Fonte: Capitalism Nature Socialism - 07.12.2010

Karl Marx, ha frequentato la località termale di Karlsbad (l'odierna città ceca di Karlovy Vary) nelle estati dal 1874 al 1876. In questo articolo, Walt Contreras Sheasby riporta osservazioni e commenti sui luoghi visitati –  presi soprattutto dalla corrispondenza con Friedrich Engels – che documenta come l'ambiente naturale sia stato progressivamente distrutto dallo sfruttamento industriale.




In una bozza utilizzata per il secondo volume de Il capitale, Karl Marx si esprime con estrema durezza riguardo al disboscamento catastrofico: «Lo sviluppo della civiltà e dell'industria in generale si è sempre mostrato così attivo nella distruzione dei boschi, che, al paragone, tutto ciò che essa fa invece per la loro conservazione e produzione è una grandezza assolutamente infinitesimale».[1]

L'interesse di Marx per la “conservazione” delle foreste fu indubbiamente influenzato dai primi fermenti del movimento conservazionista, in particolare negli Stati Uniti. Negli anni Settanta dell'Ottocento, le grandi foreste del Nord America attirarono l'attenzione mondiale. Nel 1872 il Congresso istituì il Parco nazionale di Yellowstone, seguito negli anni successivi da un sistema di riserve forestali. Nel 1873 fu approvato il “Timber Culture Act”, che imponeva ai coloni di piantare alberi su un quarto dei terreni ricevuti in concessione. L'iniziativa fu accolta con favore persino dagli interessi legati all'industria del legname - sebbene non sia mai stata effettivamente applicata - e John A. Warden, a capo della neonata “American Forestry Association”, diffuse il termine utilizzato per descrivere tutti questi sforzi: conservazione.[2] Ciononostante, John Muir era talmente preoccupato per gli alberi giganti della California che, nell'agosto del 1875 (mentre si trovava in escursione a Yosemite), temeva che gli uomini avrebbero «abbattuto tutti gli alberi per costruire navi e case».[3]

Più o meno nello stesso periodo della storica escursione di Muir, Marx iniziò a recarsi, a metà agosto, nella località termale e boschiva di Karlsbad [l'odierna città ceca di Karlovy Vary N.d.T.] Questa si trova in Boemia (all'epoca parte dell'Austria, oggi nella Repubblica Ceca nord-occidentale). La cittadina, che contava 6.000 abitanti, sorge lungo il fiume Eger, un corso d'acqua che scorre verso est per immettersi nell'Elba.[4]

Nel 1869 Marx aveva scartato l'idea di un viaggio a Karlsbad, giudicandolo «noioso e costoso».[5] Tuttavia, fu proprio a Karlsbad che, nel 1875, ebbe conferma di quanto appreso nei suoi studi sui sistemi forestali e sui cicli metabolici naturali. Non sarebbe corretto parlare di epifania, ma quella improvvisa esperienza di apprendimento empirico rappresentò indubbiamente anche un'intensa esperienza estetica, che confermò la sua profonda ammirazione per la natura. Un sentimento, questo, che egli condivideva con illustri frequentatori di Karlsbad nel passato, tra cui Leibniz, Bach, Goethe, Schiller, Beethoven e Chopin.[6]

Frequentò la località termale nel 1874 e nel 1876 insieme alla figlia Eleanor, mentre nel 1875 vi si recò da solo, alloggiando sempre presso la Haus Germania in Schlossberg (oggi Zámecky vrch 41), strada che sboccava su un viale più ampio ed elegante, impropriamente chiamato Schlossplatz. La loro pensione era di categoria inferiore rispetto agli alberghi di lusso, ma disponeva di un giardino con terrazza sul retro, oltre il quale si scorgeva, in lontananza, la fitta foresta ai piedi del monte Hirschensprung. In quel giardino, Marx ed Eleanor sedevano talvolta insieme, leggendo libri e scrivendo lettere.[7] Dalla finestra della sua stanza poteva osservare, sul retro e lungo il pendio, il bianco Hubertusberg. Nei pomeriggi di sole, vedeva le lavoratrici viaggiare su carrozze trainate da due cavalli verso la passeggiata lungo il fiume Tepl; questo corso d'acqua serpeggiava verso sud, scendendo dalla foresta montana fino a confluire nell'Eger (oggi chiamato fiume Ohře), attraversando il quartiere operaio della città.[8]

Al suo arrivo, Marx scrisse a Engels: «I dintorni sono molto belli qui, e non ci si stanca mai di camminare sui boscosi monti di granito». Aggiunse poi un’osservazione curiosa: «Ma non vi è nemmeno un uccello in quei boschi», ipotizzando che fossero allontanati dai vapori delle dieci sorgenti minerali.

