Fonte: Monthly Review - 01.10.2024

Il 29 luglio 2024,
Nature Communications ha pubblicato un articolo innovativo di Jason Hickel (autore della Monthly Review) e dei suoi coautori, Morena Hanbury Lemos e Felix Barbour: Unequal Exchange of Labour in the World Economy, che fornisce, probabilmente, la prova più evidente di uno scambio ineguale nel commercio internazionale e nelle catene globali delle materie prime.

Ciò che rende questo nuovo studio particolarmente degno di nota è che per spiegare il trasferimento di lavoro incorporato dal Sud globale al Nord globale, è necessario trovare un modo soddisfacente per affrontare, a livello aggregato, non solo le differenze salariali ma anche le differenze di produttività. (Come ha spiegato Samir Amin nel numero di luglio-agosto 1977 di Monthly Review, lo scambio ineguale riflette una situazione in cui «la differenza tra i rendimenti del lavoro è maggiore della differenza tra le produttività»).

Nel loro articolo, Hickel e i suoi coautori hanno affrontato questo problema in modo raffinato, utilizzando dati comparati sul livello di competenze, integrati da un modello matematico e dati input-output. Hanno scoperto che tra il 1995 e il 2021, il Nord globale è stato in grado di estrarre ed appropriarsi, dal Sud globale, di 826 miliardi di ore di lavoro. Ciò rappresenta un'appropriazione di valore salariale pari a 18,4 trilioni di dollari. Dietro questo dato c'è il fatto che i lavoratori del Sud globale ricevono per un lavoro equivalente e a parità di livello di competenze, salari inferiori dell'87-95 %.

Le condizioni di disuguaglianza tra il Nord globale e il Sud globale, frutto di una storia di colonialismo e imperialismo, hanno portato all'arbitraggio globale del lavoro, ovvero all'esternalizzazione della produzione nel Sud globale per sfruttare i bassi costi unitari del lavoro, un cambiamento reso possibile dalle rivoluzioni tecnologiche nelle comunicazioni e nei trasporti. Attualmente, circa il 90% di tutto il contributo del lavoro alla produzione avviene nel Sud globale, che tuttavia riceve solo il 21% del reddito generato. Le multinazionali, situate principalmente nel Nord, sono il mezzo attraverso il quale il surplus di lavoro incorporato nei beni esportati dal Sud viene trasmesso al Nord globale, a beneficio soprattutto del capitale monopolistico-finanziario all'apice del sistema, da New York a Londra, da Berlino a Tokyo.

Sebbene si affermi spesso che il Sud stia "recuperando terreno", Hickel sottolinea che il divario salariale tra Nord e Sud si sta, in realtà, ampliando, con salari che tra il 1995 e il 2021, sono cresciuti undici volte di più nel Nord globale rispetto al Sud globale, esacerbando le condizioni alla base dell'imperialismo economico.

Per porre rimedio a queste condizioni, concludono Hickel e i suoi coautori, «sarà necessaria una lotta politica per l'autodeterminazione nazionale e la sovranità economica, di portata simile al movimento anticoloniale del XX secolo» (Jason Hickel, Morena Hanbury Lemos e Felix Barbour, "Unequal Exchange of Labour in the World Economy",
Nature Communications 15, n. 6298 [29.07.2024]; Phie Jacobs, "Rich Countries Drain ‘Shocking’ Amount of Labor from the Global South", Science Insider , 06.08.2024).


