Fonte: Climate&Capitalism 15.01.2022

Si conclude la serie di articoli sul primo capitalismo e l'agricoltura in Inghilterra, dove l'espropriazione ha comportato una guerra secolare contro i beni comuni.

La prima parte ha discusso il ruolo centrale della proprietà condivisa e dei diritti comuni alle risorse nell'agricoltura pre-capitalista. Nel 1400 quel sistema cominciò a mostrare le prime crepe, iniziando la transizione dal feudalesimo al capitalismo.
La seconda parte ha discusso i processi conosciuti come "enclosures". Alla fine del 1400, i proprietari terrieri cominciarono a sfrattare i piccoli fittavoli per aumentare i profitti, spesso creando grandi allevamenti di pecore.
La terza parte ha discusso dei riformatori protestanti del XVI secolo che si opposero alla crescente spinta verso la privatizzazione della terra.
La quarta parte ha discusso alcune esperienze-chiave della prima grande ondata di commoners che furono separati dalla terra in Inghilterra nel 1500 e 1600.



Contro l'encosure: i commoners* contrattaccano


Nel 1542, Enrico VIII donò al suo amico e consigliere privato Sir William Herbert gli edifici e le terre di un monastero in disuso, l'Abbazia di Wilton vicino a Salisbury. Herbert non necessitava di tali proprietà, così fece abbattere gli edifici, espulse gli affittuari del monastero e distrusse fisicamente un intero villaggio. Al loro posto elevò un grande palazzo, recintò le terre circostanti per poi adibirle a parco privato per la caccia.

Nel maggio 1549, i funzionari riferirono che le persone che avevano usato a lungo quella terra come pascolo comune stavano abbattendo i recinti di Herbert.

"C'è un gran numero di cittadini intorno a Salisbury nel Wiltshire, e questi hanno abbattuto il parco di Sir William Herbert che si trova intorno alla sua nuova casa, nonché diversi altri parchi e terre comuni che inclusi in quella contea, ma non fanno male a [nessuno]. Dicono che obbediranno al rappresentante del Re, al mio Lord Protettore con tutto il suo Consiglio, ma dicono che non vogliono che i loro beni e le loro terre siano recintate e in questo modo sottratte loro”.

Herbert rispose organizzando una banda armata di 200 uomini, "che per suo ordine attaccarono i cittadini e li massacrarono come i lupi le pecore."[1]

L'attacco all'Abbazia di Wilton fu una delle tante rivolte causate dalla politica dell'enclosure alla fine degli anni 1540, che culminarono nella rivolta di massa conosciuta come la Kett-Rebellion (discussa nella II Parte). In Inghilterra durante il Medioevo, e in particolare nel 1381, ci furono delle sporadiche ribellioni contadine. Come scrisse Engels sui contadini tedeschi, le loro condizioni di vita militavano contro la ribellione. "La loro dispersione rendeva estremamente difficile ogni intesa comune. La lunga abitudine alla sottomissione, tramandata di generazione in generazione, in molti luoghi la desuetudine all'uso delle armi, la durezza dello sfruttamento che aumentava o diminuiva a seconda della persona del signore, contribuivano a mantenere i contadini in uno stato di tranquillità."[2]

L'enclosure, era un attacco diretto al secolare stile di vita dei contadini e stravolgeva l'antica abitudine alla sottomissione. Proteste contro l'enclosure furono segnalate già nel 1480, e divennero frequenti dopo il 1530. "Centinaia di rivolte di protesta contro le recinzioni dei beni comuni e delle terre incolte, il drenaggio delle torbiere e il disboscamento ... si riverberarono attraverso un secolo tra il 1530 e il 1640 circa."[3]

Le autorità elisabettiane utilizzarono la parola "sommossa" per apostrofare qualsiasi pubblica protesta, ma tale etichetta risultava spesso fuorviante. La maggior parte erano in realtà azioni disciplinate della comunità per impedire o rovesciare la politica dell'enclosure, spesso abbattendo le recinzioni o sradicando le siepi di biancospino che i proprietari terrieri piantavano per separare i terreni recintati.

"Lo scopo di sradicare le siepi era di permettere al bestiame di pascolare liberamente sul territorio, ma con il riempimento dei fossati e il dissotterramento delle radici, quanti erano coinvolti nella protesta contro l'enclosure rendevano difficile e costoso richiudere velocemente i territori. Il fatto che le siepi non fossero solo sradicate, ma anche bruciate e sepolte, pone l'attenzione sia sul tempo e lo sforzo considerevole che veniva investito nel distruggerle, sia sugli aspetti simbolici e rituali dell'opposizione contro l'enclosure. ... Altre forme di azione diretta contro tali pratiche includevano il sequestro o il recupero del bestiame; la raccolta sistematica di risorse che in precedenza erano state comuni, come la legna da ardere; lo sconfinamento nei parchi e nei recinti, e persino l'aratura di terreni che erano stati convertiti in pascoli o ripari."[4]

Le forme di azione anti-enclosure variavano dalle incursioni notturne agli scontri pubblici "con partecipanti che spesso includevano un'alta percentuale di donne, le quali marciavano al ritmo dei tamburi, cantando, sfilando o bruciando le effigi dei loro nemici, e festeggiando con torte e birra."[5] (Mi viene in mente la descrizione di Lenin delle rivoluzioni come feste degli oppressi e degli sfruttati). Gli abitanti dei villaggi erano ben coscienti dei loro diritti - si scherzava sul fatto che alcuni contadini leggessero il Trattato sulle Tenute di Thomas de Lyttleton mentre aravano - così gli assalti fisici alle recinzioni e alle siepi erano spesso accompagnati da petizioni e azioni legali.

