabile corsa all’accumulazione, lascia dietro di sé crisi incontrollabili, distruzione e morte, dando al contempo origine a nuove forze di resistenza e rivoluzione, che emergono inaspettatamente dal «mondo degli inferi».

Oggi, nonostante il disordine che ci circonda, il mito del capitalismo organizzato o della “società tecnocratica”, come la definiva anche Goldmann, pur essendo in origine un prodotto dell’ideologia della Guerra Fredda, persiste, distogliendo l’attenzione sia dalla natura distruttiva del sistema sia dal potenziale ruolo rivoluzionario dell’azione umana.[15] Ci viene detto che siamo nel pieno di una Quarta Rivoluzione Industriale e che la nuova tecnologia è al comando, conducendoci verso una nuova realtà fatalistica alla quale dobbiamo semplicemente soccombere.[16] L’IA è il nuovo dio nella macchina. L’attuale feticismo dell’IA alimenta un determinismo economico e tecnologico, come se la società nel suo insieme fosse semplicemente il risultato delle nuove forze di produzione, mentre i rapporti sociali di produzione esistenti sono considerati così del tutto naturali e inviolabili, da diventare invisibili. Tutto ciò rafforza l’idea di un mercato che si autoregola al di là del controllo umano (sebbene chiaramente nelle mani di grandi multinazionali), eliminando ogni possibilità di una lotta sociale, economica ed ecologica significativa. Eppure, vista da una prospettiva storico-materialista classica, l’ideologia del capitalismo organizzato - ora sbandierata davanti ai nostri occhi come un capitalismo dell’IA iperorganizzato - non è altro che il tentativo definitivo di eliminare l’azione umana dal quadro, come se il mondo intero dovesse essere governato da automi.

La grande illusione di un capitalismo deterministico basato sull’IA, che, una volta unito al capitale finanziario monopolistico costituirebbe la “fine della storia”, viene oggi smentita non solo dalle persistenti crisi economiche e sociali e dalla permanenza della lotta di classe, ma in modo ancora più inquietante, anche dalle tendenze sterminatorie ed ecocide del capitalismo. Con l’incessante attenzione delle grandi aziende all’accumulo esponenziale di capitale come unico fine, l’intero Sistema Terra sta passando dall’ordine al caos. L’analisi del Sistema Terra nell’ambito delle scienze naturali considera la Terra come un sistema termodinamico lontano dall’equilibrio, in cui i cicli biogeochimici del pianeta forniscono in modo unico un ambiente favorevole alla vita. Il capitalismo, tuttavia, rappresenta la versione estrema di un sistema dissipativo che espropriando materiali ed energia dalla natura in modi che promuovono l’accumulazione illimitata di capitale, crea al contempo fratture nei cicli ecologici planetari essenziali per la vita e accelera così il disordine (degrado entropico).[17] Il risultato inevitabile è una società che massimizza l’entropia, come esemplificato dal carbon rift (frattura del carbonio) - l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera derivante dalla combustione di combustibili fossili - che porta al cambiamento climatico e mette in pericolo miliardi di persone e innumerevoli altre specie.[18]

La frattura metabolica e l'accumulazione entropica

Per comprendere il processo complessivo di degrado ambientale causato dal capitalismo, è utile esaminare la teoria della frattura metabolica di Marx. Basandosi sulla chimica agraria di Justus von Liebig, Marx sosteneva che, nell’ambito dell’agricoltura capitalista industrializzata, le sostanze nutritive del suolo, quali azoto, fosforo e potassio, venivano sottratte ai campi attraverso gli alimenti e le fibre inviati ai nuovi centri urbani, talvolta distanti centinaia o addirittura migliaia di miglia, dove finivano per diventare rifiuti che inquinavano l’aria e l’acqua delle città, anziché essere restituite per reintegrare il suolo. Questo processo complessivo interrompeva il ciclo riproduttivo del suolo e generava rifiuti inutilizzabili nelle città. Contribuiva così ad accelerare il degrado entropico, ovvero il processo naturale (derivante dalla seconda legge della termodinamica) in cui l’energia utilizzabile viene trasformata in calore inutilizzabile con la perdita della capacità di compiere lavoro, rappresentando un passaggio dall’ordine al disordine nel mondo fisico. Il risultato della rottura del ciclo del suolo fu quello di minare ciò che Marx definì il «metabolismo universale della natura».[19] Marx vide, giustamente, nella rottura del ciclo del suolo associata all’agricoltura industriale sotto il capitalismo, una violazione delle leggi fondamentali della fisica, che portava a «una frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale» tra l’umanità e la terra. In questo modo, sosteneva, si rivelava «il lato negativo, cioè distruttivo» del rapporto del capitale con la natura.[20]

La nostra intera comprensione dell’attuale crisi del Sistema Terra segue questo stesso schema. Il capitalismo, per la natura stessa del suo processo di accumulazione – che guida l’intero sistema – è irrevocabilmente orientato a massimizzare il disordine (la produzione di entropia) nel mondo naturale, non solo in virtù della dimensione delle sue attività, ma anche a causa delle rotture sistemiche nei cicli biogeochimici della Terra, connesse al suo perseguimento lineare del valore di scambio a scapito del valore d’uso e della riproduzione naturale. Infatti, l’inizio, negli anni ’50, dell’epoca dell’Antropocene (un concetto che rimane scientificamente rilevante anche se ufficialmente respinto dalla conservatrice Unione Internazionale delle Scienze Geologiche) è oggi inteso come una «frattura antropogenica» nel sistema terrestre.[21]

 La spinta innata del capitalismo, in quanto massimizzatore di entropia che accelera incessantemente il disordine, è evidente in quella che possiamo definire la dinamica di Jevons.[22] Il famoso paradosso di Jevons, che prende il nome da William Stanley Jevons, è l’idea secondo cui una maggiore efficienza nel flusso di energia e materiali, che riduce gli input fisici necessari per ottenere un dato output - ad esempio, un motore a vapore migliorato che richiede meno carbone per funzionare a un determinato livello - non porta alla conservazione delle risorse, ma piuttosto a una maggiore domanda di input di risorse. Qualunque risparmio nel flusso di energia/materiali venga ottenuto, insieme alle conseguenti riduzioni di costo, viene utilizzato non per la conservazione ma per l’espansione.[23] Oggi possiamo vedere il paradosso di Jevons all’opera in tutti i tentativi di ridurre le emissioni di carbonio attraverso guadagni in termini di decarbonizzazione relativa, risultato di aumenti di efficienza, che sono, tuttavia, costantemente superati dall’espansione dell’uso complessivo di combustibili fossili — con il risultato che le emissioni assolute di carbonio continuano ad aumentare.