Note della Redazione di Monthly Review

Fonte: Monthly Review 2024, vol. 76, n. 5 (01.10. 2024)


  Saggi e articoli da Monthly Review in traduzione italiana


 

15, Article number: 6298 (2024)
Lo scambio ineguale di lavoro nell'economia mondiale


Jason Hickel, Morena Hanbury Lemos & Felix Barbour


Abstract


I ricercatori sostengono che le nazioni ricche fanno affidamento su una notevole appropriazione netta di lavoro e risorse dal resto del mondo, attraverso lo scambio ineguale nel commercio internazionale e nelle catene globali delle materie prime. In questo studio valutiamo empiricamente questo aspetto, misurando i flussi di lavoro incorporato nell'economia mondiale dal 1995 al 2021, tenendo conto dei livelli di competenza, dei settori e dei salari. Abbiamo scoperto che, nel 2021, le economie del Nord globale si sono appropriate nettamente di 826 miliardi di ore di lavoro incorporato dal Sud globale, in tutti i livelli di competenza e in tutti i settori. Il valore salariale di questo lavoro appropriato netto è equivalente a 16,9 trilioni di euro ai prezzi del Nord, a parità di competenze. Questa appropriazione raddoppia, all'incirca, il lavoro disponibile per il consumo del Nord, ma prosciuga la capacità produttiva del Sud, che potrebbe essere invece utilizzata per il fabbisogno umano e lo sviluppo locale. Si ritiene che lo scambio ineguale sia in parte determinato da sistematiche disuguaglianze salariali. Abbiamo riscontrato che per lavori di pari competenza, i salari del Sud sono inferiori dell'87-95% rispetto a quelli del Nord. Mentre i lavoratori del Sud contribuiscono al 90% del lavoro che alimenta l'economia mondiale, ricevono solo il 21% del reddito globale.




Il blu indica il lavoro reso dai lavoratori del Nord globale, mentre l'arancione indica il lavoro reso dai lavoratori del Sud globale. I livelli di competenza sono ombreggiati da più chiari (poco qualificati) a più scuri (altamente qualificati). Il pannello a mostra il contributo alla produzione totale di tutti i beni e servizi. Il pannello b mostra i contributi alla produzione dei soli beni e servizi scambiati.
Fonte: Nature Communications (Nat Commun) ISSN 2041-1723




Introduzione


Gli studiosi di economia politica internazionale sostengono che lo sviluppo e l’accumulazione di capitale nei ricchi stati del "centro" del Nord globale si basano sull’appropriazione di valore - lavoro, risorse e beni - dalle "periferie" e "semi-periferie" del Sud globale. Nell’economia mondiale contemporanea, questa appropriazione avviene in gran parte attraverso ciò che gli studiosi definiscono "scambio ineguale" nel commercio internazionale. La letteratura in questo campo ha descritto come gli Stati  e le imprese facciano leva sul  loro potere geopolitico e commerciale per comprimere i salari, i prezzi ed i profitti del Sud globale, sia a livello delle economie nazionali che all’interno delle catene globali delle materie prime (che rappresentano oltre il 70% del commercio), in modo che i prezzi del Sud siano sistematicamente inferiori rispetto a quelli del Nord. Le disuguaglianze dei prezzi costringono gli Stati e i produttori del Sud a esportare ogni anno nel Nord globale, una quantità maggiore di lavoro e risorse incorporati nei beni commercializzati verso il Nord globale, per pagare determinati livelli di importazione, consentendo alle economie del Nord di appropriarsi del valore netto a vantaggio del capitale e dei consumatori del Nord.

Si ritiene che le dinamiche dello scambio ineguale si siano intensificate negli anni ’80 e ’90 con l’imposizione di programmi di aggiustamento strutturale (Structural Adjustment Programs - SAPs) in tutto il Sud globale. I SAPs hanno svalutato le valute del Sud, tagliato l’occupazione pubblica e rimosso le protezioni per i lavoratori e l’ambiente, imponendo una pressione al ribasso su salari e prezzi. Hanno inoltre ridotto le politiche industriali e gli investimenti statali nello sviluppo tecnologico e costretto i governi del Sud a dare priorità alla produzione "orientata all’esportazione" in settori altamente competitivi e in posizioni subordinate all’interno delle catene globali delle materie prime. Allo stesso tempo, le imprese leader degli Stati centrali hanno spostato la produzione industriale nel Sud globale per trarre vantaggio da salari e costi di produzione più bassi, sfruttando contemporaneamente la loro posizione dominante all’interno delle  catene globali delle materie prime per ridurre i salari e i profitti dei produttori del Sud. Questi interventi hanno ulteriormente aumentato il potere d’acquisto relativo del Nord, rispetto al lavoro e ai beni del Sud.