Durante la sua prima visita, Marx si attenne probabilmente al «giro a piedi per i monti dei dintorni» che gli era stato prescritto.[9] Forse nel 1874 non si era imbattuto nelle vaste operazioni di disboscamento sui monti Erzgebirge (i Monti Metalliferi, oggi noti come Krušné hory), né aveva prestato molta attenzione alle zattere di tronchi che scendevano lungo il fiume Eger.

Già nel 1240 si erano formati insediamenti attorno alle miniere dei monti Erzgebirge, dove il ricco patrimonio boschivo era considerato un elemento secondario. Nelle sue lettere, Marx non menzionò il fumo prodotto dall'estrazione di lignite (un carbone tenero) sulle pendici dei monti Erzgebirge, ricoperte di pini. «Il carbone stesso entra nei mezzi di produzione del carbone», osservò nei suoi appunti del 1861-1863.[10] «Per esempio, nella produzione del carbone viene usata una parte del carbone per mettere in movimento la macchina a vapore che pompa l'acqua o che estrae il carbone».[11] Inoltre, «il carbone trasporta carbone, ecc.».[12] La quantità di carbone consumata durante l'attività estrattiva dipende dalla complessità dell'estrazione e del trasporto verso la destinazione finale. Gran parte del carbone estratto (forse un quinto) veniva bruciato proprio per consentire l'estrazione stessa. Questo metabolismo industriale può apparire economicamente valido (nonostante l'impatto ambientale), ma è insostenibile, «poiché in essa non ha luogo alcun processo di riproduzione».[13]

Per un londinese come Marx, tuttavia, i cieli leggermente fumosi dei monti Erzgebirge non erano degni di particolare nota, se paragonati a quello che egli definì una volta «i mefitici miasmi della civiltà».[14] Nell'inverno successivo al suo ritorno a casa, in una lettera del 21 gennaio 1877, si lamentava del fatto che il «clima è indicibile, opprimente, piovoso e così nero-giallastro di nebbia che, come faccio appunto io, bisogna accendere il gas già per tutta la mattina».[15] La celebre descrizione di Conan Doyle di una di quelle nebbie densissime e giallastre - la cosiddetta pea-souper - era altrettanto cupa: «...una densa nebbia gialla calò su Londra... spingendo indietro le sedie, vedemmo i vortici bruni, pesanti e untuosi, scorrere ancora davanti a noi e condensarsi in gocce oleose sui vetri delle finestre».[16] Queste sulfuree caratteristiche londinesi, come le definì Charles Dickens, potevano essere fatte risalire alla combustione del sea coal (lignite estratta lungo la costa) già a partire dal 1285.[17] Nel 1306 il malcontento era talmente forte che Edoardo I ne vietò l'uso agli artigiani, ma con scarso successo. L'anno precedente il suo primo viaggio a Karlsbad, Marx e la figlia, su consiglio del medico, soggiornarono ad Harrogate, nello Yorkshire, partendo da Londra il 20 novembre e rientrando il 17 dicembre 1873. Durante la loro assenza, il 9 dicembre scese una fittissima nebbia giallastra che non si diradò fino al 12. In quel lasso di tempo, secondo William Wise, «la nebbia inquinata dal fumo uccise centinaia di persone».[18]

Nel XIX secolo, Karlsbad era ancora un rifugio immerso in una foresta incantata, la prima località del triangolo di stazioni termali boeme che comprendeva anche Marienbad e Franzenbad. Come ricordava un compagno di escursioni di Marx: «Era entusiasta delle svariate e splendide passeggiate tra i monti boscosi, in particolare della romantica Egertal». La leggenda di Eger, l’iraconda ninfa dei boschi che trasformò in pietra il corteo nuziale del suo amante infedele, trovava la sua incarnazione nelle imponenti formazioni rocciose a forma di colonna - note come Hans Heiling Felsen (o Svatosské skály) - che suscitarono la curiosità di Marx, proprio come avevano fatto con Goethe. «Al contempo, egli ascoltava il fiume impetuoso e ribollente, il cui gorgoglio nella valle incantata sembrava rappresentare un essere immortale che piangeva incessantemente l'incostanza dell'uomo». Come in altre leggende sugli spiriti della terra, vi era un accenno di rovesciamento ecologico: chi si dimostrava infedele verso il fiume ne subiva le conseguenze. Marx e i suoi amici visitarono anche il Bosco di Querce di Körner a Dallwitz, dove il poeta ferito Theodor Körner (1791-1813) compose Die Eichen (Le querce).[19]

