Dopo il successo mondiale della mostra Anthropocene, che documentava l’indelebile impronta umana sulla terra, il fotografo canadese, Edward Burtynsky, continua la sua indagine sull’impatto dell’azione umana sul pianeta attraverso una mostra BURTYNSKY: Extraction / Abstraction, che si può visitare a Mestre, presso M9 – Museo del ‘900.



La mostra prende il nome dall'assonanza tra "estrazione", che rimanda all’attività mineraria, uno dei soggetti più importanti per questo artista, e "astrazione", che rimanda all’astrattismo, l’approccio pittorico tipico di Burtynsky.

BURTYNSKY: Extraction / Abstraction, è articolata in tre aree. La prima "Astrazione", esplora le tecniche estetiche dell’artista e l’intenzionale somiglianza tra molte sue fotografie e dipinti astratti. Le aree successive sono dedicate ai suoi temi industriali più importanti, tra cui estrazione, agricoltura e industria manifatturiera.




Composta da più di 80 fotografie di grande formato e 10 enormi murales ad altissima definizione, la mostra è la più ampia antologica sugli oltre quarant’anni di carriera e si concentra su quelle che Burtynsky descrive come «le incursioni industriali su larga scala nel pianeta» e l'impatto dell'azione umana sugli ecosistemi terrestri.


Dalla fotografia della realtà alla realtà fotografata

Incredibili  immagini fotografiche, contrassegnate da forme astratte e colori sgargianti, accolgono immediatamente il visitatore obbligandolo a cercare, fin da subito, una distanza percettiva, una "giusta posizione",  per affrontare l'enigmatico impatto visivo e riconoscere il soggetto di tale meraviglia. Solo leggendo le note che affiancano le fotografie, le affascinanti forme astratte diventano immagini aeree di bacini di decantazione, serbatoi di scarto dell’estrazione di minerali, depositi di rifiuti, paesaggi dilaniati dall’attività delle industrie estrattive.





Così Burtynsky descrive la selezione delle fotografie esposte a M9 – Museo del ‘900 di Mestre: «Le immagini di questa mostra sono state organizzate in modo diverso rispetto al passato. Io e il curatore Marc Mayer abbiamo imboccato una strada nuova, scegliendo di non guardare il corpus complessivo del mio lavoro attraverso la rigida lente della cronologia o del soggetto, bensì considerando l’effetto delle immagini sui nostri occhi e sulle nostre menti.
La nostra idea era quella di cominciare coinvolgendo lo spettatore nell’astrazione con cui mi piace lavorare, e di rivelare solo in un secondo momento l’oggetto delle fotografie. In un’epoca come la nostra, in cui siamo sommersi da una valanga di immagini, è raro non riuscire a capire una fotografia entro pochi secondi. Mar e io abbiamo voluto creare una mostra che potesse non solo essere apprezzata visivamente, ma anche trasmettere informazioni importanti sul nostro impatto sul pianeta.»


Tra percezione e rivelazione

Le fotografie di Burtynsky invitano al movimento, alla ricerca – oltre il facile gioco delle possibili analogie - di un "punto di vista", che vada al di là della fascinazione fotografica per attivare un processo interpretativo che riconosca sia una comune "responsabilità dello sguardo" da parte dell’autore e dello spettatore di immagini, sia la rivelazione del disastro che sta avvenendo ad ogni latitudine e la necessità di  difendere e conservare il pianeta. Se si confrontano le fotografie della sezione "Astrazione", con quella finale: "Muro di Pengah #1" che mostra un incredibile ecosistema corallino al largo delle coste Indonesiane, si può ammirare un uso raffinato della fotografia. Ma se tale uso consente di giocare con l’arte astratta, l’esuberante varietà – sia naturale che cromatica - presente nell’ultima, dimostra quanto sia inarrivabile la ricchezza della tavolozza biologica. Purtroppo, la realtà dell'Antropocene non ha confini e come si legge nella nota descrittiva ai piedi dell’imponente fotografia: «L’inserimento nell’elenco del Patrimonio Naturale dell’Umanità dell’’UNESCO è riuscito solo in parte a salvaguardare questa località, e questa spettacolare parete corallina è un superstite in via di estinzione.»





«Le fotografie di Burtynsky dimostrano che, dal punto di vista industriale, viviamo ancora nel ventesimo secolo, dal momento che il nostro ambiente continua a subire le conseguenze di un insostenibile deterioramento. Per esplicitare la sua visione, l’artista recupera l’estetica del XX secolo, nella forma dinamica di un espressionismo astratto, fondendo così le eredità materiali e spirituali del secolo scorso, in un corpus coerente ed emotivamente potente.» (Marc Mayer, curatore della Mostra)




Di notevole impatto l’installazione immersiva In the Wake of Progress [sulla scia del progresso] (2022), coprodotta da Burtynsky assieme al celebre produttore musicale Bob Ezrin e con le musiche originali di Phil Strong. Attraverso una raccolta pluridecennale dei lavori dell’artista, l’opera  multimediale, della durata complessiva di 30 minuti, testimonia l’impatto dell’industria umana sul pianeta.


La mostra BURTYNSKY: Extraction / Abstraction, inaugurata il 21 giugno 2024 è visitabile fino al 12 gennaio 2025.