Studi critici sulla questione animale sono praticamente concordi riguardo l’intensificarsi dello sfruttamento animale prodotto dal modo di produzione capitalistico. Tuttavia, la maggior parte dei marxisti sono ignari riguardo tale discussione e l’ecosocialismo stesso è piuttosto pavido nei confronti degli abusi animali, come si evince nell'International Ecosocialist Manifesto, [1] il quale non tiene conto della questione animale.

Le analisi del rapporto tra gli esseri umani e gli altri animali sono dominate da forti teorie liberali e post-strutturaliste, le quali sono considerate dal filosofo marxista Marco Maurizi come facente parte dell'"antispecismo metafisico". [2] Secondo Maurizi, hanno un carattere moralistico e non tengono conto della totalità dei processi storici che hanno portato allo sfruttamento sistematico degli animali, considerando l'essere umano come genericamente responsabile di questa pratica sociale.

In campo accademico, la lotta in difesa degli animali caratterizza movimenti che si legano alla società borghese, in parte come risultato della predominante ideologia liberale, ma grazie anche all’indifferenza dei marxisti riguardo alla situazione di degrado in cui gli animali sono vittime nell’industria capitalistica.

Il precursore del dibattito “animalista” all’interno del marxismo, Ted Benton, [3] fu uno dei primi che criticò le caratteristiche antropocentriche della teoria marxiana. Tuttavia, la difesa contro tale critica messa in luce dai lavori di Bellamy Foster, Stache, Clark [4] e Saito [5], sostiene che, contrariamente alle accuse di Benton e di altri ecologisti, Marx sarebbe stato uno dei primi a porre in risalto il concetto di frattura metabolica tra l’uomo e la natura, causata proprio dal capitalismo. [6]

A prescindere da quanto Marx abbia scritto sulle cogenti conseguenze riguardo la terra e l’alienazione dell’uomo dalla natura, [7] egli non focalizzò mai i suoi studi sul rapporto tra l’essere umano e gli altri esseri senzienti. Non è la prima volta che Marx trascura una determinata categoria in relazione all’emergere ed al mantenimento del capitalismo, come fece riguardo al lavoro non retribuito delle donne. [8]

È evidente, tuttavia, che l’antropocentrismo marxista si concentra sulla centralità delle attività storiche umane come trasformatrici del proprio ambiente e della società e non sul  disprezzo per gli altri esseri animali. Quando Marx eleva le attività umane al livello del lavoro pianificato rispetto al lavoro istintivo degli animali, [9] egli espone le differenze tra entrambe le categorie ma allo stesso tempo non invoca un diritto naturale che l’umanità ha nei confronti delle altre specie dovuto al fatto che il lavoro di queste sia più immediato. Detto ciò, il dibattito riguardo al fatto se Marx fosse specista o meno è del tutto irrilevante, ed essendo anacronistico non deve sovrapporsi alla storia della manipolazione animale. Il materialismo storico cerca di comprendere un'epoca e i suoi fenomeni in base al suo modo di produzione e al suo consolidamento nel corso della storia. Quindi, la mancanza di studi marxisti sugli animali non dovrebbe essere più importante dello stesso sfruttamento animale, che è una delle pratiche sociali più comuni e naturalizzate nell'attuale modo di produzione.

L’ampio lavoro marxista detiene numerosi riferimenti agli animali, sia di tipo descrittivo che comparativo, come ad esempio quando descrive l’espulsione dei contadini dalla terra per la trasformazione dei loro raccolti in pascoli per le pecore, oppure quando cerca di spiegare, attraverso l’attività delle api, le differenze tra il lavoro umano e il lavoro degli altri animali. [10] È evidente, tuttavia, la predominante indifferenza narrativa nei loro confronti. Il materialismo meccanicista di Descartes, il quale comparava gli animali a ingranaggi di un orologio, [11] ha influenzato il pensiero nel corso del tempo ed è stato fondamentale nel legittimare l’utilizzo degli animali come beni inanimati dal nuovo ordine capitalistico. [12] In altre parole, noi non sfruttiamo gli animali perché pensiamo che loro siano inferiori, al contrario, noi li consideriamo inferiori perché riusciamo a sfruttarli. [13]

