Marx e la questione delle macchine, di Jean Fallot, Orthotes, 2024.
Le domande che Fallot si pone in questo libro mirano all’individuazione delle leggi sociali che regolano la concezione e l’uso della scienza in quanto questione di classe che, all’interno di una situazione determinata, ricava (e può trasformare) il proprio significato materiale.
Per questa via, non speculativa bensì politica, accade che il marxismo non si ponga come «filosofia del dominio della natura per mezzo della tecnica, ma della trasformazione dei rapporti sociali di produzione per mezzo della lotta di classe». Perché, come dice Marx, è partendo da qui (e dai compiti rivoluzionari relativi) che «le scienze naturali comprenderanno la scienza dell’uomo così come la scienza dell’uomo comprenderà le scienze naturali», cosicché «non ci sarà più che una scienza».
Il comunismo che altro sarà – se saprà esserlo – se non questa sintesi che dovrà rendere non più antagonistiche le contraddizioni, ancora ben presenti e sempre più visibili, fra umanità e natura? Tuttavia va segnalato che Fallot non arriva a questo finalismo non ultimativo con una proiezione utopistica basata sulle speranze di riscatto del proletariato dolente e bistrattato, bensì attraverso l’uso del marxismo come scienza, e quindi come critica della scienza “borghese” del nostro tempo, nei suoi presupposti teorici e nei suoi svolgimenti pratici.
L'opera di di Jean Fallot, Marx e la questione delle macchine, fornisce un’analisi approfondita sul ruolo della scienza e delle macchine nella società, nonché l’impatto che queste hanno sui rapporti sociali di produzione. In un’epoca in cui l’automazione e le tecnologie digitali stanno ridefinendo il mondo del lavoro e le dinamiche sociali, proporre questo testo consente di riconsiderare criticamente concetti fondamentali del marxismo alla luce delle attuali trasformazioni in atto. Questa nuova edizione rappresenta quindi non solo un omaggio alla memoria di Jean Fallot, ma anche un’opportunità per accrescere la consapevolezza su tematiche cruciali legate al progresso tecnologico, al lavoro e alla società. Questo libro costituisce pertanto un riferimento cruciale – poiché allo stesso tempo premonitore e antiquato – per chiunque sia interessato a esplorare il rapporto tra scienza, lavoro e marxismo tanto in chiave storiografica, quanto nell’era contemporanea.
Le domande che si pone il saggio, di carattere eminentemente filosofico ma con un approccio molto vicino alle scienze sociali e alla sociologia economica, infatti, incorporano una prospettiva ontologica sulla scienza e la tecnica e pertanto non mancano mai di attualità. Oggi, immersi in quelli che molti hanno descritto come la Quarta Rivoluzione Industriale, viviamo la necessità sempre più impellente di sottrarci all’alienazione dagli strumenti tecnici che ci circondano, di governarne i processi invece che di esserne governati. In un momento storico in cui intelligenze artificiali, algoritmi e software regolano e dominano indissolubilmente lo spazio della nostra vita quotidiana, viviamo un’era in cui la tecnologia è invischiata e infrastrutturata nelle pratiche sociali e nei modi di vita in un modo, probabilmente, senza precedenti.
Proprio per tale ragione, il testo di Fallot offre uno sguardo indispensabile per lo studio critico della mediazione tecnologica nel mondo contemporaneo: secondo una sempre più fiorente letteratura delle scienze sociali, oggi le infrastrutture tecnico-sociali rappresentano infatti gli apparati chiave dell’organizzazione sociale e della riproduzione del capitalismo. Il grado di penetrazione delle infrastrutture – intese tanto sia come espressioni materiali tecniche di mediazione, sia come apparati politici invisibili di organizzazione – nella vita contemporanea, impone alla ricerca di adottare un prisma che consenta di mettere in luce il loro ruolo sociale e allo stesso tempo di impiegarle come “metodo” di indagine.
(Dall'introduzione di Gianmarco Peterlongo)
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