Lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia sposterà il delicato equilibrio caldo e freddo che definisce non soltanto il Nord Atlantico, ma la vita in ogni dove.

Sul The New York Times del 2 marzo scorso è stato pubblicato un importante articolo interattivo nel quale gli autori, Moises Velasquez-Manoff e Jeremy White, espongono il timore espresso da alcuni scienziati: il riscaldamento dell'atmosfera sta causando l'indebolimento di un ramo della Corrente del Golfo.
Nella parte interattiva iniziale dell'articolo compare la mappa dell'Oceano Atlantico con le correnti che virano dall'Africa verso ovest, andando a influenzare i quadri meteorologici da Caracas a Miami, all'Europa. L'acqua più calda scorre lungo i continenti e lentamente si raffredda mano a mano che scorre verso il nord. La Corrente del Golfo sospinge il calore dei Caraibi oltre Capo Hatteras (North Carolina) prima di piegare verso le Isole Britanniche. Ma ora nel Nord Atlantico c'è un "blob freddo".

La sintesi di questo articolo è opera di Nadia Simonini.


E' uno dei fiumi più possenti che non vedremo mai, trasporta circa 30 volte più acqua di tutti i fiumi di acqua dolce del pianeta messi insieme. Nel Nord Atlantico un braccio della Corrente del Golfo va verso l'Islanda trasportando quantità immense di calore molto a nord. Secondo una stima questo fornirebbe alla Scandinavia calore equivalente a 78 mila volte il suo attuale uso di energia. Senza questa corrente - è una pompa di calore a scala planetaria - gli scienziati ritengono che ampie fasce del pianeta potrebbero essere assai diverse.

Gli scienziati che si occupano di oceanografia hanno posizionato sensori, non soltanto in superficie ma anche in gran profondità nell'Atlantico per capire meglio la complessa rete di correnti che formano la Corrente del Golfo. Recentemente sono stati pubblicati vari studi: uno suggerisce che questa porzione nord della Corrente del Golfo e le profonde correnti oceaniche alle quali è connessa forse sta rallentando. "Tutti quanti speriamo che ciò non sia vero" ha detto Peter de Menocal presidente e direttore dell'Istituto Oceanografico Woods Hole (Massachusetts), a proposito delle correnti oceaniche che stanno cambiando, "perchè se succedesse, sarebbe un cambiamento mostruoso."

Le conseguenze includerebbero un aumento più rapido del livello del mare lungo l'est degli Stati Uniti e parti dell'Europa, uragani più forti verso il sud-est degli Stati Uniti e forse, più sinistramente, riduzione delle piogge sul Sahel, una fascia semi-arida di terre che si estende attraverso l'Africa dall'Atlantico al Mar Rosso.

La preoccupazione degli scienziati proviene dalla loro conoscenza di migliaia di anni di clima preistorico. Nel passato un forte indebolimento di questo braccio della Corrente del Golfo o persino il suo blocco, sembra abbia innescato cambiamenti rapidi nelle temperature e nell'andamento delle piogge nel Nord Atlantico e oltre.

Il ramo nord della Corrente del Golfo denominato AMOC (Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica), è un tentacolo di un intrico più largo di correnti che attraversa l'oceano. Gli scienziati hanno ricavato evidenti dati dai carotaggi di ghiaccio e dai carotaggi di sedimenti. Nei 13mila anni passati è successo che AMOC si sia indebolito e bloccato con il risultato che le temperature medie in parti dell'Europa possono essersi rapidamente abbassate di circa 15 gradi centigradi al di sotto delle medie di oggi. Parti del Nordafrica e del Sud America possono essere diventate molto più aride. Le piogge possono essere diminuite anche in zone lontane, come la Cina di oggi. Ed alcuni di questi cambiamenti possono essere avvenuti in pochi decenni o forse meno.

Quindi AMOC illustra bene l'idea di "Tipping Points " (punti critici) del clima, soglie difficili da prevedere del Sistema Terra che quando vengono superate producono rapidi effetti a cascata che vanno ben oltre l'area del pianeta dove sono avvenute.