La sua terapia, durante ogni «cura di quattro settimane», prevedeva di trascorrere «perlomeno 12 ore all'aria» ogni giorno. Scrisse: «il mio divertimento principale consiste nella scoperta di nuove passeggiate, di punti e vedute nuove nei boschi di montagna». In questo suo secondo viaggio a Karlsbad, intrapreso in solitaria, a quanto pare si discostò dai consueti itinerari escursionistici: «e in questo sono tanto più esposto alle sorprese in quanto possiedo uno scarso senso d’orientamento».[20] Dopo due settimane di soggiorno, commentò il viaggio dicendo: «l'ho trovato estremamente interessante».[21] Nel 1879, parlando dei suoi soggiorni a Karlsbad, affermò: «da quando […] non ho più potuto compiere il mio viaggio annuale a Karlsbad, la mia salute non è stata in effetti mai troppo a posto».[22] Marx avrebbe certamente concordato con John Muir: «Non esiste riposo pari a quello offerto dai boschi profondi e verdeggianti».[23]

Per venticinque anni Marx aveva percorso a piedi le colline nei dintorni di Londra, in particolare Hampstead Heath, sia da solo che in compagnia di amici e familiari; Paul Lafargue ricordava che «poteva vagare o arrampicarsi sulle colline per ore».[24] A Karlsbad era sottoposto a sorveglianza quotidiana da parte della polizia e, il 1° settembre 1875, il capo distretto riferì che Marx «intraprendeva spesso lunghe passeggiate in solitaria».[25]

Tuttavia, al suo terzo soggiorno a Karlsbad, Marx trovò la zona nel pieno di un'ondata di caldo torrido e siccità, protrattasi per gran parte di luglio e agosto, una condizione che a tutti appariva «eccessiva». Eppure, come scrisse Marx, «anche nelle giornate più calde, trovavamo radure boschive a me ben note dove il clima era sopportabile».[26] Durante la canicola di agosto a Londra, nel 1868, Marx aveva scritto a Engels che, per vivere con quel gran caldo, gli «piacerebbe più di tutto starsene appeso a un albero nell’aria».[27] Anche durante un'ondata di caldo, Karlsbad offriva un rifugio ideale. In seguito, Eleanor ricordava: «Sempre di buon umore, era sempre pronto a godersi ogni cosa, che fosse un bel paesaggio o un bicchiere di birra».[28]

Tuttavia, durante le sue passeggiate a Karlsbad, questa volta Marx rimase colpito dal disboscamento delle rive che aveva trasformato il locale fiume montano:

...la Tepl appare completamente in secca. Il disboscamento l’ha messa in queste belle condizioni, per cui in periodi ricchi di pioggia (come nel 1872) inonda tutto, e in annate calde si esaurisce completamente.[29]

È evidente che Marx stava ipotizzando un nesso tra la deforestazione e le variazioni dell’andamento delle precipitazioni e del deflusso idrico, basandosi sulle sue letture di scienze naturali, in particolare su un’opera di Karl Fraas intitolata Klima und Pflanzenwelt in der Zeit (1847).[30] Il disboscamento aveva esposto il terreno superficiale all'erosione, e le inondazioni stavano riempiendo il fiume di fango e sedimenti, lasciando i versanti spogli a bruciare sotto il sole durante i periodi caldi e secchi. Persino in quel rifugio idilliaco lontano dalla civiltà, l'ambiente naturale veniva distrutto dallo sfruttamento industriale; Marx, probabilmente, non avrebbe dovuto stupirsi dell'assenza del canto delle capinere.

Rosa Luxemburg, scrivendo dal carcere nel 1917, trovò una spiegazione nelle sue letture su piante e animali riguardo al «perché le capinere stiano scomparendo dalle foreste tedesche: una gestione forestale, un giardinaggio e un'agricoltura sempre più sistematici stanno distruggendo, passo dopo passo, tutti i luoghi naturali di nidificazione e riproduzione».[31] Come affermò Rachel Carson: «Gli uccelli, le formiche,i  ragni di bosco ed i batteri del suolo fanno parte della foresta quanto gli alberi che la compongono. Nella nostra era di silvicoltura intensiva, gli alberi vecchi e pieni di cavità tendono a sparire, e con essi l’asilo per i picchi e per gli altri uccelli che nidificano nei loro tronchi».[32] Quando il disboscamento allontana gli uccelli, l'intera "rete della vita" che costituisce la foresta si indebolisce, rendendola estremamente vulnerabile alle malattie.

