Fonte: Monthly Review - 19.01.2026

Quando si pensa di collegare Marx all'idea di "comune", spesso si fa riferimento a quella di Parigi nel 1871 e all’analisi politica che espresse in La guerra civile in Francia. Vita comunitaria/comune/comunità: il filosofo tedesco sembra avervi visto un potente strumento di lotta contro il capitale. Pubblichiamo, in merito, l'intervista di Hoël Le Moal (storico e membro del PCF) a John Bellamy Foster.






Hoël Le Moal
: Sembra che Marx sia stato segnato, per tutta la vita, dalla questione della proprietà comunitaria. Nell'articolo Marx e la società comunitaria, pubblicato nel numero di luglio-agosto 2025 di Monthly Review, lei cita Marx che, nei Grundrisse, afferma che «in quanto membro della comune, il singolo è proprietario privato» di un «particolare terreno». Cosa intendeva Marx per "comune" nelle società precapitalistiche? Era sinonimo di "comunità"?

John Bellamy Foster: La cosa importante da capire è che Marx non identificava la proprietà esclusivamente con la proprietà privata, che era solo una delle forme di proprietà che divenne dominante solo sotto il capitalismo. Le forme di proprietà comunitaria o collettiva avevano predominato per quasi tutta la storia umana. Inoltre, secondo Marx, tutti gli individui, in tutte le culture, possiedono una proprietà, poiché il concetto stesso di proprietà (come in pensatori precedenti come Locke e Hegel) si identifica con l'appropriazione della natura come base della sussistenza. La proprietà comunitaria assume un'ampia varietà di forme nelle società precapitalistiche, a seconda delle condizioni naturali e sociali.

Il passaggio dei Grundrisse che lei cita aveva a che fare con l'interpretazione di Marx della "marca germanica" [sistema di proprietà comune e produzione collettiva della terra. N.d.t.]. Secondo Marx ed Engels, la marca, come descritta da Tacito, era uno sviluppo successivo della proprietà comunitaria, rispetto a quanto Cesare aveva spiegato nel suo La guerra gallica, più di un secolo prima, in cui veniva descritta una forma più "pura" di società comunitaria. Nella marca, l'organizzazione comunitaria della proprietà esisteva ancora, ma assumeva la forma di una periodica ridistribuzione delle terre comuni a dei "proprietari privati" che non possedevano la terra ma la lavoravano secondo il principio dell'usufrutto. Questa è solo una forma di proprietà collettiva. Combinava la responsabilità individuale/familiare con un'organizzazione comunitaria complessiva. A questo proposito, consiglio la lettura di La marca, un articolo scritto da Engels nel 1882, che Marx condivideva.

Se non erro, in relazione alla Comune di Parigi Engels disse che potremmo semplicemente usare il termine comunità. Credo che questo sia importante, in un certo senso, come la distinzione di Ferdinand Tönnies tra Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società). Ma il termine comunitario ha ovviamente connotazioni diverse, più olistiche, legate alla proprietà collettiva e allo scambio di valori d'uso, che si inseriscono in un profondo dibattito storico e in una lunga serie di lotte di classe.

HLM: Fino alla fine del Medioevo, la nozione di società comunitaria sembra essere sempre stata legata alla questione della struttura di comando della società e a quella della proprietà: la comune è un'organizzazione politica o economica, o entrambe allo stesso tempo?

JBF: Direi entrambe le cose contemporaneamente. Tutte le società hanno strutture di comando politico di un tipo o dell'altro, non necessariamente ciò che chiamiamo Stato. Tutte queste forme di organizzazione sono orientate innanzitutto all'organizzazione dei rapporti di proprietà e della produzione, che si tratti di proprietà comunitaria o di proprietà privata.

HLM: Secondo Marx, l'esperienza della Comune di Parigi del 1871 rappresentò non la costruzione di un nuovo potere statale, ma la negazione del duplice rapporto tra Stato e società civile. Lei ricorda che Marx, in La guerra civile in Francia, scrive che la Comune «voleva l’espropriazione degli espropriatori»: in che modo?

