Il 30 dicembre 2019, un'e-mail urgente è circolata su Internet. In essa la commissione sanitaria del municipio di Wuhan segnalava il trattamento di più pazienti con "polmonite da causa sconosciuta".

Da allora, i ricercatori hanno identificato gli anticorpi del SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19, in campioni ematici e salivari di Stati Uniti, Francia e Italia, lasciando intendere che l'esposizione umana al virus potrebbe essersi verificata ben prima di quel cluster individuato a Wuhan, in Cina. Gli scienziati sono ben lungi dall'individuare le condizioni esatte in cui il Covid-19ha avuto origine. Ma il lavoro è in corso.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità e una Commissione Covid-19 di The Lancet stanno tentando il tracciamento del Covid per capire come le autorità responsabili della salute pubblica potrebbero in futuro prevenire pandemie di tali proporzioni. Nel frattempo, gli epidemiologi concordano sul fatto che gli umani hanno contratto il virus verosimilmente dai pipistrelli, attraverso una trasmissione correlata a quegli stessi cambiamenti nell'uso del suolo che contribuiscono alla crisi climatica.

Carlos Zambrana-Torrelio, vicepresidente associato per la conservazione presso l'EcoHealth Alliance, ha spiegato in una conferenza in aprile [2020] su “Perdita di biodiversità e Covid-19”, che negli ultimi 60 anni oltre 400 malattie sono passate da altri animali all'uomo, circa il 65% delle quali è stato collegato alle perdite dell'ecosistema in processi quali la deforestazione e l'aumento delle pratiche agricole. "Stiamo stabilendo sempre più contatti con gli animali e quindi riceviamo più virus che arrivano da questi animali", ha detto Zambrana-Torrelio. Altri virus zoonotici, inclusi MERS, H1N1e HIV, hanno seguito un percorso analogo.

“I virus dei pipistrelli sconfinano verso gli esseri umani, non ci saltano sopra", ha scritto a dicembre per il New York Times David Quammen, autore di Spillover: Animal Infections and the Next Human Pandemic. Nella misura in cui l'opinione pubblica acquisisce conoscenza degli ospiti originali del Covid, non si dovrebbe più nutrire animosità nei confronti di pipistrelli e di altri animali -ha scritto Quammen- dal momento che processi di sfruttamento delle risorse naturali, quali la caccia e il consumo di pipistrelli o la raccolta dei loro escrementi per fertilizzare il terreno, sono proprio ciò che tende ad avviare uno "sconfinamento" di virus. Nel suo libro, Quammen sottolinea che la trasmissione non è avvenuto perché un pipistrello "è volato a Wuhan e ha morso il mignolo di un povero diavolo".

Neanche i singoli individui, i cui mezzi di sussistenza sono legati allo sfruttamento delle risorse, possono essere in assoluto colpevolizzati per i mutamenti ecosistemici in cui sono coinvolti. "La malattia si verifica sia a causa della selezione naturale che di quella artificiale", ha detto Dominic Travis, docente di medicina veterinaria demografica dell'Università del Minnesota, durante una tavola rotonda a maggio. Per ogni singolo grado di latitudine verso l'equatore, la biodiversità di microrganismi, flora e fauna aumenta. Il che significa che l'ingerenza umana in questi ecosistemi offrirà sempre maggiori occasioni di trasmissione virale.
L'apprensione per la caccia e il bracconaggio è giusta, ha detto Travis, ma scagliarsi contro questi ambiti specifici solo perché lì le probabilità di trasmissione aumentano, maschera il ruolo trainante delle maggiori forze del capitalismo globale. "A livello locale, ci sono sì mercati basati sulla sicurezza alimentare",ha detto Travis. "Ma poi abbiamo questo problema di adattabilità del virus. Abbiamo queste rotte commerciali globali attraverso cui questi prodotti vengono 'mobilizzati'".