Nel 1877, i costi di un ulteriore viaggio a Karlsbad indussero Marx a cambiare la meta del suo soggiorno autunnale, scegliendo la località termale di Neuenahr, a sud di Bonn, nella valle dell'Ahr, dove scoprì che «nei pressi di Neuenahr le montagne sono un po’ troppo distanti dalla sede dei bagni, perlomeno per le persone viziate da Karlsbad». A compensare tale inconveniente vi era il fatto che «l'aria rimane sempre encomiabile».[33] La qualità dell'aria era un tema ricorrente nella sua corrispondenza, in parte come riflesso delle sue letture sulla fisiologia dei cicli respiratori nella flora e nella fauna, opera di biologi naturalisti come William Benjamin Carpenter e di medici come Percival Barton Lord. Come si espresse in una nota presente nel Libro I del Capitale: «l'aria, una volta inspirata, non può più servire allo stesso processo prima che la grande officina della natura la purifichi».[34]

Marx non camminava in una “vera foresta” dai tempi della giovinezza ed espresse grande entusiasmo quando gli fu suggerito di recarsi, da lì, «nella Selva Nera, in alta quota, a sorbirmi aria di aria di montagna e di bosco».[35] Era un'esperienza che Marx aveva vissuto da ragazzo insieme al padre e che, in seguito (nel 1841), aveva sperato di poter ripetere: «percorrere di nuovo al tuo fianco i nostri monti e boschi, così straordinariamente pittoreschi».[36]

Engels gli fornì una dettagliata carta militare dei rilievi tra Baden e Palatinato, risalente all'insurrezione del 1849, ma i piani di viaggio di Marx erano subordinati al fatto che «il vento e le condizioni meteorologiche lo consentano». A quanto pare, gli elementi non furono favorevoli; in ogni caso, sembra che il viaggio verso la catena montuosa a sud di Treviri fu abbandonato.[37] Se Marx si fosse recato nella Foresta Nera, avrebbe senza dubbio commentato ulteriormente gli effetti sia del disboscamento sia delle iniziative di riforestazione in atto in quell'area.

Successivamente intervenne la repressione politica: Marx dichiarò che, «a causa della situazione in Germania e in Austria, non ho più potuto compiere il mio viaggio annuale a Karlsbad», e non vi furono più passeggiate nei boschi.[38] Quanto alla Boemia odierna, nell'area pedemontana appena a nord dell'attuale Karlovy Vary, il bacino di lignite lungo 60 km (che si estende da Kadaň a Ústí nad Labem) è stato soprannominato "triangolo nero" a causa di oltre un secolo di attività estrattive. Decine di villaggi sono stati rasi al suolo. La popolazione rimasta soffoca tra nubi giallastre e letali che si sprigionano dalle centrali a carbone situate a pochi chilometri da Karlovy Vary. Come ammette una guida turistica senza mezzi termini, la magica valle della Boemia visitata da Marx «è diventata sinonimo del disastro ecologico che affligge il Paese nell'era post-comunista. Le sue foreste sono quasi del tutto scomparse, indebolite dalle piogge acide e annientate dai parassiti».[39]



Note

 [1] Karl Marx, Capital, Vol. 2, Penguin Books, Londra, 1978, p. 322, tr. it. di Raniero Panzieri, Il capitale, Libro II, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2022, pp. 237-238.

[2] Max Nicholson, The Environmental Revolution: A Guide for the New Masters of the World, McGraw Hill Book Co., New York, 1970, p. 168.

[3] Frederick Turner, Rediscovering America: John Muir in His Time and Ours, Sierra Club Books, San Francisco, 1985, p. 232. 

[4] Saul K. Padover, Karl Marx: An Intimate Biography, New American Library, New York, 1978, p. 314.

[5] David McLellan, Karl Marx: His Life and Thought, Harper and Row, New York, 1973, p. 426.

[6] Yvonne Kapp, Eleanor Marx: Family Life (1855-1883), International Publishers, New York, 1972, p. 164.

[7] Chusshichi Tsuzuki, The Life of Eleanor Marx, 1855-1898, Clarendon Press, Oxford, 1967, p. 36.

[8] Da un resoconto di Egon Erwin Kisch, Karl Marx in Karlsbad, Aufbau-Verlag, Berlino e Weimar, 1968; citato da Fritz J. Raddatz, Karl Marx: A Political Biography, Little, Brown and Company, Boston, 1979, p. 265

 [9] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 45, International Publishers, New York, 1988, pp. 38, 46, tr. it. di M. Bini, I. Perrotti, M. Rivetti, Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 45, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2021, pp. 58, 65.

