A Milano, il 9 e il 10 maggio, la presentazione di un testo fondamentale, riscoperto e ripubblicato da Orthotes e introdotto da Giovanni Ormesi e Alessandro Picone, i quali accompagneranno la discussione in questi due appuntamenti milanesi.
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Il libro di Fallot mette in luce come il capitale agisca contemporaneamente su tre fronti: lo sfruttamento del lavoro, la devastazione ecologica e l’espansione militarista. Un’analisi lucida e radicale su come la scienza può diventare strumento di classe, rompendo la sua subordinazione agli interessi dominanti.
Gli incontri sono promossi da Science for the People – Italia, parte di un movimento internazionale di scienziate, ricercatori, lavoratrici, studenti e attiviste che si battono per una scienza pubblica, partecipata e al servizio delle lotte sociali, ecologiche e anticoloniali, in collaborazione con SOCS - settore occupato città-studi.

Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1976 con un’introduzione di Dario Paccino, ora inclusa in appendice, il libro indaga il legame profondo tra quelle che Jean Fallot definisce “le tre teste del capitale”. Se la guerra imperialistica, come tutte le forme di violenza degli sfruttatori, rappresenta la condizione strutturale delle società di classe, funzionale a difendere i privilegi e spartirsi risorse e territori, l’inquinamento, per contro, ne è la conseguenza storicamente determinata.
La corsa al profitto e l’incessante progresso tecnologico, guidati dalla necessità di generare un sempre maggiore plusvalore, conducono alla distruzione della natura insieme al sovra-sfruttamento delle risorse umane e alla loro alienazione.
L’inquinamento emerge dunque come esito inevitabile del modo capitalistico di organizzare il rapporto tra società e natura, evidenziando la necessità di ripristinare un metabolismo sociale e naturale ormai gravemente distorto. Cinquant’anni dopo, quest’opera si conferma un classico dell’analisi marxista e dell’ecologia politica.
La nuova edizione, arricchita da un’introduzione che ne ripercorre la genesi e ne analizza l’attualità, rilancia la domanda cruciale posta da Jean Fallot: è possibile immaginare una scienza che, anziché alimentare il dominio e la distruzione, si schieri dalla parte della vita, dei bisogni umani e della giustizia sociale?
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