Ma sebbene Jevons vedesse in questo un paradosso, in quanto economista marginalista (o neoclassico di prima generazione) non riuscì a ricondurre il problema all’accumulazione di capitale come causa storica. Ciò che ci dice la dinamica di Jevons (che non va più vista come un mero paradosso), è che le leggi del movimento del capitale sono antagoniste alla conservazione.[24] Il capitalismo è, alla base, un sistema estremamente dissipativo che a un dato livello di sviluppo espropria quanto più possibile dalla natura, con scarsa o nessuna preoccupazione per la riproduzione ecologica, e riversa i propri effluenti sempre più tossici nell’ambiente, "sporcandosi il proprio nido". La distruzione e il degrado ambientale causati dal sistema sono evidenti non solo negli effetti del costante aumento di scala associato all’accumulazione di capitale, ma anche nello sconvolgimento di tutti gli ecosistemi terrestri e dei cicli ecologici planetari, nessuno dei quali è incluso nel bilancio finanziario. Tutte le azioni umane che potrebbero contribuire al ripristino dell’ambiente nel suo complesso sono quindi al di fuori della modalità di produzione capitalistica. Come scrisse Marx, a proposito della conservazione delle foreste: «Lo sviluppo della civiltà e dell’industria in generale si è sempre dimostrato così attivo nella distruzione delle foreste che tutto ciò che è stato fatto per la loro conservazione e produzione è del tutto insignificante in confronto».[25]. Nel XXI secolo, l’«accumulo di entropia», ovvero il crescente disordine indotto dal capitale finanziario monopolistico globale, sta avendo effetti negativi e distruttivi sull'intero Sistema Terra, destabilizzando il pianeta quale dimora sicura per l'umanità.[26]


Intelligenza artificiale, capitalismo monopolistico e frattura planetaria

Se il capitalismo, per sua natura e logica, accentua la frattura metabolica e il degrado entropico, spingendo il mondo dall’ordine al disordine in modo incontrollabile, è necessario spiegare come il capitalismo monopolistico e, con esso, l’IA accelerino ulteriormente questa tendenza distruttiva. Per quanto il capitalismo fosse profondamente sfruttatore dell’umanità ed espropriatore della natura nella sua fase ascendente di libera concorrenza, la stessa scarsità di capitale e risorse con cui si confrontava portava a un certo grado di risparmio. I raccoglitori di stracci del XIX secolo cercavano stracci con cui fabbricare carta, non come azione ambientalista, ma come importante industria del riciclaggio guidata dalla scarsità di risorse. [27] Nel romanzo di Charles Dickens Il nostro comune amico, il possesso di un cumulo di rifiuti, ovvero di una discarica, comporta ricchezze inimmaginabili grazie ai materiali che possono essere riutilizzati, come personificato dallo straordinario personaggio dickensiano Nicodemus Boffin, il netturbino d’oro.[28] Nell’epoca vittoriana, i vetri rotti venivano riparati, le scarpe erano riparabili, i vestiti venivano rattoppati e rifatti, e i contenitori venivano riutilizzati, riflettendo il flusso circolare della vita.[29]

Al contrario, nel tardo capitalismo monopolistico, incline al sovraccumulo, la produzione è orientata verso beni usa e getta e sprechi su scala gigantesca, mentre il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali sono relativamente marginali. L’acqua viene sempre più spesso bevuta da bottiglie di plastica che contengono elementi tossici e vengono raramente riciclate, finendo nelle discariche. Anche i prodotti elettronici vengono gettati via o smaltiti a un ritmo vertiginoso, poiché la loro “vita utile” scade dopo pochi anni. Nel 2022 sono stati smaltiti a livello globale 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (la maggior parte dei quali tossici), quasi il doppio rispetto al 2010, una quantità sufficiente a riempire 1,55 milioni di camion da 40 tonnellate che, messi in fila, potrebbero circondare l’equatore terrestre.[30] Spinta dal costo relativamente basso delle materie prime nell’era petrolchimica, e dal predominio quasi totale del valore di scambio sul valore d’uso, la maggior parte di ciò che viene prodotto e acquistato è soggetta a una rapida obsolescenza programmata. La produzione a ogni livello dipende in ultima analisi dalla massimizzazione del flusso di energia e materiali e dal loro rapido smaltimento nell’ambiente.[31] I costi sociali e ambientali sono considerati dal sistema come mere esternalità negative. Tali esternalità sono trattate come invisibili e non contabilizzate nella contabilità capitalistica poiché esulano dal mercato.[32] Nel capitalismo monopolistico, dove il sovraccumulo - ovvero l’assorbimento, anziché la generazione, del plusvalore economico - è il principale problema economico, il consumo vistoso, lo spreco e la distruzione diventano funzionali ad un sistema sempre più irrazionale.[33]

Il consolidamento del capitalismo monopolistico sotto l’egemonia statunitense dopo la Seconda Guerra Mondiale ha coinciso con la “Grande Accelerazione” degli impatti ambientali associati all’Antropocene, segnando la crescente frattura metabolica tra l’umanità e la natura.[34] Oggi, ciò è evidente nel superamento di sette dei limiti planetari che definiscono il Sistema Terra come luogo sicuro per l’umanità, compreso il limite relativo al carbonio atmosferico.[35] Dal punto di vista dell’economia neoclassica, tuttavia, gli effetti distruttivi ed entropici, che includono le fratture nei cicli biogeochimici del pianeta, sono esterni al «flusso circolare» del valore di scambio all’interno del sistema economico capitalista e, pertanto, privi di significato. La stessa legge dell’entropia (la seconda legge della termodinamica) è palesemente assente dall’economia neoclassica.[36] In questo quadro viene ampiamente ignorata non solo la realtà secondo cui il processo di accumulazione del capitale nel capitalismo monopolistico promuove incessantemente il cambiamento climatico attraverso la sua dipendenza endemica dai combustibili fossili, ma anche il fatto che il sistema, per sua stessa natura, blocca qualsiasi serio tentativo di alleviare il problema, poiché ciò andrebbe inevitabilmente contro la logica stessa del capitale.

Mentre il capitalismo ha generato una frattura metabolica planetaria, l’emergere del capitale dell’IA sta ancora più rapidamente spingendo il mondo da uno stato di ordine a uno di caos. Ciò risulta evidente nel lavoro di Kate Crawford, ricercatrice senior presso Microsoft Research, docente di ricerca presso l’Università della California del Sud ad Annenberg e autrice di Atlas of AI.[37] Attingendo sia a Liebig che a Marx, Crawford sostiene che «il fabbisogno di minerali dell’IA», prelevati in tutto il mondo alle peggiori condizioni di sfruttamento che si possano immaginare, stia «provocando un’altra frattura metabolica, estraendo minerali che hanno impiegato miliardi di anni a formarsi nella crosta terrestre nel corso del tempo geologico, per produrre chip di IA che vengono generalmente utilizzati per uno o due anni».[38] Si stanno costruendo giganteschi data center che possono raggiungere dimensioni pari a diverse volte quelle di Manhattan o pari a quelle di Washington, DC, consumando energia e acqua a ritmi senza precedenti.[39]

Per cogliere appieno il ritmo di questa rivoluzione tecnologica, avvenuta in un batter d’occhio, occorre riconoscere che ChatGPT, che ha dato il via alla mania dell’IA generativa basata su modelli linguistici di grandi dimensioni, ha visto la luce solo quattro anni fa, nel 2022. Nel primo trimestre del 2025, la spesa in conto capitale delle quattro “Grandi Case dell’IA” – Microsoft, Amazon Web Services, Alphabet/Google e Meta/Facebook – rappresentava l’80% dell’incremento della domanda interna privata finale negli Stati Uniti. La spesa di queste quattro società hyperscaler, destinata principalmente ai data center - talvolta definite nel settore: "fabbriche di IA" - è passata da 150 miliardi di dollari nel 2022 a 360 miliardi nel 2025 e, secondo le proiezioni, dovrebbe raggiungere i 650 miliardi nel 2026. Nel luglio 2026, sia Amazon che Microsoft hanno annunciato che la loro spesa in conto capitale era aumentata del 69% rispetto all’anno precedente. Le proiezioni relative alle spese mondiali legate all’IA (che coprono tutti gli aspetti, dai chip ai data center) per il 2026 raggiungono ormai i 2,5 trilioni di dollari. L’espansione globale dell’IA è stata definita da Rob Wachen, cofondatore dell’azienda di microchip Etched, come «la più grande espansione infrastrutturale della storia». Attualmente, nel mondo ci sono circa 20 milioni di chip per l’IA stipati nei data center a livello globale. Entro il 2028, si prevede che questo numero supererà i 200 milioni. Si dice che Google da sola disponga ora di circa quattro volte il numero di chip per l’IA presenti in tutta la Cina.[40]