Molti dei resoconti di quello che viene definito processo di enclosure si concentrano sul consolidamento di strisce sparse di terre affittate a fattorie organizzate, ma la maggior parte delle rivolte di enclosure in realtà mirava alla privatizzazione delle terre non assegnate che fornivano pascolo, legno, torba, selvaggina e altro. Per i contadini che non avevano altro che una piccola casa e un acro o due di terreno di scarsa qualità, l'accesso a quelle risorse era una questione di vita o di morte. "I beni comuni e i diritti comunitari, lungi dall'essere solo un lusso o una comodità, erano davvero una parte integrante e indispensabile del sistema agricolo, un perno di sicurezza la cui rimozione faceva crollare l'intera struttura della società contadina."[6]


Guerre del carbone

Negli ultimi decenni del 1500, i contadini dell'Inghilterra settentrionale dovettero affrontare una nuova minaccia al loro sostentamento: la rapida espansione dell'industria estrattiva del carbone, che molti proprietari terrieri trovarono più redditizia dell'affitto dei terreni agricoli. Migliaia di persone già rimaste senza terra a causa dell’enclosure, alla fine trovarono lavoro nelle nuove miniere, ma la stessa creazione di queste miniere richiese l'espropriazione dei contadini e dei lavoratori agricoli. La ricerca di giacimenti di carbone creò pozzi e rifiuti che misero in pericolo il bestiame; le miniere vere e proprie distrussero pascoli e terreni coltivabili e inquinarono i corsi d'acqua, rendendo impossibile l'agricoltura.

La prospettiva dei profitti minerari produsse un nuovo tipo di enclosure: l'espropriazione delle terre comuni in nome dei diritti minerari. "Ovunque l'estrazione del carbone divenne importante, stimolò il movimento verso la riduzione dei diritti degli affittuari abituali e anche dei piccoli proprietari liberi, e verso l'enclosure di porzioni di terreni incolti". Secondo i proprietari terrieri, non era sufficiente recintare l'area mineraria: "non solo si deve impedire agli affittuari di estrarre per conto loro, ma essi devono anche essere privati del potere di rifiutare l'accesso ai minerali che si trovano sotto i loro possedimenti, o di chiedere [per questo] dei compensi eccessivi."[7]

Come risultato, scrive lo storico John Nef, i locatari "vivevano nella costante paura della scoperta di giacimenti di carbone sotto la loro terra" e i tentativi di aprire nuove miniere erano spesso oggetto di sabotaggio e violenza. "Molte furono le oscure battaglie combattute a forza di forcone contro piccone e badile per impedire quello che tutti gli affittuari unitamente definivano un abuso di potere". Le recinzioni venivano abbattute, i pozzi riempiti, gli edifici bruciati e il carbone portato via. Nel Lancashire, i recinti che circondavano una grande miniera furono abbattuti sedici volte dai liberi proprietari che rivendicavano la "libertà di pascolo". Nel Derbyshire nel 1606, un proprietario si lamentò del fatto che ventitré uomini "armati di forconi, archi e frecce, pistole e altre armi...", avevano minacciato di uccidere tutti presenti nella tenuta, se l'estrazione mineraria fosse continuata.[8]

In queste e in molte altre battaglie, le comunità combatterono eroicamente per preservare le loro terre e i loro diritti, ma non furono in grado di fermare la crescita di un'industria altamente redditizia che era sostenuta fisicamente dallo stato e legalmente dai tribunali. Come altrove, il capitale sconfisse le comunità.


Punto di svolta

Nei primi anni del 1500, l'agricoltura capitalista era un fenomeno nuovo, e le classi possidenti erano generalmente critiche nei confronti della minoranza che recintava le terre comuni e sfrattava gli affittuari. I partigiani dei beni comuni, i cui sermoni difendevano la società tradizionale del villaggio e condannavano le enclosures, esprimevano, in forma un po' esasperata, le opinioni che erano ampiamente diffuse nell'aristocrazia e nella nobiltà. Mentre le leggi anti-enclosure venivano redatte e introdotte dal governo reale, esse erano invariabilmente approvate dalla Camera dei Comuni, che "quasi per definizione, rappresentava la sezione prospera della nobiltà."[9]

 

Con il progredire del secolo, tuttavia, un numero crescente di proprietari terrieri cercò di liberarsi dalle restrizioni consuetudinarie e statali al fine di "migliorare" i propri possedimenti. Nel 1601, quando Sir Walter Raleigh sostenne che il governo avrebbe dovuto "lasciare che ogni uomo usasse il suo terreno per ciò che è più adatto, e che in esso usasse la propria discrezione"[10] una larga minoranza nella Camera dei Comuni fu d'accordo.