Diversi studi hanno cercato di quantificare l’entità dell’appropriazione mediante scambi ineguali che regolavano i volumi commerciali monetari per le disparità Nord-Sud nei salari o nei prezzi generali. La ricerca più recente ha utilizzato modelli di input-output multi-regionali estesi a livello ambientale (EEMRIO), che ci permettono di seguire i flussi di risorse incorporati nel consumo finale di ciascuna nazione. Questi studi dimostrano empiricamente che le economie centrali si basano su un’appropriazione fisica netta di lavoro e risorse incorporate del Sud globale. Tuttavia, questa ricerca non ha finora analizzato direttamente le dinamiche dei prezzi associate al tempo di lavoro incorporato nel commercio Nord-Sud. Inoltre, non è stata in grado di rispondere alle domande sulla misura in cui le disparità salariali tra Nord e Sud e gli scambi ineguali possano essere un effetto delle differenze nel tipo di lavoro svolto, in termini di livello di competenza o settore (ad esempio, se le disuguaglianze salariali si verificano perché il Sud scambia lavoro poco qualificato con lavoro altamente qualificato, o beni primari con beni secondari).

In questo studio, utilizziamo il modello EEMRIO EXIOBASE per tracciare i flussi di lavoro incorporato tra Nord e Sud, tenendo conto, per la prima volta, dei settori, dei salari e dei livelli di competenza (come definiti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, OIL). Questo ci consente di definire l’entità dell’appropriazione del lavoro, attraverso lo scambio ineguale, in termini di tempo di lavoro fisico, rappresentandolo anche in termini di valore salariale, in un modo che tiene conto della composizione, per livello di competenza, del lavoro incorporato nel commercio Nord-Sud. La nostra categoria per il Nord globale si approssima all’elenco FMI delle "economie avanzate", con il Sud che comprende tutte le economie emergenti e in via di sviluppo. 

Giungiamo a diverse conclusioni importanti. (1)  Scopriamo che il lavoro di produzione nell’economia mondiale, in tutti i livelli di competenza e in tutti i settori, è svolto prevalentemente nel Sud globale (in media 90–91%), ma i rendimenti della produzione sono catturati in modo sproporzionato dal Nord globale. (2) Nel 2021 il Nord si è appropriato in modo netto di 826 miliardi di ore di lavoro incorporato dal Sud globale (in altre parole, al netto del commercio). Questa appropriazione netta avviene in tutte le categorie di competenza e in tutti i settori, compresa una grande appropriazione netta di lavoro altamente qualificato. (3) Il valore salariale del lavoro appropriato netto era di 16,9 trilioni di euro nel 2021, rappresentato nei salari del Nord, tenendo conto del livello di competenza. In termini di valore salariale, il drenaggio di lavoro dal Sud è più che raddoppiato dal 1995. (4) I divari salariali tra Nord e Sud sono aumentati drasticamente nel periodo, in tutte le categorie di competenza e in tutti i settori, nonostante un piccolo miglioramento nella posizione relativa del Sud. I salari del Sud sono inferiori dell’87–95% rispetto ai salari del Nord per lavori di pari competenza nel 2021, e dell’83–98% per lavori di pari competenza nello stesso settore. (5) La quota del PIL destinata ai lavoratori è generalmente diminuita nel periodo, di 1,3 punti percentuali nel Nord globale e di 1,6 punti percentuali nel Sud globale.


Jason Hickel, Morena Hanbury Lemos e Felix Barbour

Traduzione e revisione a cura della Redazione di Antropocene.org


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