JBF: La Comune di Parigi del 1871 prese naturalmente il nome da quella del 1789, ma rappresentò un fenomeno molto diverso, in questo caso non era una rivoluzione borghese, bensì una rivoluzione contro la borghesia. Ricordo che alla fine del primo libro del Capitale Marx fa riferimento all'"espropriazione degli espropriatori", che egli vede come la negazione della negazione. Il capitale espropriò la proprietà di innumerevoli popoli sia in Europa che in tutto il mondo attraverso le enclosures* e l'espropriazione coloniale delle proprietà dei popoli indigeni (che Marx considerava collegate ai processi di "sterminio" ed "estirpazione"). La Comune di Parigi mirava principalmente al rovesciamento dei rapporti di proprietà privata capitalistici e all'istituzione di rapporti di produzione più comunitari o collettivi. Fu quindi una manifestazione di quella stessa "espropriazione degli espropriatori" che Marx ne Il Capitale aveva indicato come il necessario sviluppo storico.

HLM: Le "comuni" esistono oggi nelle società capitaliste: in che modo sono eredi di questo passato comunitario e in che modo lo hanno forse distorto?

JBF: È difficile dirlo, dato che esistono in così tante forme diverse. Consiglierei di studiare le società postrivoluzionarie, o società di transizione, in questo senso. Il mio articolo è apparso nel numero speciale di luglio-agosto 2025 di Monthly Review, curato da Chris Gilbert e Cira Pascual Marquina, intitolato "Communes in Socialist Construction". Esamina come la lotta per la società comunitaria si sia sviluppata in modi diversi in Cina, Venezuela, Brasile, URSS, Ungheria e nelle lotte contadine a livello globale, persino in relazione alla cooperativa Cooperation Jackson negli Stati Uniti. Non potrei nemmeno iniziare a riassumere le ricche analisi contenute e consiglio semplicemente a chiunque sia interessato di iniziare a leggere il numero speciale.

HLM: Lei fa una bellissima affermazione secondo cui, per Marx, «il passato mediava tra il presente e il futuro». Come può una forma di organizzazione antica come la comune rappresentare un futuro auspicabile? Lei vede nel mondo sistemi che le assomigliano? (in Cina, in Venezuela, ecc.)

JBF
: La citazione che riporta qui è una espressione che io stesso ho usato in alcune occasioni e che deriva dalla mia comprensione della dialettica storica di Marx, o dialettica di continuità e cambiamento. Una prospettiva materialista storica ci aiuta a comprendere che il "passato" non è mai semplicemente passato, morto e sepolto, ma che rinasce costantemente sotto forma di lotte che rappresentano l'incompiutezza del cambiamento storico, contraddizioni ancora irrisolte e persino acuite, e un futuro ancora da costruire. La comprensione marxiana del cambiamento rivoluzionario si basava costantemente sul passato come mediatore tra presente e futuro.

Ho appena terminato un libro intitolato Breaking the Bonds of Fate: Epicurus and Marx (Monthly Review Press, 2025), che spiega in che misura la concezione materialistica di Marx e la sua idea della libertà umana si siano evolute a partire dal suo incontro con Epicuro durante la stesura della sua tesi di dottorato, e come ciò abbia influenzato la sua concezione della società comunitaria/collettiva e dello sviluppo degli individui sociali. Sebbene abbiamo sperimentato enormi cambiamenti tecnologici nel corso dei millenni, esiste una continuità (ma anche un cambiamento) nella lunga lotta storica sui rapporti sociali di produzione, rappresentata dal conflitto secolare tra società comunitaria e società basata sullo sfruttamento di classe.

È chiaro che ci sono aspetti dell'organizzazione comunitaria odierna, in Cina, in Venezuela e altrove, che attingono e persino, in qualche modo, approfondiscono molte delle relazioni comunitarie storiche di cui si occupavano Marx ed Engels, associate alle società precapitalistiche. Non posso commentare ulteriormente questo argomento in questo spazio limitato, se non per ribadire che il numero speciale di Monthly Review sopra menzionato contiene una grande quantità di dettagli al riguardo. C'è anche un meraviglioso libro di Chris Gilbert pubblicato da Monthly Review Press nel 2023 intitolato: Comune or Nothing! Venezuela's Communal Movement and Its Socialist Project.


Nota

* N.d.T. Con il termine enclosures, J. B. Foster si riferisce soprattutto alla recinzione dei terreni comuni effettuata in Inghilterra, a partire dal XVI secolo, dai proprietari terrieri della piccola nobiltà e della borghesia mercantile al fine di appropriarsi unilateralmente di terre comuni, e alla violenta espulsione di interi villaggi dalla terra che le loro famiglie avevano lavorato per secoli.


Hoël Le Moal e John Bellamy Foster

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: MR online 19.01.2026