Questo è il caso dell'epidemia del virus Nipah nel 1998 in Malesia, scatenato almeno in parte da una maggiore domanda di carne di maiale. Quando le foreste pluviali vennero bruciate e ripulite per far posto a nuovi terreni agricoli, i pipistrelli della frutta (Chiroptera Pteropodidae, n.d.t.), che vivono tra le fronde degli alberi, furono lasciati senza nutrimento e costretti a spostarsi nei frutteti vicini. Da qualche parte in quel processo, a causa dell'improvvisa prossimità, i maiali che transitavano nei frutteti contrassero il Nipah, forse consumando frutta caduta rosicchiata dai pipistrelli. Scoperto che il bestiame si ammalava,gli allevatori di suini prepararono gli animali ai mercati ancora più rapidamente, al fine di ridurre al minimo le potenziali perdite economiche nel caso che il bestiame si ammalasse e morisse. Dei 265 umani che contrassero il Nipah durante l'epidemia, 105 morirono come conseguenza del virus. Da allora sono state rilevate altre epidemie di virus Nipah: a Singapore e nelle Filippine, e ripetute epidemie in Bangladesh e India, dove il tasso medio di mortalità ha raggiunto il 75%.

Con l'arrivo del vaccino anti Covid-19,rimane stringente la questione di come prevenire future pandemie. Alcuni studiosi si concentrano sui vantaggi degli aiuti internazionali, come il Programma di Conservazione della biodiversità e rimboschimento dell'USAID. In un articolo di luglio sulla rivista Science, 17 studiosi internazionali hanno affermato congiuntamente che "con un budget annuale di 9,6 miliardi di dollari, alcuni investimenti di protezione forestale, mirati e proporzionati ai livelli di deforestazione, potrebbero portare a una riduzione del 40% di spillover (sconfinamento) virale nelle aree a più alto rischio". Gli stessi studiosi segnalano la necessità di rafforzare le reti di tutela della fauna selvatica e la riduzione al minimo della diffusione delle malattie monitorando la fauna selvatica, gli esseri umani e il bestiame, alla ricerca di patogeni già noti nelle aree rurali.

Altri studiosi hanno suggerito che mitigare l'attuale pandemia e prevenire quelle future comporterà un cambio di prospettiva politica e la rimodulazione delle politiche in direzione della decrescita, cancellazione del debito e attenzione alle precarie condizioni dei lavoratori agricoli. Rob Wallace,professore di ecologia e biologia evolutiva dell'Iowa State University, ha scritto per Truthout che investire in salubrità del terreno e in purezza dell'acqua potrebbe ridurre quella frattura tra economia ed ecologia che induce i patogeni a rispuntare in modo imprevedibile nei terreni da pascolo. Wallace ha inoltre precisato che "A livello globale, dobbiamo porre fine all'ineguale scambio ecologico tra Nord e Sud del mondo",.

Mentre un tempo un virus come SARS-CoV-2 poteva estinguersi in modo relativamente rapido in un ecosistema forestale intatto -suggerisce Wallace in Monthly Review- "gli ecosistemi in cui questi virus erano in gran parte controllati dalla complessità biologica della foresta tropicale, vengono ora drasticamente semplificati e rimodellati dalla deforestazione condotta dal capitale e -all'altra estremità dello sviluppo periurbano- dai deficit di salute pubblica e di sanificazione ambientale". Se lasciati vivere in ambienti vergini e senza presenza umana,i patogeni hanno menochances di imbattersi nella loro specie-ospite ideale,ha spiegato Wallace,quindi spesso si estinguono da soli.

Al momento della stesura di questo documento [30 dicembre 2020], oltre 82 milioni di persone in tutto il mondo risultano positive al Covid e oltre 1,7 milioni di persone sono morte a causa della malattia, secondo la Commissione Covid-19 della Johns Hopkins University. I risultati della ricerca sulla salute pubblica suggeriscono che le incredibili proporzioni del Covid -nella fattispecie il numero di vittime- avrebbero potuto essere evitate da politiche e normative orientate prioritariamente alla salute degli ecosistemi umani.