Come scrive Christopher Hill, "possiamo tracciare il trionfo del capitalismo in agricoltura, seguendo l'atteggiamento dei Comuni verso l'enclosure

"La carestia del 1597 vide le ultime azioni contro lo spopolamento; nel 1608 la prima (limitata) legge a favore della enclosure... Nel 1621, nel profondo della depressione, arrivò il primo disegno di legge generale sulla enclosure, osteggiato da alcuni deputati che temevano disordini agrari. Nel 1624 gli statuti contro l'enclosure furono abrogati. ... il Parlamento Lungo fu il punto di svolta. Nessun governo dopo il 1640 cercò seriamente di impedire le recinzioni, e nemmeno di fare soldi sanzionando i confinanti."[11]

I primi re Stuart - Giacomo I (1603-1625) e Carlo I (1625-1649) - giocarono un ruolo contraddittorio che rifletteva la loro posizione di monarchi feudali in un paese sempre più capitalista. Ripresero le tasse feudali e perseguirono i proprietari terrieri in nome della prevenzione dello spopolamento, ma allo stesso tempo aumentarono le rendite dei loro affittuari e iniziarono grandi progetti di enclosure che espropriarono migliaia di contadini.

L' enclosure ebbe una accelerazione nei primi decenni della metà del 1600. Per citare solo tre esempi, il 40% dei manieri del Leicestershire, il 18% della superficie di Durham, e il 90% delle pianure gallesi furono recintate. [12] Anche senza enclosures ufficiali, molti piccoli agricoltori persero le loro fattorie perché non potevano pagare gli affitti, che erano in rapido aumento. "Gli affitti delle proprietà raddoppiarono, triplicarono, quadruplicarono nel giro di pochi decenni", contribuendo a "una massiccia redistribuzione del reddito a favore della classe terriera."

Fu un'epoca d'oro per i proprietari terrieri, ma per i piccoli agricoltori e i contadini, "il terzo, quarto e quinto decennio del diciassettesimo secolo furono testimoni di estreme difficoltà, e furono probabilmente tra gli anni più terribili che il paese abbia mai attraversato.[13]


Contrattacco

L'aumento dell'enclosure si scontrò con una resistenza maggiore. Le rivolte legate all'enclosure del XVII secolo furono generalmente più estese, più frequenti e più organizzate di quelle degli anni precedenti. La maggior parte di esse erano locali e duravano solo pochi giorni, ma molte erano abbastanza estese da essere considerate rivolte regionali – "il risultato di rimostranze sociali ed economiche di tale intensità, ed espresse così violentemente, che possono definirsi solo odio di classe verso i ricchi."[14]

La Midland Revolt scoppiò nell'aprile 1607 e continuò fino a giugno. I ribelli si descrissero come "scavatori" e "livellatori" - titoli poi utilizzati dai radicali durante la guerra civile - e sostenevano di essere guidati da "Captain Pouch", una figura probabilmente mitica i cui poteri magici li avrebbero protetti. [15] Martin Empson descrive la rivolta nella sua storia della lotta di classe rurale “Kill all the Gentlemen”:

"Gli eventi del 1607 coinvolsero migliaia di contadini, iniziarono nel Northamptonshire proprio ai primi di maggio e si diffusero nel Warwickshire e nel Leicestershire. Ci furono proteste di massa che coinvolsero 3.000 contadini a Hilmorton, nel Warwickshire e 5.000 a Cotesback, nel Leicestershire. In una dichiarazione prodotta durante la rivolta, The Diggers of Warwickshire to all other Diggers, gli autori scrivono che preferirebbero ‘d'ora in poi morire con onore, piuttosto che esser ridotti in fin di vita per la mancanza di ciò che quei divoratori e invasori, servono ai loro grassi maiali e pecore.’"[16]

Queste erano azioni ben pianificate, non rivolte spontanee. I contadini di diversi villaggi si incontravano in anticipo per discutere dove e quando riunirsi, organizzavano il trasporto e fornivano attrezzi, pasti e posti per dormire ai ribelli, i quali avrebbero passato giorni ad abbattere recinzioni, sradicare siepi e riempire fossati. Le milizie locali non potevano fermarli - anzi, "molti membri della milizia stessa furono coinvolti nella rivolta, sia attivamente che votando con i piedi, cioè partecipando alle adunate."[17]

Il movimento fu fermato solo quando dei vigilantes a cavallo, assoldati dai proprietari terrieri locali, attaccarono i manifestanti vicino alla città di Newton, massacrandone più della metà e ferendone molti altri. I presunti leaders della rivolta furono impiccati pubblicamente e squartati, e i loro corpi esposti nelle città di tutta la regione.