Oltre alle quattro “Grandi Case” dell’IA negli Stati Uniti, ciascuna dotata di ingenti risorse finanziarie grazie alle proprie attività monopolistiche e all’accesso a enormi quantità di credito, numerosi altri hyperscaler statunitensi stanno rapidamente potenziando le proprie operazioni di capitale computazionale. OpenAI, con iniziative fortemente indebitate, si è impegnata a spendere 600 miliardi di dollari in infrastrutture di IA entro il 2030, inclusi centinaia di miliardi di dollari in acquisti da Oracle per servizi di calcolo e da Nvidia per chip.[41] Anthropic, che ha affittato quattro data center da Microsoft e dispone di un proprio chatbot* basato sull’IA, Claude, ha assunto un ruolo centrale per le forze armate statunitensi nella selezione degli obiettivi, nella difesa missilistica e nella sicurezza informatica nel contesto della guerra contro l’Iran. (Sebbene Anthropic abbia dichiarato di disporre di determinati meccanismi di controllo etico che ne impediscono l’uso con armi completamente autonome, i suoi modelli sono stati comunque impiegati dalle forze armate statunitensi per l’individuazione degli obiettivi nella guerra contro l’Iran, poiché già profondamente integrati nei sistemi del Pentagono).[42]

Questo massiccio potenziamento delle infrastrutture di IA si sta verificando parallelamente all’incapacità della produttività e dei profitti di crescere di pari passo con gli investimenti nei data center e la capitalizzazione azionaria. I titoli legati all’IA rappresentano ormai il 45% della capitalizzazione totale dell’S&P 500.[43] Attualmente, gran parte dell’espansione dell’IA si fonda su livelli record di indebitamento, poiché gli hyperscaler hanno esaurito tutta la loro liquidità disponibile.[44] Ciò fa presagire una bolla dell’IA destinata probabilmente a scoppiare. Un crollo economico di questa portata potrebbe avere effetti incalcolabili e imprevedibili.[45]

Negli ambienti economici si sostiene spesso che le massicce espansioni avvenute durante le rivoluzioni industriali, come la «mania delle ferrovie» del XIX secolo, abbiano sempre portato a crisi finanziarie «prima che i benefici della tecnologia fossero realizzati», mentre l’innovazione epocale stessa continuava ad avanzare.[46] Tuttavia, la precedente convinzione di Wall Street secondo cui una crisi finanziaria legata all’IA avrebbe avuto le caratteristiche della crisi a breve termine delle dot-com della fine degli anni ’90 sta ora cedendo il passo all’opinione sempre più diffusa che un’analogia più appropriata sia quella con la Grande Crisi Finanziaria/Grande Recessione del 2007–2009, che ha minacciato un crollo su vasta scala del sistema capitalista.[47]

Tra tutte le conseguenze dell’IA, le più gravi sono quelle ecologiche. Lo sviluppo accelerato dell’IA fa presagire un aggravamento della frattura metabolica, un nuovo tipo di “Raubbau”, o saccheggio delle risorse, secondo la terminologia di Liebig e Marx.[48] Già nel 2025, i data center dedicati all’IA consumavano all’incirca la stessa quantità di elettricità della Germania, la terza economia mondiale. Si prevede che entro il 2035 un quinto di tutta l'energia elettrica consumata negli Stati Uniti servirà esclusivamente ad alimentare i data center, i quali richiedono sistemi di raffreddamento che consumano milioni di galloni d’acqua al giorno, con un fabbisogno idrico che cresce in modo esponenziale al variare del numero e delle dimensioni dei data center.[49] Nel 2023 i data center statunitensi hanno utilizzato 17,4 miliardi di galloni d’acqua, pari al consumo di circa 160.000 famiglie, mentre si prevede che tale cifra salirà a 74 miliardi di galloni entro il 2028. Secondo l’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), entro il 2030 il consumo globale di acqua dolce da parte dei data center basati sull'IA dovrebbe eguagliare la quantità d’acqua necessaria a soddisfare il fabbisogno domestico annuale di 1,3 miliardi di persone dell’Africa subsahariana.[50]

 I nuovi enormi data center dedicati all’IA stanno accelerando le emissioni di carbonio. La sola Microsoft ha aumentato le proprie emissioni di anidride carbonica dell’80% dal 2020, con il risultato che le sue emissioni totali si avvicinano ormai a quelle della Danimarca. Bloomberg New Finance prevede che nel prossimo decennio ci sarà probabilmente un aumento del 10% delle emissioni di carbonio nel settore energetico a livello mondiale, con una domanda di elettricità dei data center che dovrebbe più che triplicare.[51]

 Il boom dell’IA ha in gran parte messo fine a ogni pretesa di una seria mitigazione climatica o di riduzione delle emissioni nette zero di carbonio entro il 2050 negli Stati Uniti e in altri paesi del nucleo capitalista. Al contrario, assistiamo alla riattivazione di centrali a carbone precedentemente chiuse e a vasti e nuovi progetti di oleodotti e gasdotti, in particolare in Nord America.[52] Le affermazioni fantasiose secondo cui il nuovo "capitalismo verde" organizzato dall’IA ridurrà le emissioni di carbonio attraverso una maggiore efficienza energetica si rivelano poco più che propaganda aziendale futuristica e sensazionalistica.[53]

Correlato alla frattura metabolica dell'IA e alla tendenza del capitalismo ad accelerare il degrado entropico, vi è quello che nella letteratura tecnica viene definito "autofagia dell'IA" (termine che richiama l’autofagia metabolica disfunzionale, ovvero il processo cellulare di “auto-digestione”). L'IA, che genera la propria "brodaglia" disfunzionale piena di fantasmagorie e allucinazioni incontrollabili, finisce inesorabilmente per ingerire una quantità sempre maggiore dei suoi dati sintetici divorando di fatto se stessa, come nell'antico mito di Erisittone narrato da Ovidio, conducendo a ciò che viene definito "collasso del modello" e a un declino qualitativo.[54] Nel luglio 2026, due modelli di intelligenza artificiale di OpenAI, ancora in fase di addestramento, sono sfuggiti al controllo e hanno hackerato un'azienda reale, la Hugging Face (costretta, per difendersi,  a ricorrere ad un modello di IA open-source cinese), evidenziando la natura insaziabile ed incontrollabile di alcuni dei sistemi di IA in fase di sviluppo.[55]

Poiché la tecnologia dell'IA si è sviluppata nell'ambito del capitalismo monopolistico principalmente come sistema di potere, i suoi obiettivi principali sono lo sfruttamento e l'espansione del valore di scambio, il che richiede una repressione sempre maggiore sia su scala locale che globale. Essa promette di: (1) fornire nuovi prodotti computazionali destinati al consumo che creano dipendenza (generando dipendenza cognitiva), (2) sostituire massicciamente la forza lavoro, (3) sottoporre a sorveglianza intere popolazioni monitorando anche le più minute attività quotidiane e (4) potenziare le operazioni militari (e di polizia) nonché l'uso della forza attraverso lo sviluppo di sistemi d'arma autonomi e semiautonomi capaci di agire da soli, al di là del controllo umano diretto. Come scrive Crawford, «l'ultima frattura metabolica tra l’IA e gli esseri umani minaccia di innescare molteplici fallimenti a cascata: collasso morale, finanziario, ecologico e, a seconda delle proprie convinzioni, cognitivo».[56]

Ciononostante, negli Stati Uniti, tutti i tentativi di regolamentare l'IA - nonostante una crescente ondata di proteste contro l’espansione dei data center - sono ostacolati dal governo federale. Il capitale legato all'IA rimane nelle mani di una ristretta oligarchia di miliardari e multimilionari, nonché dei loro accoliti, che lo utilizzano per i propri fini iniqui, ingiusti e irrazionali.

