Fonte: Columbia Climate School - 26.11.2024

Descrizione della mappa
Regioni in cui le ondate di calore osservate superano i trend dei modelli climatici. Le aree in riquadro con i colori rosso più scuro sono le più estreme; quelle in rosso meno scuro e arancione superano i modelli, ma non di molto. Le aree in giallo corrispondono più o meno ai modelli, mentre quelle in verde e blu sono al di sotto di quanto i modelli proietterebbero. (Adattato da Kornhuber et al., PNAS 2024)



Una nuova ricerca dimostra che i modelli climatici sottostimano ampiamente il riscaldamento regionale


L'anno più caldo mai registrato sulla Terra è stato il 2023, con 2,12°F in più rispetto alla media del XX secolo. Ciò ha superato il precedente record stabilito nel 2016. Finora, le 10 temperature medie annuali più calde si sono verificate nell'ultimo decennio. E, con l'estate più calda e il singolo giorno più caldo, il 2024 è sulla buona strada per stabilire un altro record.

Tutto questo potrebbe non essere una novità per tutti, ma in mezzo a questa marcia verso l'alto delle temperature medie, sta emergendo un nuovo fenomeno sorprendente: diverse regioni stanno assistendo a ripetute ondate di calore così estreme da andare ben oltre ciò che qualsiasi modello di riscaldamento globale può prevedere o spiegare. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences», fornisce la prima mappa mondiale di tali regioni, che si presentano in ogni continente, eccetto l'Antartide, come enormi e accese macchie sulla pelle. Negli ultimi anni queste ondate di calore hanno ucciso decine di migliaia di persone, hanno fatto appassire raccolti e foreste e hanno innescato devastanti incendi boschivi.

«Si tratta di tendenze estreme che sono il risultato di interazioni fisiche che potremmo non comprendere appieno», ha affermato l'autore principale KaiKornhuber, uno scienziato associato presso il Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia Climate School. «Queste regioni diventano serre momentanee». Kornhuber è anche un ricercatore senior presso l'International Institute for Applied Systems Analysis in Austria.

Lo studio esamina le ondate di calore degli ultimi 65 anni, individuando le aree in cui il calore estremo sta accelerando in modo notevolmente più rapido rispetto alle temperature più moderate. Ciò si traduce spesso in temperature massime che sono state ripetutamente superate in misura spropositata, a volte sorprendente. Ad esempio, un'ondata di calore di nove giorni che ha colpito il Pacifico nord-occidentale degli Stati Uniti e il Canada sud-occidentale nel giugno 2021, ha battuto i record giornalieri in alcune località: 30°C, o 54°F. Tra queste, la temperatura più alta mai registrata in Canada: 121,3°F, a Lytton, nella Columbia Britannica. La città è andata a fuoco il giorno successivo per un incendio boschivo causato in gran parte dall'essiccazione della vegetazione nel caldo straordinario. Centinaia di persone sono morte per colpi di calore e altri problemi di salute in Oregon e nello stato di Washington.

Queste ondate di calore estreme hanno colpito prevalentemente negli ultimi cinque anni, anche se alcune si sono verificate nei primi anni del 2000, o prima. Le regioni più colpite comprendono la popolosa Cina centrale, il Giappone, la Corea, la Penisola Arabica, l'Australia orientale e parti sparse dell'Africa. Altre riguardano i territori del Nord-Ovest del Canada e le sue isole dell'Alto Artico, la Groenlandia settentrionale, l'estremità meridionale del Sud America e zone sparse della Siberia. Aree del Texas e del New Mexico compaiono sulla mappa, anche se non si trovano al livello più estremo.

Secondo il rapporto, il segnale più intenso e consistente proviene dall'Europa nord-occidentale, dove successioni di ondate di calore hanno contribuito a circa 60.000 decessi nel 2022, e 47.000 decessi nel 2023. Ciò si è verificato in Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e altri paesi. In questi stati, i giorni più caldi dell'anno si stanno manifestando a una velocità doppia rispetto alle tradizionali medie estive. L'area è particolarmente vulnerabile anche perché, a differenza di luoghi come gli Stati Uniti, poche persone hanno l'aria condizionata, in quanto, tradizionalmente, non ne avevano quasi mai bisogno. Gli episodi sono continuati. In settembre, sono stati stabiliti nuovi record di temperatura massima in Austria, Francia, Ungheria, Slovenia, Norvegia e Svezia. Fino a ottobre inoltrato, molte zone del sud-ovest degli Stati Uniti e della California hanno registrato temperature record, tipicamente estive.

I ricercatori chiamano le tendenze statistiche «tail-widening» [allargamento della coda], cioè il verificarsi di temperature anomale all'estremo superiore, o di più, di quanto ci si aspetterebbe da semplici aumenti delle temperature medie estive. Ma il fenomeno non si verifica ovunque; lo studio mostra che in molte altre regioni le temperature massime sono in realtà inferiori a quanto previsto dai modelli. Tra queste vi sono ampie aree degli Stati Uniti centro-settentrionali e del Canada centro-meridionale, parti interne del Sud America, gran parte della Siberia, dell’Africa settentrionale e dell’Australia settentrionale. Anche in queste regioni il calore sta aumentando, ma gli estremi stanno aumentando a una velocità simile o inferiore a quella che i cambiamenti nella media suggerirebbero.