La Western Rising [Rivolta occidentale] fu meno organizzata, ma durò molto più a lungo, dal 1626 al 1632. Qui l'obiettivo era il cosiddetto "disboscamento" - la privatizzazione da parte di Carlo I delle estese foreste reali in cui migliaia di agricoltori e contadini avevano a lungo esercitato diritti comunitari. Il governo nominò delle commissioni per censire la terra, proporre come dividerla e negoziare un risarcimento per gli affittuari. Le porzioni più grandi furono affittate a investitori, principalmente amici e sostenitori del re, che a loro volta affittarono appezzamenti recintati a grandi agricoltori."[18]

In generale, le enclosures dei boschi sembra siano state giuste per i proprietari e i coproprietari che potessero dimostrare di avere diritti comunitari, ma non per coloro che non avevano mai avuto affitti formali, o non potevano dimostrare di averli avuti. I senza-terra furono esclusi dai negoziati e dalle terre che avevano lavorato per tutta la vita.

Per almeno sei anni, i lavoratori senza-terra e i contadini lottarono per impedire o annullare le recinzioni nel Dorset, nel Wiltshire, nel Gloucestershire e in altre aree dove la corona stava vendendo le pubbliche foreste.

"La reazione degli abitanti di ogni foresta è stata quella di ribellarsi non appena fosse iniziata la recinzione successiva al disboscamento. Queste rivolte erano molto simili fra loro per scopo e carattere, dirette verso il ripristino della libera foresta e comportavano la distruzione delle siepi di recinzione, dei fossati, delle recinzioni e, in alcuni casi, l'abbattimento delle case abitate dagli agenti delle enclosers, nonché le imboscate ai loro operai."[19]

Dichiarando "qui siamo nati e qui moriremo", ben 3.000 uomini e donne presero parte ad ogni azione contro le recinzioni forestali. Lo studio di Buchanan Sharp sugli atti giudiziari mostra che la maggior parte degli arrestati per le rivolte contro le recinzioni si identificavano non come contadini (agricoltori) ma come artigiani, in particolare tessitori e altri lavoratori tessili, che dipendevano dai beni comuni per integrare i loro salari. "Si potrebbe sostenere che c'erano due tipi di abitanti della foresta, quelli con terra, che si rovolgevano alla legge per proteggere i loro diritti; e quelli con poca o nessuna terra, che si ribellavano per proteggere i loro interessi."[20]

La più lunga lotta contro l'enclosure ha avuto luogo nelle paludi dell'Inghilterra orientale. Dal 1620 alla fine del secolo, migliaia di agricoltori e contadini resistettero a progetti su larga scala di drenaggio e chiusura delle vaste zone umide estese oltre 1400 miglia quadrate nel Lincolnshire e nelle contee adiacenti. Con l'obiettivo di creare "nuove terre" che potessero essere vendute agli investitori e affittate a grandi fittavoli, i progetti di drenaggio avrebbero espropriato migliaia di contadini la cui vita dipendeva dalle ricche risorse naturali della regione.

Il risultato fu un conflitto quasi costante. Lo storico James Boyce descrive ciò che accadde nel 1632, quando le guardie cercarono di arrestare chi si opponeva al drenaggio di una palude comune di 10.000 acri, nel villaggio di Soham nel Cambridgeshire:

"Le guardie incaricate di arrestare i quattro capi della resistenza di Soham, ritardarono così tanto ad entrare nel villaggio che furono poi accusate di inadempienza del mandato. Quando finalmente cercarono di intervenire, circa 200 persone si riversarono nelle strade armate di forche, bastoni e pietre. Il giorno successivo un giudice ordinò a 60 uomini di sostenere le guardie nell'esecuzione del mandato, ma più di 100 cittadini continuarono a resistere, avvertendo "che chiunque avesse messo le mani su uno di loro, sarebbe stato ucciso". Quando uno dei quattro fu finalmente arrestato, le guardie furono attaccate e diverse persone furono ferite. Un giudice arrivò a Soham l'11 giugno con circa 120 uomini ed effettuò un ulteriore arresto prima che gli uomini del giudice fossero nuovamente "picchiati, e i presenti non mossero un dito per aiutarli". Un altro dei quattro capi, Anne Dobbs, fu in seguito catturata e imprigionata nel castello di Cambridge, ma il 14 giugno 1633 la lotta riprese e una settantina di persone riempirono sei fossati che dovevano far parte di un’encosure. Venti trasgressori furono identificati, di cui quattordici erano donne."[21]

Proteste militanti e spesso violente sfidarono ogni progetto di drenaggio. Come altrove in Inghilterra, i rivoltosi del Fenland sradicarono siepi, riempirono fossi e distrussero recinzioni, ma qui distrussero anche attrezzature per il pompaggio, ruppero gli argini, e attaccarono i lavoratori al drenaggio, molti dei quali arrivavano dai Paesi Bassi. "Al tempo della guerra civile l'intera Fenland era in uno stato di aperta ribellione."[22]


La rivoluzione nella rivoluzione

Per undici anni, dal 1629 al 1640, Carlo I cercò di governare come un monarca assoluto, rifiutando di convocare il Parlamento e imponendo unilateralmente tasse che erano ampiamente considerate oppressive e illegali. Quando il bisogno di denaro divenne più pressante, si vide costretto a convocare il Parlamento. La Camera dei Comuni si rifiutò di approvare nuove tasse a meno che egli non accettasse di porre un limite ai suoi poteri. Il re rifiutò e la guerra civile scoppiò nel 1642, portando alla sconfitta e all'esecuzione di Carlo nel 1649. Da allora, fino al 1660, l'Inghilterra fu una repubblica.