L’IA nel contesto del capitalismo finanziario monopolistico è, in ultima analisi, uno strumento della lotta di classe. Secondo alcune stime l'applicazione della tecnologia IA nell'industria potrebbe eliminare, nel giro di un decennio, quasi 100 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.[57] Tuttavia, come tutti i precedenti tentativi di sostituire la forza lavoro nel capitalismo, anche questo comporta la sostituzione di posti di lavoro dignitosi con altri di scarsa qualità. Il capitalismo computazionale si fonda sul supersfruttamento dei lavoratori che estraggono cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, degli innumerevoli addestratori di dati (data trainer) – retribuiti con salari miseri in paesi come il Kenya e l'India – e su una schiera di lavoratori della gig economy o delle piattaforme digitali mal pagati in tutto il mondo.[58] Ad essere sostituita, invece, sarà la sfera dei lavori meglio retribuiti, compresi quelli impiegatizi (i cosiddetti “colletti bianchi”) . Ciò genererà nuovi livelli di proletarizzazione ed un crescente esercito di riserva di disoccupati e sottoccupati, indebolendo la posizione dei lavoratori occupati e accentuando i divari di potere. I lavoratori occupati dovranno affrontare un crescente deterioramento delle condizioni lavorative. Non solo l'iperautomazione generata dall'IA sta sostituendo i lavoratori, ma il peggioramento delle condizioni lavorative è evidente nei magazzini Amazon, dove ritmi frenetici e robotizzati hanno portato a un tasso di infortuni che è oggi circa tre volte la media nazionale.[59]

La logica degli algoritmi dell'IA nel capitalismo monopolistico non punta quindi ad una realtà più ordinata (anche se per certi versi più rigidamente regolamentata), bensì ad un collasso incontrollabile di quelle relazioni ambientali e sociali che sostengono la vita ecologica e sociale.

Il degrado entropico, come sosteneva il chimico premio Nobel Ilya Prigogine, è correlato a processi irreversibili che segnano la natura temporale della realtà. Eppure, la vita stessa è la prova della capacità di generare un certo grado di ordine (seppur attraverso sistemi dissipativi). Inoltre, l’agire (agency) è presente sia nella natura che nella storia. Il mondo, in questo senso, non va considerato come il risultato di un semplice determinismo (la causa-effetto meccanicistica della fisica newtoniana); al contrario il caso e la contingenza - aprendo nuove possibilità - sono realtà fondamentali che emergono in particolari contesti storici. Come afferma Prigogine, laddove si manifestano il “clinamen” [deviazione casuale degli atomi] di Epicuro e i “foedera fati” [rottura dei legami del destino], si trova «l’inizio della natura», dell’evoluzione e della storia.[60] Sia il determinismo che la libertà sono elementi dell’esistenza umana. Al degrado ecologico e al disordine - come nella frattura metabolica provocata dalla spinta incontrollabile all’accumulazione da parte del capitalismo - bisogna opporre un’organizzazione collettiva dal basso, finalizzata ad uno sviluppo umano sostenibile: un mondo fondato sull’uguaglianza sostanziale e sulla sostenibilità ecologica. L’irrazionalità del capitalismo dell’IA, se valutata secondo criteri di razionalità sostanziale, non rappresenta l’espressione di una realtà ineluttabile, bensì un invito alla rivolta.


Il modello alternativo cinese di IA

Per quanto riguarda lo sviluppo delle forze produttive, sia in termini quantitativi che qualitativi, i rapporti sociali rivestono un ruolo cruciale. L'esempio della Cina ci dimostra che l'IA può essere sviluppata e regolamentata su basi del tutto differenti, più orientate a soddisfare i bisogni sociali. Già in questa fase iniziale appare evidente che la governance dell'IA nel quadro del "socialismo con caratteristiche cinesi" differisce profondamente dal regime proprio del capitale finanziario monopolistico statunitense. La Cina compete con gli Stati Uniti nello sviluppo dell'IA. I modelli di IA cinesi, come quello di DeepSeek, sono più efficienti - sia dal punto di vista energetico che di quello economico - dei chatbot statunitensi; inoltre, è probabile che l'approccio cinese, incentrato sulla "civiltà ecologica", ponga dei limiti alle dinamiche descritte dal paradosso di Jevons, prevenendo così una distruzione creativa incontrollata. Nel luglio 2026, la Cina ha presentato due nuovi modelli di IA generativa, entrambi paragonabili ai sistemi di IA generativa statunitensi: il Kimi K3 di Moonshot AI e il Qwen3.8-Max di Alibaba. A differenza del capitale finanziario statunitense -  il cui obiettivo è monopolizzare i modelli di IA e far pagare per il loro utilizzo – gli LLM (Large language models) [modelli linguistici complessi] cinesi sono open-source e open-weight** e resi gratuitamente scaricabili in qualsiasi parte del mondo.[61] La Cina ha evitato di investire risorse nella costruzione di data center a livelli paragonabili a quelli degli Stati Uniti: questi ultimi ne contano attualmente circa 5.500, mentre la Cina ne possiede meno di un decimo.[62] Pechino ha concentrato la sua tecnologia di machine learning [apprendimento automatico] più direttamente sulla produzione, la logistica, l'energia, la finanza pubblica e i servizi pubblici, contrapponendosi all'enfasi statunitense sullo sviluppo di chatbot. Gli strumenti di IA sono ampiamente utilizzati negli ospedali, dove viene impiegata un’IA “più semplice e ristretta” (narrow AI), progettata per compiti specifici.[63] Sebbene in Cina l'IA comporti una riduzione della forza lavoro, esistono rigorose tutele a protezione dei lavoratori: l’introduzione di nuove tecnologie non può costituire un motivo per il licenziamento arbitrario del personale e i contratti di lavoro in essere devono essere rispettati. Le aziende devono rapportarsi ai lavoratori attraverso processi di «consultazione, negoziazione, formazione, ragionevole ricollocamento o giusto indennizzo».[64]

