Fonte: Climate&Capitalism - 09.02.2024

Tra 717 e 660 milioni di anni fa, la Terra era ricoperta di neve e ghiaccio: un'era glaciale durata 57 milioni di anni. I geologi hanno trovato la probabile causa: i bassi livelli di anidride carbonica vulcanica nell'atmosfera.

Da ricordare la prossima volta che qualcuno sostiene che non c'è abbastanza CO2 nell'aria da influenzare il clima del nostro pianeta...



Alcuni geologi australiani hanno determinato ciò che molto probabilmente ha causato un'era glaciale estrema nella storia della Terra, più di 700 milioni di anni fa. Lo studio, pubblicato su «Geology», aiuta a comprendere il funzionamento del termostato terrestre che impedisce alla Terra di rimanere bloccata in modalità surriscaldamento. Inoltre, mostra quanto il clima globale sia sensibile alla concentrazione di carbonio nell'atmosfera.

«Immaginate la Terra quasi totalmente ghiacciata», spiega l'autrice principale dello studio, Adriana Dutkiewicz dell'Università di Sydney.

«È proprio quello che è successo circa 700 milioni di anni fa: il pianeta è stato ricoperto di ghiaccio dai poli all'Equatore e le temperature sono crollate. Tuttavia, le cause di questo fenomeno sono rimaste una questione aperta. Ora pensiamo di aver risolto il mistero: le emissioni vulcaniche di anidride carbonica, storicamente basse, sono state favorite dall'erosione di un grande ammasso di rocce vulcaniche nell'attuale Canada, un processo che assorbe l'anidride carbonica atmosferica».

Il progetto è stato ispirato dai detriti glaciali lasciati dall'antica glaciazione di questo periodo, che si possono osservare in modo spettacolare nei Flinders Ranges, nell'Australia meridionale. Una recente escursione geologica sui Ranges, guidato dal co-autore Alan Collins dell'Università di Adelaide, ha spinto il team a utilizzare modelli al computer per indagare sulle cause e la durata eccezionalmente lunga di quest’era glaciale.

L'era glaciale estesa, chiamata glaciazione Sturtiana dal nome dell'esploratore coloniale europeo del XIX secolo dell'Australia centrale, Charles Sturt, si estese da 717 a 660 milioni di anni fa, un periodo ben precedente all'esistenza dei dinosauri e della vita vegetale complessa sulla terraferma.

Sono state proposte varie cause per l'innesco e la fine di questa era glaciale estrema, ma l'aspetto più misterioso è perché sia durata 57 milioni di anni, un arco di tempo difficile da immaginare per noi umani.

Il team è risalito a un modello di tettonica a placche che mostra l'evoluzione dei continenti e dei bacini oceanici in un momento successivo alla disgregazione dell'antico supercontinente Rodinia. E lo ha collegato a un modello computerizzato che calcola il degassamento di CO2 dei vulcani sottomarini lungo le dorsali medio-oceaniche, i luoghi in cui le placche divergono e si crea nuova crosta oceanica.

[Gli studiosi così] si sono resi conto che l'inizio dell'era glaciale Sturtiana è esattamente correlata al minimo storico delle emissioni vulcaniche di CO2 e inoltre, che il flusso di CO2 è rimasto relativamente basso per tutta la durata dell'era glaciale.

A quel tempo, sulla Terra non c'erano né animali multicellulari né piante terrestri. La concentrazione di gas serra nell'atmosfera era quasi interamente determinata dalle emissioni di CO2 dei vulcani e dai processi di erosione delle rocce silicatiche, che consumano CO2.

Il coautore Dietmar Müller afferma:

«La geologia ha governato il clima in quel periodo. Riteniamo che l'era glaciale Sturtiana sia iniziata a causa di un doppio problema: una riorganizzazione della tettonica a placche ha ridotto al minimo il degassamento vulcanico, mentre contemporaneamente una provincia vulcanica continentale in Canada ha iniziato a erodersi, consumando la CO2 atmosferica. Il risultato è stato che la CO2 atmosferica è scesa a un livello tale da far scattare la glaciazione, che secondo le nostre stime è inferiore a 200 parti per milione, meno della metà del livello attuale».

Il lavoro del team solleva intriganti domande sul futuro a lungo termine della Terra. Una recente teoria proponeva che nei prossimi 250 milioni di anni la Terra si sarebbe evoluta verso Pangea Ultima, un supercontinente così caldo da far estinguere i mammiferi.

Tuttavia, la Terra si trova attualmente su una traiettoria di riduzione delle emissioni vulcaniche di CO2, mentre aumentano le collisioni continentali e le placche rallentano. Quindi, forse Pangea Ultima si trasformerà di nuovo in una palla di neve.

Dutkiewicz commenta: «Qualunque sia il futuro, è importante notare che i cambiamenti climatici geologici, come quelli studiati qui, avvengono molto lentamente. Secondo la NASA, il cambiamento climatico indotto dall'uomo sta avvenendo a un ritmo dieci volte più veloce di quello che abbiamo visto finora».

(L’articolo include materiali forniti dall'Università di Sydney)


Traduzione di Alessandro Cocuzza

Fonte: Climate&Capitalism 09.02.2024


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