Questo ci riporta al "blob freddo". Quasi ovunque sul pianeta le temperature medie stanno aumentando, tranne a sud est della Groenlandia dove una vasta massa d'acqua del nord Atlantico è diventata più fredda in anni recenti. In profondità, sotto la superficie, gli scienziati sono alla ricerca di cambiamenti nelle correnti. Alcuni temono che l'acqua proveniente dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia stia già inibendo il flusso verso nord della Corrente del Golfo.

In sintesi il blob freddo può essere un segnale che il braccio nord della Corrente del Golfo non arriva più al Nord Atlantico con la stessa forza: potrebbe essere un segnale che l'atmosfera che si sta scaldando, paradossalmente ha raffreddato una parte del pianeta.

La scienza è relativamente nuova e non tutti sono d'accordo che AMOC si stia effettivamente rallentando. Tuttavia sia nei modelli scientifici relativi al cambiamento climatico, sia nei dati preistorici, il raffreddamento del Nord Atlantico presagisce l'arresto della corrente.

La scoperta dell'esistenza della Corrente del Golfo, avvenne nel 1513 da parte dell'esploratore spagnolo Juan Poncè de Leon che notò un fatto bizzarro: la sua nave veniva spinta indietro da forti correnti, più forti del vento che avrebbe dovuto spingere la nave in avanti. Fu il primo europeo a descrivere la Corrente del Golfo. Gli oceanografi del 20° secolo si resero conto che il ramo nord della Corrente del Golfo faceva parte di un gigantesco circuito di correnti, circuito in cui le acque superficiali calde fluivano verso nord, mentre acque più fredde tornavano verso sud in profondità, ben sotto la superficie.

Il sistema viene guidato dall'acqua del Nord Atlantico: le acque superficiali più calde, mano a mano cedono calore all'atmosfera, quindi diventano più dense e sprofondano nelle profondità oceaniche spostandosi verso nord. L'oceanografo Henry Stommel spiegò la fisica dei cambiamenti di AMOC, capì che lo sprofondamento delle acque, chiamato 'overturning' (capovolgimento), dipendeva da un equilibrio di calore e di salinità e che in relazione a questo equilibrio, lo sprofondamento poteva essere rafforzato, indebolito o, adirittura, arrestarsi del tutto.

Cosa sappiamo su AMOC nel passato? L'ultima era glaciale raggiunse il suo picco circa 22mila anni fa, poi col passare di millenni lentamente la Terra cominciò a riscaldarsi uscendo infine dall'era glaciale. Gli scienziati che hanno studiato i carotaggi dei ghiacci della Groenlandia hanno trovato evidenze di modifiche climatiche, di temperature in crescita che poi diminuirono rapidamente, per poi aumentare di nuovo rapidamente. Negli anni 1980 il geochimico Wallace Broecker che lavorava presso l'Osservatorio della Terra Lamont-Doherty dell'Università Columbia, teorizzò che questi cambiamenti rapidi in aumento ed in diminuzione fossero causati da arresti e ripartenze di quello che lui chiamò "Il grande nastro trasportatore" - cioè l'AMOC.

L'esempio più evidente di questi rapidi cambiamenti è iniziato circa 12800 anni fa; a quel tempo i ghiacciai che prima coprivano gran parte del Nord America e dell'Europa si erano in gran parte ritirati e la Terra era quasi uscita dal gran freddo dell'era glaciale. A quel punto, in soli pochi decenni, la Groenlandia e l'Europa occidentale ripiombarono nel freddo. Le temperature diminuirono di circa dieci gradi centigradi in parti della Groenlandia e condizioni di clima Artico tornarono in parti del continente europeo. Questo periodo di freddo durò circa mille e trecento anni poi tornò il caldo, persino più bruscamente di come era iniziato il raffreddamento. Gli scienziati hanno osservato questi cambiamenti rapidi nei pollini depositati in fondo ai laghi europei e nei sedimenti oceanici vicino all'Arcipelago delle Bermude. Da queste osservazioni divenne necessario un cambio del paradigma relativo al modo in cui gli scienziati pensavano che avvenissero i cambiamenti climatici: in precedenza tendevano ad immaginare piccoli cambiamenti nell'arco di millenni, ma negli anni 1990 hanno accettato l'idea che ci possano essere brusche transizioni del clima e che esistono 'tipping points', cioè punti critici.