Nel suo percorso di sviluppo "incentrato sulle persone", la Cina ha introdotto normative specifiche per regolamentare le tecnologie di sintesi profonda (note come deepfake), imponendo un’etichettatura o una watermarking [filigrana] ben visibili per garantire la trasparenza, l’accuratezza e l’affidabilità. Qualsiasi azienda che intenda offrire servizi di IA generativa deve registrare i propri algoritmi presso la Cyberspace Administration of China [Amministrazione cinese per il cyberspazio] il principale organismo di regolamentazione. Ogni gran quantità di dati che gli sviluppatori intendono includere nei propri modelli di IA deve essere sottoposta a campionamento casuale per individuare contenuti discriminatori o antisociali. Le normative sono espressamente concepite per proteggere gli individui, che godono di precisi «diritti di immagine, reputazione, onore, privacy e informazioni personali».[65] (Al contrario, negli Stati Uniti, il capitale legato all'IA - come nel caso di SpaceXAI, società legata a Elon Musk - è arrivato ad opporsi ad una legge dello Stato del Minnesota che vietava la creazione tramite IA di immagini di nudo - in cui giovani ragazze venivano prese di mira da deepfake, con rappresentazioni sessualmente esplicite dei loro corpi, contro la loro volontà - adducendo la pretestuosa motivazione che tale norma violasse la libertà di espressione).[66] Le normative di Pechino sono più rigorose per gli LLM (Large language models) [modelli linguistici complessi] destinati al pubblico, mentre per il machine learning [apprendimento automatico] in ambito industriale le normative sono meno rigide, al fine di favorire l’innovazione. Il carattere sociale dell’approccio cinese – pur sollevando indubbiamente una miriade di questioni complesse - si contrappone positivamente allo sviluppo più privatizzato e predatorio della tecnologia negli Stati Uniti, dove il governo federale non solo si è rifiutato di regolamentare il capitale monopolistico dell'IA, ma ha anche tentato di impedire ai singoli governi statali di farlo.

La Cina ha assunto un ruolo di primo piano nel determinare le regole della governance globale dell'IA, promuovendo attivamente la nascita della World Artificial Intelligence Cooperation Organization (Organizzazione mondiale per la cooperazione sull'intelligenza artificiale), istituita nel luglio 2026. Nel suo discorso del 17 luglio 2026 alla World AI Conference, il presidente cinese Xi Jinping ha delineato quattro "osservazioni" in merito alla governance dell'IA:

In primo luogo, attenerci al principio di apertura e di vantaggio reciproco e promuovere uno sviluppo guidato dall'innovazione [Open Source e innovazione]... [poiché] l'IA si sta spostando dal mondo digitale a quello fisico... In secondo luogo, rafforzare la consapevolezza dei rischi e garantire che l'IA sia sicura e controllabile [sicurezza e controllo]... In terzo luogo, incoraggiare l'inclusività e promuovere l'apprendimento reciproco tra le civiltà [inclusività culturale e dialogo tra civiltà]... In quarto luogo, sostenere la solidarietà e migliorare la governance globale [governance globale e solidarietà]. L'IA è una risorsa inestimabile che racchiude la saggezza collettiva dell'umanità.[67]

Le quattro osservazioni di Xi delineano un percorso in cui le tecnologie di machine learning o di IA, una volta potenziate, verrebbero condivise universalmente e sottoposte a regole di governance globale. Egli afferma: «In Cina diciamo spesso: 'Una sola corda non produce musica e un solo albero non fa una foresta'. Lo sviluppo dell'IA non dovrebbe essere un'esibizione solitaria di un singolo Paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale».[68] Tale proposta assume un rilievo ancora maggiore se si considera che proviene da una delle due nazioni leader nello sviluppo della tecnologia IA a livello mondiale. Mettendo in pratica tali principi, la Cina sta già condividendo liberamente con il mondo intero le tecnologie di IA più avanzate, sotto forma di modelli open-source e open-weight.

Non sorprende che le aziende tecnologiche statunitensi in posizione di monopolio  e il governo degli Stati Uniti condannino la pratica cinese di condividere apertamente la tecnologia dell’IA a livello globale, considerandola una minaccia al dominio mondiale degli USA e persino al loro mercato interno; ciò ha dato adito a richieste di un protezionismo nel settore dell'IA.[69] Tale situazione ha spinto Dean Ball - già funzionario dell'amministrazione Trump e attuale responsabile delle  strategie future di OpenAI - ad affermare che la Cina evoca lo spettro di un "comunismo totale  dell'IA", in cui l'IA diventa un "bene pubblico".[70]

Un aspetto degno di nota nel discorso di Xi del luglio 2026 sull'IA è stata la totale assenza di riferimenti all'ambiente e al concetto cinese di "civiltà ecologica". L'addestramento di grandi modelli di IA all’avanguardia, in particolare gli LLM destinati all'IA generativa, richiede enormi data center, con un massiccio consumo di minerali, energia e acqua. Tutto ciò comporta un enorme impatto sull'ambiente. Ciò vale naturalmente sia per l'IA generativa in Cina che per quella negli Stati Uniti. I modelli di IA cinesi richiedono molta meno elettricità - appena il 10-40% rispetto a quelli statunitensi - per ottenere risultati analoghi, dimostrandosi quindi molto più efficienti dal punto di vista energetico. Ciononostante, Pechino stima che, entro il 2030, i data center per l’IA assorbiranno circa il 6% del consumo elettrico nazionale. E sebbene la Cina abbia introdotto il primo data center sottomarino al mondo alimentato dall'energia eolica che sfrutta il raffreddamento naturale dell'oceano, i suoi imponenti data center terrestri continuano a dipendere da milioni di galloni di acqua dolce per il raffreddamento.[71] Ciò pone di conseguenza una sfida importante all'obiettivo cinese di costruire una civiltà ecologica.

Il pericolo che l'IA rappresenta per l'ambiente planetario dipende, in larga misura, dal fatto che il consumo di massa su larga scala (la cosiddetta "inferenza" ad alto volume) diventi il principale fattore di carico per i data center, portando a un aumento esponenziale del consumo di minerali, energia e acqua. Ciò dipende, a sua volta, dalla natura stessa dell'uso dell'IA e dalla sua regolamentazione. Nell'era della crisi planetaria, i controlli sociali e i limiti razionali sono essenziali, se non altro per preservare il pianeta come dimora sicura per l'umanità (e per innumerevoli altre specie). Non c'è dubbio che questa nuova tecnologia possa essere utilizzata per fini ecologici. Ad esempio, il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) del Brasile ha lanciato la sua "Inteligência Artificial na Reforma Agrária e Agroecologia” [Intelligenza Artificiale per la Riforma Agraria e l'Agroecologia], uno strumento/piattaforma di IA open source finalizzato all'organizzazione collettiva.[72] Tuttavia, al momento, i costi ambientali dei modelli capitalistici dominanti di IA, che  stanno rapidamente accelerando l'attuale crisi ecologica planetaria, superano di gran lunga qualsiasi beneficio ambientale immaginabile. Travolta dall'espansione incontrollata del capitalismo alla costante ricerca di una ricchezza monetaria sempre maggiore, la tecnologia dell'IA rischia di condurre alla catastrofe. Anche in questo caso, come in altri ambiti, dovrebbe dunque trovare applicazione il principio di precauzione.[73]


L’apprendista stregone e l’intelligenza artificiale

Ciò che è certo è che l’IA, sotto il regime del capitale finanziario monopolistico e lasciata a se stessa, è - per usare le parole di Marx ed Engels - «come lo stregone incapace di dominare le potenze infernali da lui stesso evocate». Ciò che a prima vista appare immediatamente positivo diventa, quando asservito a dinamiche incontrollabili di accumulazione, concorrenza e concentrazione del capitale, un vero e proprio veicolo di distruzione: l’ordine che si trasforma in disordine. Non stiamo entrando in una nuova era di stabile capitalismo iper-organizzato, come si potrebbe pensare che avessero previsto Goldmann o Marcuse, bensì in un nuovo disordine globale generato dal capitalismo, nel quale l’umanità – stando alla scienza del clima – sta correndo sempre più rapidamente verso un «punto di non ritorno» planetario.[74] Tuttavia, resta possibile resistere e salvaguardare il futuro attraverso un’umanità rivoluzionaria che torna a mobilitarsi. In questo contesto, l’esercizio del controllo sociale da parte dei produttori associati – un processo che parte dai microcosmi per estendersi ai macrocosmi – è oggi necessario più che mai.[75] La nascente lotta di lavoratori e ambientalisti contro i giganteschi data center dell’IA contribuirà certamente alla formazione complessiva di un nuovo proletariato ambientale: è qui che risiede la nostra speranza.