Molte storie che trattano la guerra civile la considerano un conflitto puramente interno alla élite dominante: "come se l'altro 97% della popolazione non esistesse o non avesse importanza", scrive Brian Manning [23] In realtà, come Manning mostra in “The English People and the English Revolution”, i contadini poveri, i lavoratori salariati e i piccoli produttori non erano solo seguaci e fanti - erano partecipanti consapevoli le cui azioni influenzarono e spesso determinarono il corso degli eventi. La lotta per i beni comuni fu una parte importante della Rivoluzione inglese.

"Tra l'assemblea del Parlamento Lungo nel 1640 e lo scoppio della guerra civile nel 1642 ci fu una crescente marea di proteste e rivolte nelle campagne. Queste erano dirette principalmente contro l’enclosure di beni comuni, terreni incolti e paludi, l'usurpazione dei diritti comuni da parte del re, di membri della famiglia reale, di cortigiani, vescovi e grandi aristocratici."[24]

Tra il 1640 e il 1644 ci furono rivolte anti-enclosure in più della metà delle contee inglesi, specialmente nelle Midlands e nel Nord: "in alcuni casi non solo i recinti ma anche le case della nobiltà furono attaccate."[25]

I più ricchi, tra i proprietari terrieri, si indignarono. Nel luglio 1641, la Camera dei Lord denunciò il fatto che "l'irruzione violenta nei possedimenti e nelle terre recintate, in maniera tumultuosa e riottosa, in diverse parti di questo Regno", si stava verificando "più frequentemente ... dall'inizio di questo Parlamento che in precedenza." Ordinarono alle autorità locali di assicurare "che nessun recinto o possedimento fosse violentemente, e in maniera tumultuosa disturbato o sottratto a qualsiasi uomo"[26], ma i loro ordini ebbero poco effetto. "Le guardie, non solo fallirono ripetutamente nell'adempimento dei loro doveri contro i vicini impegnati nel recupero dei loro beni comuni, ma talvolta furono anche trovate nelle file degli stessi rivoltosi."[27]

I rivoltosi odiavano il governo dei proprietari terrieri e non erano restii ad affermarlo. Quando un'ordinanza contro le rivolte anti-enclosure fu letta in una chiesa del Wiltshire nell'aprile del 1643, un parrocchiano si alzò e "con grande disprezzo e in disonore del Parlamento e della sua autorità disse che non gli importava dei loro ordini e che il Parlamento avrebbe potuto tenerli e pulirsi il culo con essi."[28]

Nel 1645, i protestatari anti-enclosure a Epworth, Lincolnshire, risposero a un'ingiunzione simile che "non gli importava una scoreggia dell'ordine che era stato dato dai Lords in Parlamento e pubblicato nelle Chiese, e che, nonostante quell'ordine, avrebbero abbattuto fino alle fondamenta tutte le case costruite sui terreni bonificati, e distrutto tutte le enclosures."[29]

I conflitti più intensi ebbero luogo nelle paludi. Per citare un solo caso, nel febbraio 1643, ad Axholme, Lincolnshire, i popolani armati di moschetto aprirono le paratoie con l'alta marea, inondando oltre 6000 acri di terra da poco prosciugata e recintata, e poi chiusero i cancelli per evitare che l'acqua uscisse con la bassa marea. Guardie armate mantennero poi la posizione per dieci settimane, minacciando di sparare a chiunque avesse tentato di far uscire l'acqua.[30]

Si potrebbero citare molti altri esempi. Gli anni dal 1640 al 1660 non furono solo un periodo di guerra civile rivoluzionaria, furono decenni di ribellione anti-enclosure.


Sconfitta

Due secoli dopo, nel Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engels scrissero che "tutti i movimenti storici precedenti erano movimenti di minoranze, o nell'interesse delle minoranze". Questo era certamente vero per la Rivoluzione Inglese - il Parlamento non avrebbe potuto rovesciare la monarchia senza il sostegno dei piccoli produttori, dei contadini e dei lavoratori salariati, ma la plebe ha ottenuto poco da quella vittoria. Come scrisse Gerard Winstanley, il leader degli scavatori, alle "potenze d'Inghilterra" nel 1649: "sebbene voi abbiate promesso di fare di questo popolo un popolo libero, tuttavia avete gestito la questione in modo tale, grazie al vostro spirito egoista, che ci avete ridotto ancora di più in schiavitù, e l'oppressione è diventata per noi ancor più pesante."[31]

Dato che il re era uno dei più grandi e odiati enclosers, molti manifestanti anti-enclosure si aspettavano che il Parlamento sostenesse la loro causa, ma le loro speranze furono deluse. Non c'è da stupirsi, visto che quasi tutti i deputati erano importanti proprietari terrieri. Entrambe le camere del Parlamento condannarono ripetutamente le rivolte anti-enclosure, e nessuna misura anti-enclosure fu adottata durante la guerra civile o dal regime repubblicano degli anni 1650. L'ultimo tentativo di regolare (non di proibire) l'enclosure avvenne nel 1656, quando un disegno di legge in tal senso fu respinto in prima lettura: lo Speaker disse "non ci è mai piaciuto alcun disegno di legge che toccasse la proprietà", e un altro deputato sentenziò: "Il disegno di legge più malizioso che sia mai stato offerto a questa Camera."[32]