[10] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 31, International Publishers, New York, 1989, p. 146; tr. it. di G. Giorgetti, Karl Marx, Teorie sul plusvalore – 1, Manoscritto economico 1861 – 1863 (Quaderni VI-X), in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 33, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2022, p. 294.

[11] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 30, International Publishers, New York, 1988, p. 447, tr. it. di G. Giorgetti, Karl Marx, Teorie sul plusvalore – 1, Manoscritto economico 1861 – 1863 (Quaderni VI-X), in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 33, cit., pp. 190-191.

[12] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 31, op. cit., p. 296, tr. it. di L. Perini, Karl Marx, Teorie sul plusvalore – II Manoscritto economico 1861 - 1863 (Quaderni X-XIII), in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 34, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2022, p. 71.

[13] Karl Marx, Grundrisse, Vintage Books, New York, 1973, p. 726, tr. it. di M. Cantimori Mezzomonti, G. Bakhaus, Grundrisse II, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 29, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2023, p. 121.

[14] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 3, International Publishers, New York, 1975, p. 307, tr. it. di G. Della Volpe, Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 3, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2020, p. 363.

[15] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 45, op. cit., p. 190, tr. it, Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 187.

[16] Citato in William Wise, Killer Smog, Audubon-Ballantine Books, New York, 1968, p. 38. 

[17] Lynn White, Jr., The Historical Roots of Our Ecological Crisis, in "Science", 10 marzo 1967, pp. 1203-1237.

[18] William Wise, cit., p. 36.

[19] Franzisca Kugelmann, Small Traits of Marx’s Great Character, in "Marx And Engels Through The Eyes of Their Contemporaries", Progress Publishers, Mosca, 1972, p. 191.

[20] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, New York, vol. 45, cit., p. 82, tr. it, Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 96.

[21] Ibid., p. 86.

[22] Ibid., p. 353, tr. it. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 324

[23] John Muir, John of the Mountains: The Unpublished Journals of John Muir, Mifflin Company, Boston, 1938, p. 235.

[24] Paul Lafargue, Reminiscences of Marx, in "Marx And Engels Through The Eyes of Their Contemporaries", op. cit., p. 29.

[25] Robert Payne, Marx: A Biography, Simon and Schuster, New York, 1968, p. 466.

[26] Ibid., p. 137.

[27] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 43, International Publishers, New York, 1988, p. 79; tr. it. di M. Cantimori Mezzomonti et al. Lettere gennaio 1868 – luglio 1870, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol. 43, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2021, p. 134, trad. legg. modificata.

[28] Padover, op. cit., p. 322.

[29] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 45, op. cit., p. 137, tr. it. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 141.

[30] Karl Fraas, Klima und Pfanzenwelt in der Zeit: Ein Beitrag zur Geschichte beider, Landshut, Berlino, 1847.

[31] Rosa Luxemburg, Letters, Humanities Press, Atlantic Highlands, N.J., 1993, pp. 202-203.

[32] Rachel Carson, Silent Spring, Houghton Mifflin Co., Boston, 1987, p. 293, tr. it. di C.A. Gastecchi, Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano, 2016, pp. 298-299.

[33] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 45, cit., pp. 267, 268, tr. it. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 252.

[34] Karl Marx, Capital, Vol. 1, Penguin Books, Londra, 1978, p. 612, tr. it. di R. Fineschi (a cura di), Il capitale, Libro I, Einaudi, Torino, 2024, p. 489, n. 296. Nel 1864 Marx lesse molti libri di fisiologia, tra cui: William Benjamin Carpenter (1813-1885), Principles of General and Comparative Physiology, Churchill, Londra, 1839, e Percival Barton Lord (1808-1840), Popular Physiology, 3ª ed. riveduta, Savill and Edwards, Londra, 1855.

[35] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 45, cit., pp. 267-268, tr. it. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 252.

[36] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 1, International Publishers, New York, 1975, p. 28, tr. it. di M. Cingoli, Karl Marx, Differenza tra la filosofia di Democrito e quella di Epicuro, in K. Marx, F. Engels, Opere, vol.1, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni MI, 2020, p. 74.

[37] Hal Draper, The Marx-Engels Chronicle, Schocken Books, New York, 1985, p. 203.

[38] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, Vol. 45, op. cit., p. 353, tr. it. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879, cit., p. 324.

[39] Rob Humphreys, The Rough Guide to the Czech and Slovak Republics, 5ª ed., Penguin Books, Londra, 2000, p. 214.


Walt Contreras Sheasby

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Capitalism Nature Socialism, 12:3, 91-97, DOI: 10.1080/104557501101245144