Nel mondo attuale, irrazionale, caotico e distruttivo, la storica alternativa tra socialismo e barbarie, resa celebre da Rosa Luxemburg, non sussiste più. Il capitale finanziario monopolistico è degenerato al punto che oggi ci troviamo di fronte alla scelta tra socialismo e sterminismo; una realtà resa ancora più inquietante dall'incontrollabile sviluppo del capitale legato all’IA, che accelera la frattura ecologica. Poiché la distruzione totale dell’umanità non è un’opzione percorribile, il socialismo – ovvero una società fondata sull’uguaglianza sostanziale e sulla sostenibilità ecologica – rappresenta l’unico futuro possibile. È lecito attendersi che centinaia di milioni, se non miliardi, di persone tornino a lottare per l’umanità e per la Terra proprio su queste basi.


Note

* Chatbot: software progettato per simulare una conversazione con un essere umano e fornire risposte automatiche che possano sembrare umane, utilizzando spesso sistemi di elaborazione del linguaggio naturale. (N.d.T.)

** Open-weight: Nel contesto dei modelli linguistici (LLM) e dell'IA, i "weights" (pesi) sono i parametri numerici che il modello impara durante l'addestramento. Un modello "open-weight" è un modello rilasciato pubblicamente in cui gli sviluppatori possono accedere a questi parametri per eseguirlo in locale o personalizzarlo, a differenza dei modelli totalmente chiusi (come GPT-4). (N.d.T.)



[1]
Sulla tendenza a considerare l'intelligenza artificiale come l'introduzione di una forma di organizzazione onnipotente e praticamente inarrestabile, si veda Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I., New York Times, 29.07.2026; Marc Andreesen, The Techno-Optimist Manifesto, Andreesen Horowitz, 16.10.2023, a16z.com/the-techno-optimist-manifesto; Alex Morris, What Is Up with These Tech Billionaires?, Rolling Stone, 14.07.2025; Kohei Saito, Techno-Capitalism and the Perfect Dictatorship, Georgetown University Global Dialogues, 20.05.2025, globaldialogues.georgetown.edu; Raúl Ornelas, AI as a Transformation of Capitalism’s 
Productive Paradigm, Alai (Latin-American Information Agency), 22.02.2026, alai.i

[2] Karl Marx, Capital, vol.1, Penguin, Londra, 1976, p. 742; tr. it., Il capitale, Libro I, Einaudi, Torino, 2024, p. 606; John Bellamy Foster, Marx’s Grundrisse and the Ecological Contradictions of Capitalism, in "Karl Marx’s Grundrisse", a cura di Marcello Musto, Routledge, Londra, 2008, pp. 100-102.

[3] Karen Hao, Empire of AI, Penguin, Londra, 2026.

[4] Karen Hao citato in Ketan Joshi, The AI Climate Hoax: Behind the Curtain of How Big Tech Greenwashes Impacts, STAND.earth/Beyond Fossil Fuels/Climate Action Against Disinformation/Green Screen Coalition, Friends of the Earth/Green Web Foundation, 16.02.2026, stand.earth.org, 12.

[5] Pieter Verdegem, Dismantling AI Capitalism: The Commons as an Alternative to the Power Concentration of Big Tech, in "AI and Society", 09.04.2024, pp. 727-737.

[6] Marc Andreesen, The Techno-Optimist Manifesto. Si veda la critica in Martin Hart-Landsberg, AI and the Economy: A Losing Bet for Working People, The Bullet, 20.02.2026, socialistproject.ca.

[7] Robert J. Szczerba, Open AI CEO Sam Altman Says the AI Singularity Is Here. Is He Right?, Forbes, 27.07.2026.

[8] Lucien Goldmann, The Human Sciences and Philosophy, Johnathan Cape, Londra, 1969, pp. 9-22; tr. it., Scienze umane e filosofia, Feltrinelli, Milano, 1961; Herbert Marcuse, An Essay on Liberation, Beacon Press, Boston, 1969, p. 13; Jean-Paul Sartre, Life/Situations, Pantheon, New York, 1977, p. 171; Jürgen Habermas, Legitimation Crisis, Beacon Press, Boston, 1975, p. 17; Theodor Adorno, Late Capitalism or Industrial Society?: Opening Address to the Sixteenth German Sociological Congress (1968), Marxists Internet Archive, marxists.org; Friedrich Pollock, State Capitalism, in "The Essential Frankfurt School Reader", a cura di Andrew Arato e Eike Gebhardt, Urizen Books, New York, 1978, pp. 71–94.

[9] Sull'eccezionalismo umano, si veda John Bellamy Foster, Eco-Marxism and Prometheus Unbound, in "Monthly Review", 77, n. 6, novembre 2025, pp. 5-6, tr. it.,  Ecomarxismo e Prometeo liberato, Antropocene Ecologia Socialismo, 29.11.2025.

[10] Lucien Goldmann, The Human Sciences and Philosophy, cit., p.16.

[11] Rachel Carson, Silent Spring, Houghton Mifflin, Boston, 1962; tr. it., di C.A. Gastecchi, Primavera silenziosa, Feltrinelli, 1966.

[12] Lucien Goldmann, The Human Sciences and Philosophy, cit., pp. 10-11. Forse non è un caso che Goldmann fosse l’unico socialista invitato a quella che sarebbe diventata la conferenza fondativa della “French Theory” e del postmodernismo, tenutasi alla Johns Hopkins University nell’ottobre 1966. Si veda John Bellamy Foster, French Theory in the Intellectual Cold War, in Aymeric Monville and Gabriel Rockhill (in conversazione con Jennifer Ponce de León), Requiem for French Theory, Monthly Review Press, New York, 2026, pp. 9-14.

[13] István Mészáros, The Power of Ideology, New York University Press, New York, 1989, pp. 63, 482-483; István Mészáros, The Work of Sartre, Monthly Review Press, New York, 2012, pp. 258-259; István Mészáros, The Uncontrollability of Globalizing Capital, in "Monthly Review 49, n. 9, febbraio 1998, pp.  27-37.

[14] Karl Marx e Friedrich Engels, The Communist Manifesto, Monthly Review Press, New York, 1964, p. 11, tr. it., Manifesto del partito comunista, in K. Marx, F. Engels, Opre, vol. 6 Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2021, p. 476; John Bellamy Foster, The Global Structural Crisis of Capital, in "Monthly Review", 78, n. 3, luglio-agosto 2026, pp. 5-7, tr.it., La crisi strutturale globale del capitale, Antropocene Ecologia Socialismo, 26.09.2026.

[15] Lucien Goldmann, The Human Sciences and Philosophy, cit., p. 13; Marc Andreesen, The Techno-Optimist Manifesto. cit.