Quando il governo del Re sostituì il governo repubblicano degli anni 1650, ottenne delle entrate vendendo le regie foreste e passò a sostenere il drenaggio e la recinzione delle paludi. Approvò leggi che eliminavano tutte le rimanenti restrizioni feudali e gli oneri per i proprietari terrieri, ma non apportò alcuna miglioria per le tenute dei contadini e dei proprietari di cottages: "Così i proprietari terrieri si assicurarono i loro possedimenti come proprietà assoluta, e si assicurarono che gli aventi diritto rimanessero sfrattati."[33]

Secondo le parole di Christopher Hill, nella lotta per la terra nel XVII secolo, "la gente comune fu sconfitta non meno decisamente dalla Corona."[34]


L'ultima ondata

Ci furono sporadiche proteste anti-enclosure negli ultimi anni del XVII secolo, specialmente nelle paludi, ma a tutti gli effetti, le rivolte dal 1640 al 1660 furono le ultime del loro genere. All'inizio del 1700, la resistenza contadina consisteva per lo più nel cacciare illegalmente i cervi o nel raccogliere legna nei terreni recintati, non nell'abbattere i recinti. Il ricordo delle brutali sconfitte, rafforzato dalla paura nella forza della classe dominante, ora ancora più forte, scoraggiò qualsiasi ritorno all'azione di massa.

Fino alla metà del '700, i grandi proprietari terrieri che possedevano la maggior parte dei terreni agricoli inglesi sembra siano stati più interessati a raccogliere i frutti delle precedenti vittorie che a recintare i restanti campi e le terre comuni. Circa un quarto dei terreni agricoli del paese, era ancora lavorato in campi aperti nel 1700, ma finché gli affitti coprivano i costi, con un surplus sostanziale, pochi proprietari sceglievano di fare cambiamenti.

Quando una nuova ondata di enclosures iniziò verso il 1755, spronata prima dal calo dei prezzi del grano e poi dall'aumento generale dei prezzi durante le guerre napoleoniche, il contesto sociale ed economico era molto diverso. La società capitalista inglese, potremmo dire, era diventata più "civilizzata". Al posto dei metodi approssimativi degli anni precedenti, la enclosure divenne un processo burocratico strutturato, soggetto a supervisione e regolamentazione politica. L'enclosure richiedeva indagini e piani dettagliati preparati da avvocati e commissari professionisti nel campo della enclosure, riconosciuti dai grandi proprietari e affittuari di tre quarti delle terre coinvolte (che spesso erano una piccola minoranza delle persone interessate). Successivamente, tali procedure vennero inscritte in una serie di decreti che dovevano essere approvati da una commissione parlamentare e da entrambe le camere del Parlamento.

Marx si riferiva ai conseguenti Enclosure Acts come a "decreti con cui i proprietari terrieri si concedono la terra del popolo come proprietà privata, decreti di esproprio del popolo."[35]

La maggior parte delle enclosures parlamentari sembra aver seguito pedissequamente la legge, includendo un'equa assegnazione della terra o un indennizzo agli affittuari grandi e piccoli, ma la legge non riconosceva i diritti comunitari consuetudinari. Proprio come i metodi più rozzi dei secoli precedenti, la enclosure parlamentare non si limitò a confermare i diritti territoriali: eliminò i diritti comunitari ed espropriò le comunità senza terra che dipendevano da essi. Quando uno storico del 20° secolo definì tutto questo "perfettamente appropriato", perché la legge era rispettata e i diritti di proprietà protetti, Edward Thompson rispose:

"L'enclosure (al netto di tutte le sofisticazioni) fu un caso abbastanza chiaro di rapina di classe, giocato secondo le giuste regole della proprietà e della legge stabilite da un parlamento di proprietari e avvocati...”

"Ciò che era 'perfettamente appropriato' in termini di rapporti di proprietà capitalistici implicava, nondimeno, una rottura dell'integrità tradizionale della consuetudine del villaggio e del suo diritto: la violenza sociale della enclosure consisteva precisamente nella drastica, totale imposizione al villaggio delle definizioni capitalistiche della proprietà."[36]

Ci furono alcune rivolte locali dopo che l'enclosure fu approvata, spesso sotto forma di furto o incendi di pali di recinzione e rotaie, ma come ha mostrato J.M. Neeson, la maggior parte della resistenza prese la forma di "ostinata non collaborazione, resistenza a piedi puntati", prima che un progetto di legge sull'enclosure arrivasse a Londra. Gli abitanti dei villaggi si rifiutarono di parlare con gli ispettori o diedero loro informazioni imprecise, inviarono lettere minatorie, rubarono i registri e i piani dei campi, e in generale cercarono di forzare i ritardi o di far aumentare i costi ai proprietari. In alcuni casi, gli abitanti dei villaggi presentarono una petizione al Parlamento per respingere la proposta di legge, ma ciò risultava essere costoso e raramente aveva successo.[37]