L'aumento delle temperature complessive rende più probabili i fenomeni di ondate di calore, ma le cause delle ondate di caldo estremo non sono del tutto chiare. Uno studio precedente, condotto da Kornhuber in Europa e Russia, ha attribuito le ondate di calore e la siccità alle oscillazioni della corrente a getto[1], un fiume d'aria in rapido movimento che circola continuamente nell'emisfero settentrionale. Stretta tra temperature storicamente rigide nell'estremo nord e molto più calde più a sud, la corrente a getto si limita generalmente a una stretta fascia. Ma l'Artico si sta riscaldando molto più rapidamente rispetto alla maggior parte delle altre parti della Terra, e questo sembra destabilizzare la corrente a getto, facendole sviluppare le cosiddette, onde di Rossby[2], che aspirano aria calda da sud e la stabilizzano in regioni temperate che normalmente non vedono quasi mai calore estremo.

Questa è solo un'ipotesi, e non sembra spiegare tutti gli estremi. Uno studio sull'ondata di calore mortale del 2021 nel Pacifico nord-occidentale/Canada sud-occidentale, condotto da Samuel Bartusek, diplomato al Lamont-Doherty, ha identificato una confluenza di fattori. Alcuni sembravano collegati al cambiamento climatico a lungo termine, altri al caso. Lo studio ha identificato un'interruzione nella corrente a getto, simile alle onde di Rossby, che si ritiene colpiscano Europa e Russia. Ha anche scoperto che decenni di temperature in lento aumento avevano prosciugato la vegetazione regionale, così che quando arrivava un periodo di caldo, le piante avevano meno riserve d'acqua che evaporava nell'aria: un processo che aiuta a moderare il calore. Un terzo fattore: una serie di onde atmosferiche su scala più piccola, che raccoglievano calore dalla superficie dell'Oceano Pacifico e lo trasportavano verso est sulla terraferma. Come in Europa, poche persone in questa regione hanno l'aria condizionata, perché generalmente non è necessaria, e questo probabilmente ha aumentato il numero delle vittime.

L'ondata di calore «è stata così estrema che si è tentati di applicare l'etichetta di “cigno nero”, un evento che non può essere previsto», ha detto Bartusek. «Ma c'è un confine tra il totalmente imprevedibile, il plausibile e il totalmente previsto, che è difficile da classificare. Lo definirei più un cigno grigio».

Sebbene i ricchi Stati Uniti siano meglio preparati di molti altri paesi, il caldo estremo uccide comunque più persone di tutte le altre cause, legate a questioni  meteo, messe insieme, tra cui uragani, tornado e inondazioni. Secondo uno studio pubblicato lo scorso agosto, il tasso di mortalità annuale è più che raddoppiato dal 1999, con 2.325 decessi correlati al caldo nell'anno 2023. Ciò ha recentemente portato alla richiesta di attribuire un nome alle ondate di calore, come avviene per gli uragani, al fine di aumentare la consapevolezza pubblica e motivare i governi a prepararsi.

«A causa della loro natura, senza precedenti, queste ondate di calore sono solitamente collegate a impatti sulla salute molto gravi, e possono essere disastrose per l'agricoltura, la vegetazione e le infrastrutture», ha affermato Kornhuber. «Non siamo fatti per conviverci, e potremmo non essere in grado di adattarci abbastanza velocemente».



 

L'emergere globale di focolai di ondate di calore regionali, supera le simulazioni dei modelli climatici

di Kai Kornhuber, Samuel Bartusek, Richard Seager e Mingfang Ting

Atti della National Academy of Sciences, 26 novembre 2024

 

Abstract

Numerosi e recenti eventi meteorologici da record sollevano interrogativi sull'adeguatezza dei modelli climatici pel prevedere e prepararsi efficacemente a impatti climatici senza precedenti sulla vita umana, sulle infrastrutture e sugli ecosistemi. Qui dimostriamo che il caldo estremo, in diverse regioni del mondo, sta aumentando in modo significativo e più rapidamente rispetto a quanto previsto dai modelli climatici più avanzati. Su tutta l'area terrestre globale, i modelli sottostimano di quattro volte le tendenze superiori a 0,5°C per decennio, nell'aumento delle temperature superficiali estreme rispetto ai dati riesaminati. In misura minore, i modelli sottostimano anche le forti tendenze osservate di contrazione in alcune aree, mentre le tendenze moderate sono ben riprodotte in una prospettiva globale. I nostri risultati evidenziano la necessità di comprendere e modellare meglio le cause del caldo estremo, e di mitigare rapidamente le emissioni di gas serra per evitare ulteriori danni da eventi meteorologici imprevisti.



Note

[1] N.d.T. «Le correnti a getto sono "fiumi d'aria" che scorrono ad alta quota, con velocità che vanno dai 150 ai 450 km/h». Per un approfondimento, vedi https://www.geopop.it/le-correnti-a-getto-cosa-sono-come-si-formano-e-quali-sono-i-loro-utilizzi/.

[2] N.d.T. «Le onde di Rossby, dette anche onde planetarie, sono strutture che caratterizzano i moti dei fluidi geofisici a scala sinottica e planetaria. Esse si possono osservare sia in atmosfera, ad esempio nei meandri compiuti dalla corrente a getto sub-polare alle medie latitudini, sia nell'oceano, nell'evoluzione delle perturbazioni del termoclino e assumono notevole importanza in meteorologia e climatologia. Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Onda_di_Rossby.


Kevin Krajick

Traduzione di Alessandro Cocuzza

Fonte: Columbia Climate School 26.11.2024