Analizzando i dati ottenuti da 3.080 contee degli Stati Uniti, l'Università di Harvard ha dimostrato che un modesto aumento dell'esposizione a lungo termine all'aria inquinata conduce a un cospicuo aumento dei tassi di mortalità da Covid-19, al punto che se negli ultimi 20 anni Manhattan avesse adottato misure adeguate per abbassare il livello di particolato di un solo microgrammo per metro cubo, in quel distretto sarebbero morte per Covid-19 248 persone in meno. I frequenti incendi diffusi negli Stati Uniti occidentali, legati all'aumento delle temperature medie connesse ai cambiamenti climatici, possono anch'essi aumentare il rischio di Covid. Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) afferma che il fumo da incendio può irritare i polmoni, causare infiammazioni, influenzare il sistema immunitario e "rendere più predisposti alle infezioni polmonari, inclusa la SARS-CoV-2".

Nel frattempo -a quanto riferisce il Washington Post- il 7 dicembre 2020 l'amministrazione Trump ha respinto la raccomandazione degli scienziati dell'Environmental Protection Agency (EPA) di abbassare il livello delle polveri sottili. Secondo gli scienziati dell'EPA, abbassare il livello a 8-10 microgrammi per metro cubo potrebbe salvare fino a 34.600 vite ogni anno, un numero sproporzionato delle quali sarebbero probabilmente persone di colore. La popolazione bianca respira il 17% in meno di inquinamento atmosferico rispetto a quanto è causato dal suo proprio consumo, mentre Neri e Latini di converso assumono rispettivamente il 56 e il 63% in più di quanto essi stessi consumino. La disparità è dovuta, in parte, a concentrazioni drasticamente diverse di inquinamento atmosferico nei luoghi di residenza. Ma altre possibili cause sono ancora oggetto di analisi. “Questo va contro una buona scienza e una buona salute pubblica. È vergognoso", ha dichiarato al Washington Post Dominique Browning, co-fondatrice e dirigente della Moms Clean Air Force.

Resta ancora molto da verificare riguardo all'impatto dell'inquinamento e di altri problemi ambientali sugli esiti del Covid. Uno studio danese, ora in fase di valutazione inter pares, suggerisce che l'esposizione alle ormai onnipresenti PFAS (sostanze perfluoro-alchiliche della categoria tensioattivi, n.d.t) può aumentare di due volte la probabilità di sviluppare sintomi gravi da Covid-19. IlCenter for Disease Control and Prevention (CDC) ha recentemente rilasciato una dichiarazione secondo la quale alti livelli ematici di PFAS potrebbero anche ridurre l'efficacia del vaccino Covid-19, precisando tuttavia che "sono necessarie ulteriori ricerche".
E' abbastanza ovvio che le dozzine di smantellamenti ambientali dell'era Trump -incluso l'allentamento delle restrizioni sul trasporto e scarico di organismi geneticamente modificati (OGM), nonché sul rilascio di acque reflue dalle centrali elettriche a carbone- potrebbero esacerbare la virulenza del Covid con conseguenze al momento imprevedibili per i ricercatori.

Come nel caso della crisi climatica,non tutti i paesi nascono uguali nel coinvolgimento e nel fallimento della risposta alla crisi Covid-né, adesso, nel loro accesso al vaccino. La dott.ssa Emily Mendenhall, docente di salute globale a Georgetown, ha dichiarato su The Lancet "Riconoscere i fallimenti dei paesi ricchi è indispensabile, se pensiamo a chi effettivamente ha le conoscenze e il potere di intervenire in un settore come la salute globale".

Leanna First-Arai

traduzione di Angelo S. Marconcini - Redazione di Antropocene.org

Fonte: Truthout 30.12.2020