La Peste suina africana (PSA) è una malattia terribile che colpisce i suidi domestici e selvatici. Le sofferenze cui sono sottoposti questi animali, la mancanza di igiene, la convivenza quotidiana con i propri escrementi non sono un problema per la stragrande maggioranza dell'umanità. Lo diventano solo quando “la merce si deteriora”. La PSA non contagia l'essere umano (al momento e fino al prossimo spill-over) ma crea la necessità di distruggere “merce”, cioè capi animali, per contenere le perdite. In molti casi gli animali non vengono nemmeno uccisi, ma seppelliti vivi in qualche discarica (“famosi” gli episodi di seppellimento in Korea)...Da sotto i tumuli di terra i lamenti si protraggono per settimane.

La causa delle malattie epizootiche è sempre la stessa: una concentrazione biologica in condizioni di affollamento e sporcizia e maltrattamenti inauditi finalizzata a ottenere il massimo di profitto al minimo di costi. A queste condizioni il sistema immunitario di questi animali si spappola e diventa il miglior “brodo di cultura” dei più svariati tipi di germi patogeni. Alla fine può succedere che uno di questi sconfini verso la specie umana: è appunto il fenomeno dello spill-over ed è la causa principale delle pestilenze che dal tempo di Edipo affliggono l'umanità.


Cosa succede nei boschi liguri e piemontesi

Secondo la versione ufficiale, i cinghiali avrebbero contratto in qualche modo la PSA dai maiali d'allevamento. Si parla di cibo e rifiuti infetti (a base di scarti di maiale) ai quali i cinghiali avrebbero avuto accesso.
Sarà vero, ma perché non considerare l'ipotesi più ovvia, e cioè che spesso i piccoli di chinghiale vengono allevati insieme ai maiali e rilasciati successivamente nel bosco a scopo venatorio?
Il ripopolamento a scopo venatorio è stato vietato da anni ma si registrano comunque numerosi casi di ripopolamenti abusivi.
In questo secondo caso, la trasmissione è diretta e più verosimile: i cinghialetti convivono negli stessi spazi dei maiali, condividono tutto il biota dei maiali e quindi vengono immessi nel territorio!

Inoltre, la razza originaria presente in Italia è ormai definitivamente ibridata con altre razze straniere introdotte nel corso degli anni e soprattutto con il maiale domestico, fatto che ha aumentato il patrimonio genetico comune e verosimilmente la possibilità della trasmissione di patogeni.
Secondo l'Ente Parchi del Lazio “Gli esemplari attualmente presenti nel nostro Paese risultano più grandi, molto più prolifici e più confidenti con l’uomo rispetto a quelli che, alla metà del secolo scorso, popolavano parte della penisola”.


Le soluzioni ufficiali: La caccia e la caccia selettiva

La caccia non è la soluzione, è il problema.
Considerando che il sovrappopolamento di cinghiali (voluto dai cacciatori) aumenterebbe la trasmissione, si ripropone la caccia di contenimento.
E' una posizione sbagliata perché, afferma l'Ente Parchi del Lazio “...recenti studi scientifici condotti in Francia e in Germania su gruppi di cinghiali residenti in regioni con diverse densità di cacciatori, hanno evidenziato che la fertilità dei cinghiali è notevolmente più alta quando sono sottoposti a pressione venatoria elevata. Infatti, poiché la caccia ha luogo soprattutto in autunno ed in inverno, se in un territorio vengono uccisi molti animali, i sopravvissuti avranno una maggior disponibilità di cibo. Gli animali meglio nutriti si riproducono più presto in primavera e hanno una discendenza più numerosa”.
Sempre secondo l'ente Parchi del Lazio “Il fatto che ogni anno, in Italia, siano abbattuti migliaia di capi, anche nelle aree protette (solo nel Parco della Maremma e in quello dell’Arcipelago Toscano, ne vengono abbattuti circa 2000/anno), senza che la specie accenni a un ritorno a condizioni quantitative e qualitative naturali, evidenzia il fallimento del ricorso a questa pratica”.

La caccia aumenta senz'altro la trasmissione di patogeni in quanto “per le sue carni, molto richieste dai ristoratori, il cinghiale è già tra le specie più bracconate, dentro e fuori le aree protette”.
Condizione che si concretizza in una circolazione illegale di carni che, al contrario di una filiera organizzata, non sono sottoposte a nessun tipo di controllo sanitario.
La questione non è da poco e dovrebbe preoccupare molto, istituzioni e consumatori, considerando che nei cinghiali abbattuti e controllati si sono riscontrati diversi patogeni assolutamente problematici per la salute umana, come: epatite E (una zoonosi sempre più riscontrata a livello nazionale), brucella, tubercolosi, listeria, toxoplasma, trichina, echinococco, etc...”

La caccia selettiva (escludendo cioè le matriarche, che inibiscono l'estro delle più giovani) finora non è stata applicata se non in poche regioni (proprio in Piemonte e Liguria) e non ha risolto il problema del sovrappopolamento.


L'interdizione dei boschi agli escursionisti

Arriviamo dunque all'ennesima pantomima pseudosanitaria, che vorrebbe interdire l'accesso ai boschi agli escursionisti con la risibile ragione che gli umani potrebbero portare sotto le scarpe (sic!) dei germi e introdurli (sic!) negli allevamenti.

A fronte:
1)    Dell'introduzione abusiva di esemplari allevati con maiali e quindi potenzialmente già contagiati
2)    Dell'attività venatoria che ha trasformato i nostri boschi in una carnaio diffondendo germi di ogni tipo
3)    Della circolazione illegale di carni di cinghiale non controllate

L'interdizione a chi fa trekking, appare una misura risibile, se non colpevolmente irresponsabile perché ignora le suddette cause... Un po' come dare un cerotto a una soggetto sofferente per lesioni multiple. Però fa scena, dà l'impressione di fare qualcosa e soprattutto è propaganda a buon prezzo per le prossime amministrative.

Prima del covid non sarebbe mai passata l'idea di un lockdown agli escursionisti, ma l'assuefazione alle maniere forti e ai comportamenti irrazionali è ormai cosa  inveterata per gli italiani (aldilà degli schieramenti ufficiali, questo momento storico verrà valutato come un serio sbandamento su posizioni autoritarie addotto da una reale o fittizia emergenza sanitaria).

Su tutto incombe la rimozione delle ragioni profonde di questa come di tutte le  epidemie epizootiche e umane: l'esistenza di lager e di catene di “smontaggio” di animali per un consumo di carne che è inutile dal punto di vista nutrizionale, deleterio rispetto alla salute e devastante rispetto ai sistemi ecologici.

Come afferma lo storico e biologo Jared Diamond “serve un nuovo patto fra esseri umani e natura ... Noi esseri umani, gli animali e le piante siamo tutti sulla stessa barca, la barca del pianeta. O noi tutti sopravviviamo insieme o noi tutti cadiamo nell’abisso insieme, sta a noi la scelta”.


Angelo Marconcini - Redazione di Antropocene,org