Perché c'è stato l'arresto di AMOC nel Passato? La principale teoria è che l'acqua proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai (dell'era glaciale) finiva nel Nord Atlantico o nel Mare Artico. L'acqua dolce dei ghiacciai è più leggera dell'acqua salata dei mari pertanto il gran flusso di acqua dolce potrebbe aver impedito lo sprofondamento dell'acqua salata, più densa, cioè la fase critica del "capovolgimento" di AMOC.

Oggigiorno la calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo con una velocità circa sei volte maggiore di quella degli anni 1990. Secondo uno studio scientifico, il Nord Atlantico subpolare è recentemente diventato meno salato rispetto ai 120 anni fa. Non c'è grande accordo tra gli scienzati, ma alcuni come Stefan Rahmstorf dell'Università di Potsdam sospettano che, come accadde circa 12800 anni fa, anche oggi siano le acque dolci derivate dallo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia a far rallentare AMOC. Nel 2014 è iniziato un progetto scientifico di analisi delle correnti. Gli scienziati hanno ancorato sul fondo del Nord Atlantico tra Scozia, Groenlandia e Newfoundland molti sensori sofisticati. Studiando le correnti in vari punti ed a varie profondità gli scienziati cercano in questo modo i segni di rallentamento delle correnti del Nord Atlantico e i mutamenti a lungo termine del delicato equilibrio tra caldo e freddo e tra acqua (marina) salata e acqua dolce.

Nel 2015 il dott. Rahmstorf e colleghi hanno pubblicato uno studio fondamentale in cui argomentavano che AMOC negli ultimi decenni si è indebolito del 15%, un rallentamento che non ha precedenti negli ultimi 1000 anni. In un altro studio dimostarono che il rallentamento recente è iniziato con la Rivoluzione Industriale nel 19esimo secolo ed ha avuto un'accelerazione dopo il 1950. In altri studi scientifici, usando altri tipi di evidenze, scienziati dell'Università dell'Oceano della Cina e dell'Università Normale di Nanjing hanno dimostrato che il Sud Atlantico è diventato più salato in questi ultimi decenni e sostengono che una quantità maggiore di sale, che una volta viaggiava verso nord con AMOC, ora rimane ai tropici causando quello che chiamano 'un accumulo di salinità'.

Christopher Piecuch dell'Istituto Oceanografico Woods Hole (Massachusetts), misurando differenze nel livello del mare della Corrente del Golfo ha dimostrato un indebolimento della Corrente lungo le coste della Florida. (La rotazione della Terra devia il flusso delle acque verso destra e per questa ragione i due lati della corrente hanno livelli di mare leggermente diversi; tale differenza è tanto maggiore quanto più veloce è la corrente). Secondo il Dott. Rahmstorf, nel loro insieme, i vari studi danno sostegno all'ipotesi che AMOC sta rallentando e il cambiamento sta avvenendo in linea con i tempi previsti dai modelli.

L'IPCC delle Nazioni Unite in un suo rapporto del 2019, che contiene una sintesi delle ricerche sul clima più significative a livello mondiale, sostiene che da una parte è "molto probabile" che AMOC si indebolirà nel corso di questo secolo ma che comunque il collasso è "molto improbabile". Il Dott. Ramhstorf spiega che quando l'IPCC scrive "molto improbabile" significa che c'è una probabilità inferiore al 10% che l'evento si verifichi. E aggiunge che non sappiamo ancora quanto sia distante questa soglia e che l'arresto della Corrente del Golfo è improbabile se limitiamo il riscaldamento globale futuro a non più di 1,5 gradi centigradi, come concordato nell'Accordo di Parigi del 2015. Ma se il riscaldamento continua con l'attuale traiettoria, senza riduzioni, c'è un rischio crescente che l'indebolimento di AMOC aumenti fino all'arresto.