Inoltre, la mercificazione degli animali nel XIX secolo e nei secoli precedenti ha avuto luogo su una scala molto più piccola di quella che noi conosciamo al giorno d’oggi e si è sviluppata con l’evolversi delle migliorie tecnologiche e delle trasformazioni del modo di produzione. Con l’avanzare del capitalismo, gli animali non sono stati più utilizzati principalmente per alcune classiche forme di riproduzione sociale (alimentazione, trazione, abbigliamento, trasporti etc.), ma sono stati usati soprattutto come mezzi di produzione ai fini dell’accumulazione del valore. [14] Le industrie alimentari, farmaceutiche, cosmetiche e della moda, attualmente presiedono al più grande sfruttamento degli animali e nell'insieme costituiscono uno dei principali settori economici del mondo. Tali industrie, sono responsabili di segregazione, tortura, mutilazione, sfruttamento sessuale e morte di miliardi di animali ogni anno. Nel solo settore agrario, l’industria animale è responsabile del 40% del reddito mondiale e dello sfruttamento della terra utilizzata. [15]

Al giorno d’oggi c’è un comune consenso riguardo al benessere degli animali domestici. Questi, inclusi nella sfera morale e del consumo – grazie ai loro tutori – non vengono considerati oggetti dello sfruttamento sistematico e diffuso, di cui soffrono gli animali proprietà dei capitalisti. L’animale domestico è considerato come un membro familiare, un residente della casa, il quale ha i propri interessi, proprie emozioni, comfort e una salute garantita, configurando così un nuovo tipo di famiglia. In più, anche gli animali abbandonati si affidano agli sforzi della popolazione per trovare un riparo ed essere nutriti, anche se spesso tutto ciò non è oggettivamente possibile. Inoltre, gli animali domestici sono spesso protetti contro gli abusi grazie alla legge. D’altro canto, gli animali che sono stati addomesticati dalle industrie sono visti come merci dai capitalisti; vengono venduti come dei prodotti trasformati, separati dal loro ambiente naturale  d’origine e da tutti i processi di produzione dannosi. Il feticismo, in questo caso, non solo disumanizza sopprimendo tutto il lavoro contenuto in queste cosiddette merci, alienando sia il lavoratore, il cui dovere è uccidere, che il consumatore. De-animalizza gli animali poiché li priva del loro stile di vita naturale; ignorando la loro sensibilità, sfruttandoli e macellandoli li trasforma in prodotti per l’accumulazione capitalistica.

A causa dell’impossibilità di organizzare una resistenza contro le sofferenze che subiscono, gli aniamli vengono utilizzati come risorse naturali che si trasformano in mezzi di produzione. Dato che non vendono il loro lavoro e non sono consumatori, gli animali non possono integrarsi economicamente e in maniera indipendente nella società borghese. Questa differenza li svantaggia rispetto ad altri gruppi oppressi, anche i più oppressi tra gli umani, che sono in grado di organizzarsi e rivendicare i loro interessi collettivi. [16] Questa differenza è ciò che rende gli esseri umani soggetti della loro stessa liberazione, mentre gli animali sono soltanto oggetti di liberazione. [17]

L’istinto autonomo degli animali è quello di resistere individualmente. In questo senso, è attraverso lo stato borghese che il controllo sugli animali è assicurato per soddisfare gli interessi delle corporation. [18] Ai capitalisti è permesso indulgere nelle pratiche più degradanti per contenere la resistenza e il comportamento naturale degli animali, ignorando la loro capacità di soffrire.  Queste pratiche includono – ma non si limitano a ciò – incarcerazione e mutilazione e sono considerate legittime, da parte della comunità scientifica e legale, per prevenire infortuni e morte. [19]

L'infliggere sofferenze, al fine di contenere l’espressione naturale dell'animale stesso, si maschera come una misura etica che sostiene di impedire che gli animali vengano feriti, quando in realtà si tratta soltanto di evitare dei danni al valore del bene. [20] Queste misure hanno lo scopo di rimediare a situazioni conflittuali causate dall’industria capitalistica stessa e impongono uno stile di vita estremo ed artificiale agli animali. Infine, questi stessi animali saranno maltrattati e uccisi quando è nell’interesse del loro padrone trasformarli in prodotti.

