Fonte: Institut Pasteur - Comunicato stampa - 01.04.2026
Un nuovo studio scientifico, pubblicato su Nature Health, rivela una forte correlazione tra l'esposizione ai pesticidi ad uso agricolo presenti nell'ambiente ed il rischio di sviluppare un tumore. Grazie all'integrazione di dati ambientali, di un registro nazionale dei tumori e di analisi biologiche, i ricercatori dell'IRD, dell'Institut Pasteur, dell'Università di Tolosa, e dell'Instituto Nacional de Enfermedades Neoplásicas (INEN) in Perù hanno gettato una nuova luce sul ruolo dell'esposizione ai pesticidi nello sviluppo di alcuni tumori.

I pesticidi sono ampiamente presenti negli alimenti, nell'acqua e nell'ambiente, spesso sotto forma di miscele (cocktail) di pesticidi. Fino ad oggi è stato difficile valutare con precisione i loro effetti sulla salute umana, poiché la maggior parte degli studi si concentra su sostanze isolate e su modelli sperimentali ben lontani dalle reali condizioni di esposizione. Questo nuovo studio adotta un approccio innovativo e integrativo che tiene conto della complessità delle esposizioni reali a cui sono soggette le popolazioni.
Il Perù: un'importante area di studio
Il Paese è caratterizzato da un'agricoltura intensiva in alcune regioni, da un'ampia varietà di climi ed ecosistemi, e da significative disuguaglianze sociali e territoriali. In questa zona il cancro è diventato una priorità per la salute pubblica, e i livelli di contaminazione da pesticidi nella popolazione destano preoccupazione. I dati evidenziano una maggiore esposizione ai pesticidi tra alcuni gruppi sociali, in particolare le comunità indigene e contadine. In media, queste popolazioni sono esposte contemporaneamente a 12 diversi pesticidi, rilevati in concentrazioni elevate.
Un metodo innovativo che collega ambiente, biologia e cancro
Lo studio si basa su un modello che individua le aree del Perù maggiormente esposte all’inquinamento ambientale causato dai pesticidi. Applicato su tutto il territorio nazionale, questo approccio tiene conto di 31 sostanze chimiche utilizzate in agricoltura - nessuna delle quali è classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come riconosciuta cancerogena per l’uomo - e ne modella la diffusione nell’ambiente.
«Abbiamo innanzitutto modellato la dispersione dei pesticidi nell’ambiente su un periodo di sei anni, dal 2014 al 2019, il che ci ha permesso di creare una mappa ad alta risoluzione e di identificare le aree a più alto rischio di esposizione», spiega Jorge Honles, dottore in epidemiologia presso l’Università di Tolosa.
Incrociando i dati di questa mappatura con i dati geografici di oltre 150.000 pazienti diagnosticati tra il 2007 e il 2020, i ricercatori sono stati in grado di identificare le aree in cui le persone sono sia più esposte ai pesticidi nell’ambiente, sia più soggette a determinati tipi di cancro. In queste aree, il rischio di sviluppare un tumore è stato, in media, superiore del 150%.
«È la prima volta che riusciamo a collegare su scala nazionale l’esposizione ai pesticidi a cambiamenti biologici che suggeriscono un aumento del rischio di cancro», spiega Stéphane Bertani, ricercatore in biologia molecolare presso l’Institut de Recherche pour le Développement (IRD), nel laboratorio PHARMA-DEV (IRD/Università di Tolosa).
Effetti biologici precoci e silenziosi
Lo studio dimostra che alcuni tumori, sebbene colpiscano organi diversi, condividono vulnerabilità biologiche simili, legate alla loro origine cellulare, che possono essere aggravate dall’esposizione ai pesticidi. In particolare il fegato, un organo fondamentale nel metabolismo delle sostanze chimiche, considerato un indicatore dell'esposizione ambientale. Le analisi molecolari condotte dal team dell’Istituto Pasteur, guidato da Pascal Pineau, dimostrano che i pesticidi alterano i processi che contribuiscono a mantenere la funzione e l'identità cellulare. Questi cambiamenti biologici compaiono prima che il cancro si sviluppi, il che fa supporre che si tratti di effetti precoci, cumulativi e asintomatici. Essi potrebbero rendere i tessuti più vulnerabili ad altri fattori di rischio, quali infezioni, infiammazioni o fattori di stress ambientali.
Importanti implicazioni per la salute globale e la prevenzione del cancro
I risultati mettono in discussione gli approcci tossicologici convenzionali, basati sulla valutazione di sostanze isolate e sulla definizione di soglie ritenute sicure. Essi sottolineano l'importanza di valutare i mix di pesticidi, l'esposizione ambientale e i reali contesti socio-ecologici. Lo studio suggerisce inoltre che eventi meteorologici estremi, come El Niño, possano aggravare l'esposizione alterando l'uso dei pesticidi e la loro dispersione nell'ambiente [derive]. Ciò richiede una rivalutazione delle politiche di valutazione del rischio e della prevenzione.
Oltre il caso peruviano, questo studio si inserisce in un dibattito più ampio sulla salute globale e sui limiti planetari. Ciò dimostra come i cambiamenti ambientali, la gestione insostenibile del territorio, gli eventi meteorologici estremi e le disuguaglianze sociali possano combinarsi tra loro e influire sulla salute della popolazione, in particolare sui soggetti più vulnerabili come le comunità indigene e contadine del Perù.
I ricercatori intendono proseguire il loro lavoro per comprendere meglio i meccanismi biologici identificati e potenziare gli strumenti di prevenzione al fine di sostenere politiche di sanità pubblica più eque ed efficaci.
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: Institut Pasteur 01.04.2026


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