Gli scienziati sostengono che le conseguenze finali rimangono poco chiare ma che in passato il continente europeo si raffreddò in maniera drastica quando la Corrente del Golfo si arrestò. Oggi il raffreddamento potrebbe essere ridotto o possibilmente cancellato dal riscaldamento globale che continua. Se AMOC si indebolisse di molto potrebbe far cambiare il quadro delle piogge, rendendo più secche parti dell'Europa e del Nord Africa e più umide alcune aree dell'emisfero sud; le acque tropicali e subtropicali dell'Atlantico diventerebbero più calde perché il calore non verrebbe più spinto verso nord e questo serbatoio di energia potrebbe rafforzare gli uragani (gli uragani traggono la loro energia dal calore presente nell'acqua). Alcuni scienziati del Centro Oceanografico Nazionale del Regno Unito sostengono che questo sta già accadendo.

L'arresto di AMOC potrebbe persino esacerbare il riscaldamento globale: gli oceani, infatti, assorbono quasi un terzo delle nostre emissioni del gas serra anidride carbonica. Tale assorbimento dipende proprio dal capovolgimento, dallo sprofondamento delle acque salate dense; quindi se AMOC si arrestasse o rallentasse di molto, potrebbe aumentare l'accumulo in atmosfera di gas che intrappolano il calore.

Gli scienziati del Centro Oceanografico Nazionale del Regno Unito hanno anche messo in relazione il "blob freddo" nel Nord Atlantico con le ondate di calore in Europa. Nel 2015 e poi nel 2018 la corrente a getto (un veloce flusso d'aria canalizzato che si muove da ovest verso est lungo le latitudini temperate dell'emisfero nord) ha fatto una deviazione insolita verso sud intorno al "blob freddo". Questa increspatura nel flusso atmosferico ha portato aria più calda del solito in Europa con conseguenti temperature record. Che questo succedesse non era stato previsto: gli attuali modelli di previsioni stagionali, infatti, non sono in grado di prevedere queste estati calde. Joel Hirschi capo ricercatore del Centro Oceanografico afferma che alla fine potrà aver ragione il dott. Rahmstorf, ma che per ora, prove robuste del rallentamento di AMOC non ci sono.
Anche Susan Lozier, oceanografa fisica del Collegio delle Scienze presso Giorgia Tech (Georgia) dubita che attualmente AMOC stia rallentando; sostiene che nella maggior parte degli studi non viene direttamente misurato il "nastro trasportatore", che vengono usate misure indirette per stabilire se ci sono stati cambiamenti nel capovolgimento e che i cambiamenti osservati potrebbero essere dovuti ad altre cause, ad esempio cambiamenti nei venti e nelle tempeste, e non al rallentamento della Corrente del Golfo.

Soltanto recentemente sono iniziate delle misure dirette di AMOC. Nel 2004 fu installata una linea di sensori tra le Bahamas e le Isole Canarie chiamata RAPID e una seconda linea di sensori chiamata OSNAP che si estende dal Canada alla Groenlandia fino alla Scozia che iniziò a funzionare nel 2014. Tuttavia le due linee di sensori non hanno funzionato abbastanza a lungo per far emergere dei trend chiari. Per ora hanno rilevato che c'è tanta variabilità naturale: nel 2009 e nel 2010 l'AMOC si era indebolito, ma negli anni successivi AMOC si era ripreso.

La conclusione della Dott.ssa Lozier è che per ora non c'è consenso tra gli scienziati sul fatto che AMOC abbia rallentato o stia attualmente rallentando. C'è però consenso nell'affermare che se continuiamo a scaldare l'atmosfera, AMOC rallenterà.

Nadia Simonini