Lukàcs ci ricorda che Marx ha sempre criticato ogni tipo di venerazione romantica per il passato meno evoluto, ogni tentativo di impiegarlo contro degli sviluppi oggettivamente superiori. [21] Inoltre, egli ha evidenziato la grande differenza tra il divenire altro attraverso un processo biologico spontaneo ed involontario di adattamento a nuovi fatti naturali, e il divenire altro per mezzo della nostra stessa prassi sociale. [22] In questo senso, la relazione tra gli umani e gli animali  sarebbe parte di un processo spontaneo che nel passato ha avuto luogo in modo metabolico, trasformandosi in una pratica sociale che ha soddisfatto i bisogni legati alla  crescita della popolazione, e che è diventata nell’ultimo secolo, una pratica economica distruttiva grazie al processo produttivo capitalistico. Questa pratica non corrisponde più ai bisogni storici e naturali, a causa dello stesso sviluppo delle forze produttive che permette altri metodi per ottenere cibo e risorse che precedentemente abbiamo ottenuto attraverso gli animali, al costo della loro sofferenza e dell’annullamento della loro autonomia. La tecnologia moderna consente di abbandonare l’industria animale per quanto concerne la produzione di materiali organici e sintetici, così come l’agroecologia, proposta da movimenti sociali per un riutilizzo delle terre, [23] supera l’agrobusiness grazie alla propria efficacia riguardo temi come il recupero del suolo, la preservazione delle biodiversità, la produzione totale e, di conseguenza, la qualità del cibo. [24]

Andreas Malm sostiene che presentare certi rapporti sociali, come se fossero proprietà naturali delle specie, non è un fatto nuovo. De-storicizzare, universalizzare e naturalizzare una specifica modalità di produzione di un determinato tempo e di un determinato luogo, fa parte delle classiche strategie di legittimazione ideologica. [25] In alcun modo, nessuna pratica sociale umana è giustificata da sé stessa, dal momento che si separa da esigenze naturali immediate. Le pratiche umane sono storiche e, dunque, politiche. La prassi rivoluzionaria propone di superare la spontaneità del senso comune per creare una concezione coerente e critica del mondo. L'attuale livello di sviluppo delle forze produttive ci permette di pensare alla risoluzione della questione della sofferenza animale e alla sua inclusione nella lotta per l'emancipazione, poiché più ci allontaniamo dall'animalità e più sviluppiamo la nostra capacità di modificare il nostro ambiente e la nostra forma di socialità, più diventa obsoleto il trattamento barbaro degli animali.

Va inoltre riconosciuto che, a causa del danno ecologico e sociale, l’industria della carne è irrazionale. La conversione di queste industrie in forme di produzione in cui non vediamo il mondo attraverso le sue merci, ma piuttosto attraverso la sua essenza, come una produzione vegana, socialmente pianificata, ecologicamente sostenibile, sarebbe una richiesta socialista  appropriata. [26]

L’abolizionismo animalista marxista prevede quindi l’abolizione dello sfruttamento animale non attraverso iniziative individuali ma attraverso la fine della proprietà privata dei mezzi di produzione e la loro razionale riorganizzazione – in cui gli animali potrebbero essere esclusi da tale produzione senza alcun danno alla nostra specie. Tuttavia, mentre il marxismo critica la sopravvalutazione della iniziativa individuale propria delle concezioni borghesi liberali del mondo, la pratica rivoluzionaria quotidiana non può essere trasformata in una caricatura, come ribadisce Lukács. [27] In questo senso, "il veganesimo è parte di una prospettiva rivoluzionaria", afferma Angela Davis, [28] ed è anche importante per l’esercizio della solidarietà e per la  denaturalizzazione delle pratiche oppressive attuate dalla classe operaia. Inoltre, il problema della produzione animale non è solo questione di consumo, in quanto tali prodotti sono problematici di per sé a causa della violenza intrinseca alla loro produzione, indipendentemente dal sistema politico ed economico in cui essa si verifica.