[16] Klaus Schwab, The Fourth Industrial Revolution, Crown Currency, New York, 2017; Jim Jones, The Fourth Industrial Revolution, Voiland College of Engineering and Architecture, Washington State University, 30.08.2023, etm.wsu.edu.

[17] Si veda Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, Order Out of Chaos: Man’s New Dialogue with Nature, Bantam, New York, 1984, tr. it., La nuova alleanza. Mteamorfosi della scienza, Einaudi, Torino, 1981; Te Li, The Thermodynamics of Capitalism: Artificial Intelligence, Energy Crisis, and Ecological Crisis, in "Monthly Review" 78, n. 2, giugno 2026, pp. 17-32; tr. it., La termodinamica del capitale: intelligenza artificiale, crisi energetica e crisi ecologica, Antropocene Ecologia Socialismo, 27.06.2026.

[18] John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, The Ecological Rift, Monthly Review Press, New York, 2010, pp. 121-150.

[19] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 30, International Publishers, New York, 1975, pp. 62-63; tr. it., tr. it., K. Marx, Manoscritto economico 1861-1863, Complementi – I, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 36, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (MI) 2023, pp. 123.

[20] Karl Marx, Capital, vol. 1, cit., pp. 636-639, tr. it., Il capitale, Libro I, cit., pp. 509-512; Karl Marx, Capital, vol. 3, Penguin, 1981, pp. 949-950, tr. it. Il capitale, Libro III, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 32, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2022, p. 836; Sul ruolo della termodinamica nel materialismo storico classico di Marx ed Engels, si veda John Bellamy Foster e Paul Burkett, Marx and the Earth, Haymarket, Chicago, 2016.

[21] Clive Hamilton e Jacques Grinevald, Was the Anthropocene Anticipated?, in "Anthropocene Review", 2, n. 2. p. 1, 2015, pp. 67; Ian Angus, Facing the Anthropocene, Monthly Review Press, New York, 2016, tr. it., Anthropocene. Capitalismo fossile e crisi del sistema Terra, Asterios, Trieste, 2020.

[22] Te Li, The Thermodynamics of Capitalism, cit. p. 21, tr. it., La termodinamica del capitale: intelligenza artificiale, crisi energetica e crisi ecologica, Antropocene Ecologia Socialismo. 

[23] William Stanley Jevons, The Coal Question: An Inquiry Concerning the Progress of the Nation, and the Probable Exhaustion of Our Coal Mines, a cura di, A. W. Flux, Macmillan, Londra, 1906, pp. 138-153.

[24] Te Li, The Thermodynamics of Capital, cit., pp. 21-22, tr. it., La termodinamica del capitale: intelligenza artificiale, crisi energetica e crisi ecologica, Antropocene Ecologia Socialismo; John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, The Ecological Rift, cit., pp. 169-181.

[25] Karl Marx, Capital, vol. 2, Penguin, Londra, 1978, p. 322, tr. it., Il capitale, Libro II, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2022, pp. 237-238.

[26] Jeremy Rifkin con Ted Howard, Entropy: Into the Greenhouse World, Bantam Books, New York, 1989, p. 194; Nicholas Georgescu-Roegen, Energy and Economic Myths, in "Southern Economic Journal", 41, n. 3, gennaio 1973, pp. 347-381.

[27] Deborah Wynne (intervista), Textile Recycling in Victorian Literature, EuropeNow, Council for European Studies, 07.05.2019, europenowjournal.org.

[28] Charles[ Dickens, Our Mutual Friend, Penguin, Londra, 1971, pp. 58, 87-104.

[29] Susan Strasser, Waste and Want: A Social History of Trash, Holt, New York, 2000.

[30] Global E-Waste Monitor, in "United Nations Institute for Training and Research", 2024, ewastemonitor.info.

[31] John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, The Ecological Rift, cit., pp. 207-211.

[32] L'analisi dei costi sociali e ambientali fu introdotta per la prima volta da K. William Kapp nel 1950 nella sua opera The Social Costs of Private Enterprise, ma nell'economia neoclassica fu soppiantata da una nuova focalizzazione sulle esternalità, che rappresentava una minaccia minore per l'economia capitalista. Si veda K. William Kapp, The Social Costs of Private Enterprise, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1950.

[33] Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Monopoly Capital, Monthly Review Press, New York, 1966, pp. 112-141, 336-367, tr. it., Il capitale monopolistico, Einaudi, Torino, 1968, pp. 96-120, 281-282.

[34] John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, The Ecological Rift, pp. 121-150; J. R. McNeil e Peter Engelke, The Great Acceleration, Harvard University Press, Cambridge Massachusetts, 2014, tr. it., La grande accelerazione, Einaudi, Torino, 2018.

[35] Planetary Boundaries, Stockholm Resilience Centre, stockholmresilience.org.

[36] Si veda Nicholas Georgescu-Roegen, The Entropy Law and the Economic Process, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1971.

[37] Kate Crawford, Atlas of AI: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, Yale University Press, New Haven, 2021. tr. it., Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell'IA, Il Mulino, Milano, 2021.

[38] Kate Crawford, Long Now Talk: Mapping Empires, 12.11.2025, longnow.org.

[39] Devin B. Martinez, A Massive Data Center Transforms Rural Utah into a National Flashpoint, People’s Dispatch, 09.05.2026.

[40] Pete Grunewald e Satyam Panday, How Data Centers and AI Are Becoming a New Engine of Growth, World Economic Forum, 17.12.2025; Matt Day e Annie Bang, Big Tech to Spend $650 Billion This Year as AI Race Intensifies, Bloomberg, 05.02.2026; Gartner Says Worldwide AI Spending Will Total $2.5 Trillion in 2026, comunicato stampa, Gartner, 15.01.2026, gartner.com; Karen Weise, Big Tech’s AI Spending Keeps Rising. So Do the Jitters, Bloomberg, 30.07.2026; Martin Hart-Landsberg, AI and the Economy; Kate Crawford, Atlas of AI, p. 20, tr. it., Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell'IA, cit., p. 27; Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I, cit.

[41] Ashley Capoot e Kate Romney, OpenAI Resets Spending Expectations, Tells Investors Compute Target Is Around $600 Billion by 2030, CNBC, 20.02.2026; Jez Corden, OpenAI Is a Loss-Making Machine, with Estimates that It Has No Road to Profitability by 2030, Windows Central, 29.11.2025; Martin Hart-Landsberg, Tech Billionaires, the AI Threat, and Resistance, in "Monthly Review", 78, n. 3, luglio-agosto 2026, p. 121.

[42] Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I, cit.; US Uses Anthropic AI, B-2 Bombers, and Suicide Drones in Iran Strikes, Reuters, 28.02.2026; Nick Robins-Early, Anthropic-Pentagon Battle Shows How Big Tech Has Reversed Course on AI and War, The Guardian, 13.03.2026.

[43] Piyush Shukla, U.S. Stock Market Concentration Risk Hits Extreme Levels: AI Stocks Surge to 45% of S&P 500 Market Cap in 2026, Economic Times, 23.04.2026, economictimes.indiatimes.com; Agnee Ghosh, Why Is So Much Riding on the Data Center Boom?, Bloomberg, 21.11.2025.

[44] Jeff Sommer, AI Is Running on Borrowed Money, New York Times, 17.07.2026. Per quanto riguarda il flusso di cassa libero, si veda Craig Medlen, Free Cash, Mergers, and Capital Spillage, Monthly Review 76, n. 8, gennaio 2025, pp. 19-30.

