In questa Lectio Magistralis tenuta a Sarzana, il 26 giugno 2024, durante l'XI Edizione del Festival MythosLogos, il fisico, storico e filosofo della scienza, Prof. Enrico Giannetto, dell'Università di Bergamo, parla di come la scienza contemporanea si ponga in un rapporto di discontinuità rispetto a quella emersa dalla rivoluzione scientifica secentesca, aprendoci a una nuova concezione della Natura. 





La concezione scientifica del '600, che trova nel pensiero di Cartesio il suo riferimento filosofico, era giunta a concepire la Natura, compresi gli animali, come semplice materia (res extensa), cui si contrapponeva l'uomo, in quanto unico essere dotato anche di sostanza pensante (res cogitans). In questo dualismo, l'uomo non si sente più parte della Natura: essa è ormai considerata come una grande macchina soggetta alle leggi della meccanica, che si rivela pienamente allo sguardo della conoscenza, perdendo così qualsiasi mistero, qualsiasi incantamento, e si prospetta inoltre come una risorsa da sfruttare cui attingere indefinitamente. La presunta superiorità dell'uomo rispetto agli altri animali, ritenuti persino incapaci di soffrire, e all'intera Natura, priva di ogni etica il suo approccio nei riguardi di essa.

Siamo ormai lontani dalla concezione greca arcaica di physis (φύσις) come totalità, organismo vivente, di cui l'uomo fa parte, e da quella simile rinascimentale. 
In un momento storico come il nostro nel quale la sopravvivenza della Natura è messa seriamente a rischio dalla devastazione ambientale e dalla crisi climatica e il rapporto con essa è vissuto solo su un piano esistenziale - ci dice Giannetto - si è ormai fatta strada da tempo una nuova concezione della Natura inaugurata dalla rivoluzione della fisica quantistica, che ci ripropone nuovamente la concezione della Natura come mistero e incantamento. 
Il principio di indeterminazione introdotto da Heisenberg rimette in questione l'intero approccio della fisica nata dalla rivoluzione scientifica secentesca, presentandoci una Natura imprevedibile e indecidibile, pertanto aperta al mistero.

Giannetto chiude la sua affascinante relazione soffermandosi brevemente su due aspetti a mo' di esempio: quello dell'entanglement, un principio fisico sviluppato nell'ambito della rivoluzione quantistica, che ci consegna una Natura come organismo unitario, dove ogni aspetto è interconnesso, e quello dell'uso di certa tecnologia che nell'ambito della ricerca ci permette di cogliere quanto, a livello microscopico e macroscopico, sfugge ai nostri sensi. Giannetto giustamente ne ricava che la Natura è molto più ricca e complessa di ciò che cade sotto i nostri sensi, cosa che dovrebbe indurci a ridimensionare il nostro presuntuoso antropocentrismo. E ci ricorda infine come la radiazione cosmica di fondo - che è tra le principali prove del Big Bang - scoperta grazie a uno di questi sofisticati strumenti, appunto un radiotelescopio, colga un universo immerso nella luce, a ulteriore riprova che «ci sono più cose in cielo e in terra di quante se ne possa sognare nella [nostra] filosofia» e che pertanto l'uomo dovrebbe ritornare a stupirsi di fronte al mistero e all'incantamento della Natura, riappropriandosi di quella cura, di quel senso etico di chi si sente parte e non superiore ad essa.


Alessandro Cocuzza