Infine, è possibile produrre dibattiti e dialoghi fruttuosi nella classe operaia con esempi concreti sul come sia possibile vivere una vita dignitosa senza violare nessun animale. Non è il ruolo dei marxisti quello di ammorbidire la percezione del conflitto tra la modalità di produzione capitalistica e il benessere umano, degli animali e dell’ambiente naturale. Al contrario, è evidenziando e delucidando questi conflitti e la loro percezione quotidiana che i lavoratori si rivolgono a sé stessi. Se gli animali non fanno parte della nostra classe perché non sono umani, non fanno nemmeno parte della classe dominante, e hanno molto più in comune con noi che con loro, sia in termini di sfruttamento, che di privazione della libertà e di mercificazione. La morale comunista, come sviluppo della morale proletaria proposta da Engels, [29] può essere costruita solo sul rifiuto di ogni forma di oppressione. [30] Così, considerando i rapporti di produzione attuali, dobbiamo rifiutare lo sfruttamento animale, includendo la lotta per la loro liberazione nella lotta per l’emancipazione umana, dal momento che non c’è giustificazione, oltre al moralismo borghese, per l’applicazione industriale della sofferenza animale.

Siccome agli animali manca l’abilità di godere della libertà nel senso politico marxista, essi non possono contribuire ai rapporti sociali di produzione, e poiché sono esseri senzienti, non dovrebbero essere trattati come meri oggetti del lavoro umano. Possono, tuttavia, godere della libertà naturale, la quale è il loro diritto fondamentale, come esseri naturali. L’impegno della prassi rivoluzionaria è costruire il nuovo e non idolatrare le tradizioni basate sull’oppressione. Come scrisse Marx durante la sua giovinezza, citando Thomas Müntzer: "Anche la creatura dovrebbe diventar libera". [31]


Note:

[1] Lowy, Michael, Ecosocialismo, Verona: Ombre corte, 2021.

[2] Bundnis Marximus und Tierbefreiung, “18 Theses on Marxism and Animal Liberation”, Monthly Review Online, 2018. Accessed July 28, 2019 from: https://mronline.org/2018/08/28/18-theses-on-marxism-and-animal-liberation/. Traduzione italiana: Antropocene.org, pdf, 2021: clicca qui

[3] Benton, Ted, “Humanism = Speciesism? Marx on Humans and Animals”, Radical Philosophy, n. 50, p 4, 1988.

[4] Foster, John Bellamy; Clark, Brett; Stache, Christian, “Marx and the Critique of Alienated Speciesism: Replies to Benton”, Monthly Review, 2019. Accessed May 30, 2019 from: https://monthlyreview.org/2019/05/01/marx-and-the-critique-of-alienated-speciesism/

[5] Saito, Kohei, Karl Marx’s Ecosocialism: Capitalism, Nature and the Unfinished Critique of Political Economy, New York: Monthly Review Press, 2017, p 26.

[6] Marx, Karl, Il Capitale, libro III (2), Editori Riuniti, Roma 1980, p. 926.

[7] Marx, Karl, Il Capitale, libro I , Editori Riuniti, Roma 1980, pp. 551-553.

[8] Federici, Silvia, Calibano e la strega: le donne, il corpo e l’accumulazione originaria, Sesto San Giovanni: Mimesis, 2020.

[9] Marx, Karl, Il Capitale, libro I , Editori Riuniti, Roma 1980, pp. 211-212.

[10] Marx, Karl, Il Capitale, libro I , Editori Riuniti, Roma 1980, pp. 211-212.

[11] Descartes, René, Discorso sul metodo, pdf, pag.54 clicca qui

[12] Thomas, Keith, O Homem e o Mundo Natural: Mudanças de Atitude em Relação às Plantas e aos Animais (1500 – 1800), p. 45. São Paulo: Companhia das Letras, 2010.