In definitiva, comunque, il gioco era truccato. Il sabotaggio poteva rallentare le cose o ottenere termini e condizioni migliori, ma i proprietari terrieri e i grandi affittuari che volevano imporre l'enclosure potevano comunque farlo, e non c'era diritto di appello. Tra il 1750 e il 1820 furono approvati quasi 4.000 Enclosure Acts, che interessarono circa 6,8 milioni di acri. Solo una manciata di villaggi rimase con terreni senza recinzioni. Nonostante secoli di resistenza, il potere del capitale prevalse: "I beni comuni in Inghilterra furono gradualmente tolti di mezzo, le piccole fattorie inglobate, le terre chiuse e la gente comune allontanati con la forza."[38]


Continuando con l'enclosure

Come ha scritto Marx, "l'espropriazione della massa del popolo dalla terra, rappresenta la base del modo di produzione capitalista". Le persone che possono pur sempre provvedere a tutta o alla maggior parte della propria sussistenza restano indipendenti, con modalità che sono estranee al capitalismo, e non soggiacciono alla costrizione economica di lavorare per un salario. Come scrisse un sostenitore dell'enclosure nel 1800, "quando un lavoratore entra in possesso di più terra di quanta possa coltivarne a sera insieme alla sua famiglia non va bene...il contadino non deve più dipendere da se stesso per ottenere un lavoro costante."[39]

Questa serie di articoli si è focalizzata sull'Inghilterra, dove l'espropriazione ha comportato una guerra secolare contro i beni comuni. Fu il classico caso di accumulazione originaria, le "due trasformazioni" con cui "i mezzi sociali di sussistenza e produzione vengono trasformati in capitale, e i produttori immediati vengono trasformati in lavoratori salariati"[40]. Ma naturalmente questa non è l'intera storia. In altri luoghi, la crescita del capitalismo attraverso l'espropriazione è avvenuta a velocità diverse e in modi diversi.

In Scozia, per esempio, l'enclosure non ebbe luogo fino alla metà del '700, ma poi la spinta a raggiungere l'Inghilterra fece sì che fosse molto più veloce e particolarmente brutale. Come scrive Neil Davidson, gli orrendi sgomberi delle Highlands del 19° secolo, che Marx ha così eloquentemente condannato nel Capitale, coinvolsero non l'accumulazione originaria da parte di nuovi capitalisti, ma il consolidamento di "una classe di proprietari terrieri capitalisti già esistente e assolutamente rapace... il cui disprezzo per la vita umana (e, in effetti, per lo 'sviluppo') la segnalò come se avesse da tempo superato lo stadio di contribuire al progresso sociale."[41]

Naturalmente, la crescita dell'Impero Britannico, dall'Irlanda alle Americhe all'India e all'Africa, era basata sulla enclosure delle terre colonizzate e sull'espropriazione delle popolazioni indigene. Come scrisse Rosa Luxemburg, estendere la "piaga della civiltà capitalista" richiedeva

"la distruzione sistematica e l'annientamento di tutte le unità sociali non capitaliste che ostacolano il suo sviluppo... Ogni nuova espansione coloniale è accompagnata, come un dato di fatto, da una battaglia implacabile del capitale contro i legami sociali ed economici dei nativi, i quali vengono anche forzatamente derubati dei loro mezzi di produzione e della loro forza lavoro."[42]

Questo rimane vero anche oggi, quando l'1% della popolazione mondiale possiede il 45% di tutta la ricchezza privata e quasi tre miliardi di persone non possiedono nulla. Ogni anno, i ricchi raccolgono sempre più ricchezze del mondo, e le loro corporazioni distruggono sempre più sistemi di supporto alla vita, che dovrebbero essere il nostro patrimonio comune. Le enclosures continuano, rafforzando la presenza di una classe dirigente sempre più ricca e di una classe lavoratrice globale sempre più ampia.

Nel XVII secolo, un poeta sconosciuto riassunse l'ipocrisia e la brutalità della enclosure in quattro brevi righe:

La legge imprigiona l'uomo o la donna
che tolgono l'oca dal bene comune
Ma lascia libero il più grande criminale
che toglie il bene comune dall'oca.

Dovremmo anche ricordare il quarto verso di questa poesia, che ci spinge a passare dall'indignazione all'azione.

La legge imprigiona l'uomo o la donna
che tolgono l'oca dal bene comune
E le oche non saranno più un bene comune
Finché qualcuno non andrà a riprendersele.



Note


*
commoners erano contadini che, nel Regno Unito, avevano diritti, assieme ad altri, su una common land, cioè «un terreno di proprietà collettiva di un certo numero di persone, o di una sola persona, ma su cui altre persone hanno alcuni diritti tradizionali, tali da consentire il pascolo del loro bestiame, la raccolta della legna da ardere o il taglio della torba da utilizzare come combustibile» (Wikipedia) [N.d.T.]

[1] Quotations in Andy Wood, The 1549 Rebellions and the Making of Early Modern England (Cambridge University Press, 2007), 49.

[2] Friedrick Engels, “La guerra dei contadini in Germania” (1850) in Marx Engels Opere, vol. 10 (Edizioni Lotta Comunista, 2021), 429-30.