[45] Michael Roberts, AI and Productivity, The Next Recession (blog), 23.07.2026, thenextrecession.wordpress.com.

[46] Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I, cit. Sulle innovazioni che hanno segnato una svolta epocale, si veda P.A. Baran e P.M. Sweezy, Monopoly Capital, cit., pp. 218-248, tr. it., Il capitale monopolistico, cit., pp. 184-209.

[47] John Authers, A Tale of Two Bubbles Defining a Third, Bloomberg, 31.07.2026.

[48] John Bellamy Foster e Brett Clark, The Robbery of Nature, Monthly Review Press, New York, 2020, pp. 12-23, 45–46.

[49] Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I. cit.; Ketan Joshi, The AI Climate Hoax, cit., p. 7; Emily Forgash, Data Centers on Track to Suck Up a Fifth of U.S. Power Use by 2035, 21.07.2026.

[50] Michelle Ma, Why Do Data Centers Use So Much Fresh Water?, Bloomberg, 05.08.2026; Miriam Aczel et al., Environmental Costs of Artificial Intelligence: Carbon, Water and Land Footprints, United Nations University, Richmond Hill, Ontario - Institute for Water, Environment, and Health, 03.07.2026, pp. 12, 32-33.

[51] STAND.earth, Microsoft’s Sustainability Report Discloses 80% Emissions Increase Since 2020, 14.07.2026, stand.earth; Microsoft, 2026 Environmental Sustainability Report; Agnee Ghosh, Why Is So Much Riding on the Data Center Boom?, cit.; Ketan Joshi, The AI Climate Hoax, cit., p. 6; AI to Prop Up Fossil Fuels and Slow Emissions Decline, BNEF Says, Energy Connects, 15.04.2025.

[52] Si veda Editors, Notes from the Editors, in "Monthly Review", 76, n. 10, marzo 2025; Ketan Joshi, The AI Climate Hoax, cit., p. 7; Richard Haass (intervista), A World in Disarray? A Longtime Diplomat Says It’s Worse than That, Wall Street Journal, 14.12.2023; Mike Le Couteur e Stephanie Ha, Old Emission Plan Would Have Been ‘Opportunity’ to ‘Pull Canada Apart’, CTV News, 30.06.2026.

[53] John Fleming e Jean Su, Data Crunch: How the AI Boom Threatens to Entrench Fossil Fuels and Compromise Climate Goals, in "Center for Biological Diversity", ottobre 2025; Tianqi Xiao et al., Environmental Impact and Net Zero Pathways for Sustainable Artificial Intelligence Servers in the USA, in "Nature Sustainability", 8, novembre 2025, pp. 1541-1553; Ketan Joshi, The AI Climate Hoax, p. 6.

[54] Kate Crawford, Eating the Future: The Metabolic Logic of AI Slop, e-flux Architecture, settembre 2025, e-flux.com; John Bellamy Foster, The Fetishism of AI, in "Monthly Review", 78, n. 1, maggio 2026, pp. 8-11, tr. it., Il feticismo dell'Intelligenza Artificiale, Antropocene Ecologia Socialismo, 30.05.2026; Ovidio, Metamorphoses, Norton, New York, 2004, p. 298.

[55] Harry Booth, How OpenAI Lost Control of an AI Model-And What Needs to Change, Time, 24.07.2026; Selina Xu, Now America Builds a ‘Great Firewall’, Wall Street Journal, 30.07.2026.

[56] Kate Crawford, Long Now Talk: Mapping Empires, cit., al minuto 40:11.

[57] Bernie Sanders, The Big Tech Oligarchs’ War Against Workers: AI and Automation Could Destroy Nearly 100 Million U.S. Jobs in a Decade, Ranking Member Minority Staff Report, Health, Education, Labor and Pension Committee, United States Senate, 06.10.2025.

[58] Billy Perrigo, Exclusive: OpenAI Used Kenyan Workers on Less than $2 an Hour to Make ChatGPT Less Toxic, Time, 18.01.2023; Chinmayi Arun, Transnational AI and Corporate Imperialism, Carnegie Endowment for International Peace, 08.10.2024; Karen Hao, Empire of AI, cit., pp. 189-223.

[59] Cory Doctorow, F@#$ the AI Overlords, WYNC, 31.07.2026, al minuto 6:32.

[60] Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, Order Out of Chaos, cit. pp. 252-253, 258, 288, 292, 303-305, tr. it., La nuova alleanza. Mteamorfosi della scienza, cit.; su Epicuro, Lucrezio e Marx in merito ai foedera fati, si veda, Breaking the Bonds of Fate, Monthly Review Press, New York, 2025.

[61] Steve Lohr, China Rewrites the ‘Soft Power’ Playbook for the A.I. Age, New York Times, 23.07.2026; Gary Wilson, China’s Open-Weight AI Exposes the Fiction Behind Wall Street’s Boom, Struggle La Lucha, 27.07.2026.

[62] Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I., cit.; Rasmus Leichter, Number of Data Centers by Country, Cargoson (blog), novembre 2025, cargoson.com.

[63] John Bellamy Foster, The Fetishism of AI, cit., pp. 12-13, tr. it., Il feticismo dell'Intelligenza Artificiale, cit.

[64] Gary Wilson, In China, AI Is No Excuse to Fire Workers, Struggle La Lucha, 05.06.2026.

[65] Vanessa Bates Ramirez, The U.S. and China Are Pursuing Different AI Futures, IEEE Spectrum, 19.02.2026; AI Watch: Global Regulatory Tracker-China, White & Case, 22.09.2025.

[66] Michelle Griffith, Nudification Law to Go in Effect Saturday After Judge Denies Delay Request from Musk’s AI Company, Minnesota Reformer, 31.07.2026.

[67] Xi Jinping, Keynote Speech at Opening Ceremony of the 2026 World AI Conference, 17.07.2026, Shanghai, Friends of Socialist China, socialistchina.org.

[68] Xi Jinping, Keynote Speech at Opening Ceremony of the 2026 World AI Conference, cit.

[69] Selina Xu, Now America Builds a ‘Great Firewall’, cit.

[70] Dean Ball citato in Evan Blake, The Specter of ‘AI Communism’: Chinese Open-Weight Models and the Crisis of the American AI Bubble, World Socialist Website, 22.07.2026.

[71] Christa Marshall, Game Changer’?: What ‘Deep Seek’ AI Means for Electricity, E&E News, 29.01.2025; Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, The Impending, Inescapable Deluge of A.I., cit.; Fernanda González, China Opens First Wind-Powered Underwater Data Center, Wired, 18.06.2026.

[72] Bappa Sinha, Seizing the New Printing Press: Why Our Movements Must Learn to Use AI, People’s Democracy, 26.07.2026, peoplesdemocracy.in.

[73] Paul Burkett, On Eco-Revolutionary Prudence: Capitalism, Communism, and the Precautionary Principle, in "Socialism and Democracy", 30, n. 2, 2016, p. 87.

[74] James Hansen, Runaway Climate: The Point of No Return, Climate Uncensored (blog), 06.03.2026, jimehansen.substack.com.

[75] Si veda István Mészáros, The Necessity of Social Control, Monthly Review Press, New York, 2015; István Mészáros, Critique of Leviathan, Monthly Review Press, New York (prossima uscita).


John Bellamy Foster

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Monthly Review Vol. 78, n. 05 (01.10.2026)


  Saggi e articoli da Monthly Review in traduzione italiana