[13] Maurizi, Marco, Al di là Della Natura. Gli Animali, il Capitale e la Libertà, p. 23. Aprilia: Novalogos, 2011.

[14] Thomas, Keith, O Homem e o Mundo Natural: Mudanças de Atitude em Relação às Plantas e aos Animais (1500 – 1800), p. 30. São Paulo: Companhia das Letras, 2010.

[15] U.N. Food and Agriculture Organization, World Agriculture: Towards 2015/2030 – An FAO Perspective, p. 20, 158. London: Earthscan Publications Ltd, 2003.

[16] Stache, Christian, “On the Origins of Animalist Marxism: rereading Ted Benton and the Economic and Philosophic Manuscripts of 1844”, Monthly Review, 2018. Accessed June 20, 2019 from: https://monthlyreview.org/2018/12/01/on-the-origins-of-animalist-marxism/

[17] Bundnis Marximus und Tierbefreiung, “18 Theses on Marxism and Animal Liberation”, Monthly Review Online, 2018. Accessed July 28, 2019 from: https://mronline.org/2018/08/28/18-theses-on-marxism-and-animal-liberation/. Traduzione italiana: Antropocene.org, pdf, 2021: clicca qui

[18] Marx, Karl; Engels, Friedrich, L'ideologia tedesca, Roma: Editori Riuniti, 1977.

[19] Souza, Robson Fernando de, Direitos Animais e Veganismo: Consciência com Esperança. pp. 38, 39, 41, 44, 45, 98, 103, 104, 105, 106. Recife: Edição do autor, 2017.

[20] Souza, ibid, p. 17, 18, 38, 104, 105. Recife: Edição do autor, 2017.

[21] Lukacs, Gyorgy, Ontologia dell'essere sociale, Vol I. Roma: Editori Riuniti, 1976.

[22] Lukacs, Gyorgy, Ontologia dell'essere sociale, Vol 2. Roma: Editori Riuniti, 1976.

[23] Kilson, Alan, A Terra Não é Mercadoria! Juventude Sem Terra e Agroecologia, MST, 2018. Accessed August 30, 2019 from: https://mst.org.br/2019/08/23/a-terra-nao-e-mercadoria-juventude-sem-terra-e-agroecologia/

[24] Goncalves, André Luiz, “Agricultura Ecológica no Semiárido de Pernambuco: Caminhos Para a Construção de Sistemas Alimentares Sustentáveis”, Brasília: VI Congresso Latino-Americano de Agroecologia, 2017. Accessed August 30, 2019 from: http://cadernos.aba-agroecologia.org.br/index.php/cadernos/article/view/342/1304

[25] Malm, Andreas, “The Anthropocene Myth”, Jacobin Magazine, 2015. Accessed June 20, 2019 from: https://www.jacobinmag.com/2015/03/anthropocene-capitalism-climate-change. Traduzione italiana: Infoaut.org, 2019: clicca qui

[26] Bundnis Marximus und Tierbefreiung, “18 theses on Marxism and Animal Liberation”, Monthly Review Online, 2018. Accessed July 28, 2019 from: https://mronline.org/2018/08/28/18-theses-on-marxism-and-animal-liberation/. Traduzione italiana: Antropocene.org, pdf, 2021: clicca qui

[27] Lukacs, Gyorgy, Ontologia dell'essere sociale, Vol 2. Roma: Editori Riuniti, 1976.

[28] Davis, Angela, “Interview with Grace Lee Boggs”, YouTube: Ben Britten, 2016. Accessed August 27, 2019 from: https://www.youtube.com/watch?v=jBqC-E8EDeA&t=79s

[29] Marx, Karl, Engels, Friedrich, Opere Complete, vol. XXV, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 89.

[30] Kolbanoski, V., Communist Morality, p. 16. Sidney: Current Book Distributor, 1947.

[31] Marx, Karl, Sulla questione ebraica, Opere complete, vol. III, p. 187



Maila Costa

Fonte: Animal Liberation Currents - 28.01.2020

Traduzione di Adriano Meis - Redazione di Antropocene.org