[3] Roger B. Manning, Village Revolts: Social Protest and Popular Disturbances in England, 1509-1640 (Clarendon Press, 1988), 3.

[4] Briony Mcdonagh and Stephen Daniels, “Enclosure Stories: Narratives from Northamptonshire,” Cultural Geographies 19, no. 1 (January 2012), 113.

[5] Norah Carlin, The Causes of the English Civil War (Blackwell, 1999), 129.

[6] R. H. Tawney, The Agrarian Problem in the Sixteenth Century (Lector House, 2021 [1912]), 76.

[7] John U. Nef, The Rise of the British Coal Industry, vol. 1 (Frank Cass, 1966), 342-3, 310.

[8] John U. Nef, The Rise of the British Coal Industry, vol. 1 (Frank Cass, 1966), 312, 316-7, 291-2. Vedi anche Andreas Malm, Fossil Capital: The Rise of Steam Power and the Roots of Global Warming (London: Verso, 2016), 320-24.

[9] Christopher Hill, Reformation to Industrial Revolution (Weidenfeld & Nicolson, 1968), 51.

[10] Proceedings in the Commons, 1601: November 2–5.

[11] Hill, Reformation to Industrial Revolution, 51.

[12] Keith Wrightson, Earthly Necessities: Economic Lives in Early Modern Britain (Yale University Press, 2000), 162.

[13] Peter Bowden, “Agricultural Prices, Farm Profits, and Rents,” in The Agrarian History of England and Wales, ed. Joan Thirsk, vol. IV (Cambridge University Press, 1967), 695, 690, 621.

[14] Buchanan Sharp, In Contempt of All Authority: Rural Artisans and Riot in the West of England, 1586-1660 (University of California, 1980), 264.

[15] Figure simili appaiono frequentemente nelle rivolte rurali in Inghilterra: esempi successivi furono Lady Skimmington, Ned Ludd e Captain Swing.

[16] Martin Empson, ‘Kill All the Gentlemen’: Class Struggle and Change in the English Countryside (Bookmarks, 2018), 165.

[17] John E. Martin, Feudalism to Capitalism: Peasant and Landlord in English Agrarian Development (Macmillan, 1986), 173.

[18] Sharp, In Contempt of All Authority, 84-5.

[19] Sharp, In Contempt of All Authority, 86.

[20] Sharp, In Contempt of All Authority, 144.

[21] James Boyce, Imperial Mud: The Fight for the Fens (Icon Books, 2021), Kindle edition, loc. 840.

[22] Brian Manning, The English People and the English Revolution (Bookmarks, 1991), 194.

[23] Brian Manning, Aristocrats, Plebeians and Revolution in England 1640-1660 (Pluto Press, 1996), 1.

[24] Manning, English People, 195.

[25] John S. Morrill, The Revolt of the Provinces: Conservatives And Radicals In The English Civil War, 1630 1650 (Longman, 1987) 34.

[26] “General Order for Possessions, to secure them from Riots and Tumults,” House of Lords Journal vol. 4, July 13, 1641.

[27] Lindley, Fenland Riots, 68.

[28] Sharp, In Contempt of All Authority, 228.

[29] Quoted in Lindley, Fenland Riots, 149.

[30] Lindley, Fenland Riots, 147.

[31] Gerard Winstanley, The Law of Freedom, and Other Writings, ed. Christopher Hill (Penguin Books, 1973), 82.

[32] Christopher Hill and Edmund Dell, eds., The Good Old Cause, 2nd ed. (Routledge, 2012), 424.

[33] Christopher Hill, Puritanism and Revolution: Studies in Interpretation of the English Revolution of the 17th Century (Schocken Books, 1964), 191.

[34] Christopher Hill, God’s Englishman: Oliver Cromwell and the English Revolution (Harper, 1972), 260.

[35] Karl Marx, Il capitale. Critica dell'economia politica, Libro primo, Roma, 1989 (Ristampa anastatica della V ed. dell’ottobre 1964), 885.

[36] E. P. Thompson, The Making of the English Working Class (Penguin Books, 1991), 237-8.

[37] Il miglior resoconto della resistenza all'enclosure nel 18° secolo è il capitolo 9 di J. M. Neeson, Commoners: Common Right, Enclosure and Social Change in England, 1700-1820 (Cambridge University Press, 1993).

[38] John Bellamy Foster, Brett Clark, and Hannah Holleman, “Marx and the Commons,” Social Research (Spring 2021), 5.

[39] Commercial and Agricultural Magazine, October 1800, quoted in E. P. Thompson, The Making of the English Working Class (Penguin Books, 1991), 243.

[40] Karl Marx, , Il capitale. Critica dell'economia politica, Libro primo, Roma, 1989 (Ristampa anastatica della V ed. dell’ottobre 1964), 874.

[41] Neil Davidson, “The Scottish Path to Capitalist Agriculture 1,” Journal of Agrarian Change (July 2004), 229.

[42] Rosa Luxemburg, L'accumulazione del Capitale, (Einaudi 1974), 352, 350.


Ian Angus

Traduzione di Vincenzo Riccio - Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 15.01.2022


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