"Il capitale contro i beni comuni" è una serie di articoli sul primo capitalismo e l'agricoltura in Inghilterra.
In questa terza parte si discute dei riformatori protestanti del XVI secolo che si opposero alla crescente spinta verso la privatizzazione della terra.

La prima parte ha discusso il ruolo centrale della proprietà condivisa e dei diritti comuni alle risorse nell'agricoltura pre-capitalista. Nel 1400 quel sistema cominciò a mostrare le prime crepe, iniziando la transizione dal feudalesimo al capitalismo.
La seconda parte ha discusso i processi conosciuti come "enclosure". Alla fine del 1400, i proprietari terrieri cominciarono a sfrattare i piccoli fittavoli per aumentare i profitti, spesso creando grandi allevamenti di pecore. Nel 1530 questo cambiamento fu intensificato quando Enrico VIII si impadronì delle vaste terre della chiesa e le vendette a investitori che imposero affitti più gravosi e con una durata temporale minore. Le due trasformazioni gemelle che Marx chiamò accumulazione originaria - la terra rubata che diventa capitale e i produttori senza terra che diventano lavoratori salariati - erano ben avviate quando migliaia di contadini si ribellarono ai cambiamenti nel 1549.

 

Contro l'enclosure: gli uomini del Commonwealth



Devo minacciar loro la dannazione eterna, siano essi gentiluomini o qualunque cosa siano, che non cessano di unire casa a casa, e terra a terra, come se solo loro dovessero acquistare e abitare la terra." - Thomas Cranmer, Arcivescovo di Canterbury, 1550 [1]

"Accumulare, accumulare! Questo è Mosè e i profeti!"- Karl Marx, 1867 [2]

 

La privatizzazione della terra è stata giustamente descritta come "forse la più strana di tutte le imprese dei nostri antenati." [3]

L'enclosure - la trasformazione delle risorse comuni in proprietà privata - fu una caratteristica fondamentale dell'ascesa del capitalismo nel primo periodo dell’età moderna inglese. Non solo comportava nuovi modi di utilizzare la terra, ma anche, come causa ed effetto, nuovi modi di concepire la stessa.

L'idea che gli individui potessero rivendicare la proprietà esclusiva di parti della natura da cui tutti gli esseri umani dipendono era davvero molto strana. Contrariamente all'opinione, spesso espressa, che l'avidità è insita nella natura umana, il passaggio da un'agricoltura basata sui beni comuni a un'agricoltura basata sul profitto privato non fu facilmente accettata - infatti, tale processo fu denunciato e contrastato come un assalto alle leggi di Dio e ai bisogni dell'umanità.



Nel 1547 morì Enrico VIII, succeduto sul trono da Edoardo VI, che allora aveva solo nove anni. Per i successivi sei anni, il potere politico effettivo rimase a un consiglio di reggenza, guidato dal duca di Somerset fino al 1549, e dal duca di Northumberland dalla fine del 1549 fino alla morte di Edoardo nel 1553.

Somerset e Northumberland erano profondamente protestanti e volevano che la chiesa inglese si allontanasse dalla dottrina e dalle pratiche cattoliche più di quanto Enrico VIII avesse permesso. Per promuovere ciò, la legge che metteva fuori legge l'eresia fu abrogata e la censura fu allentata, iniziando un periodo denominato "la prima grande era nella storia della discussione pubblica inglese." [4]

I protestanti liberali approfittarono di questa apertura per condurre una vigorosa campagna, non solo per la riforma religiosa, ma contro il peccato e la corruzione nella società, in modo particolare contro "l'erosione" dei valori economici tradizionali. Le loro pesanti condanne agli avidi proprietari terrieri e ai mercanti circolavano sia come libri e sermoni indirizzati ai ricchi, sia come pamphlet e striscioni poco costosi che venivano venduti nelle strade della città.

Non sembra che abbiano agito come un gruppo organizzato, ma i loro discorsi e scritti rivelano chiaramente la presenza di una forte corrente di opinione anticapitalista nell'Inghilterra della metà del 1500. Poiché si concentravano sul common weal - il bene comune - gli storici li hanno etichettati come gli uomini del commonwealth.


Cormorani e avidi gabbiani

Il libro di R.H. Tawney del 1926, La religione e la genesi del capitalismo, rimane il miglior resoconto delle complesse connessioni tra la critica sociale e quella religiosa nell'Inghilterra dei Tudor.

"Era un'epoca in cui l'odio popolare nei confronti degli encloser e dei engrosser [N.d.T. accaparratori] trovava un naturale alleato nel sentimento religioso, in una tradizione che aveva insegnato che l'avidità di guadagno era un peccato mortale, e che l'appellativo di interesse economico non mitigava la sentenza, ma aggravava il reato.

"In Inghilterra, come nel continente, il radicalismo dottrinale marciava di pari passo con il conservatorismo sociale. L'attacco più feroce ai disordini sociali venne, non dai partigiani della vecchia religione, ma dai divini dell'ala sinistra del partito protestante, che vedevano nell'individualismo economico solo un'altra espressione del lassismo e della licenza che avevano degradato la purezza della religione, e che intendevano per riforma un ritorno all'austerità morale della Chiesa delle origini, non meno che al suo governo e alla sua dottrina." [5]

Il grande peccato che condannarono fu la cupidigia: il desiderio di accumulare sempre più ricchezza. Hugh Latimer, il predicatore più popolare dell'epoca condannò l'avidità dei proprietari terrieri in generale, e l'enclosure in particolare, nella predica di un sermone avvenuta di fronte al re e ad altri notabili.

"Voi proprietari terrieri, voi affittatori, voi signorotti, voi signori innaturali, voi annualmente percepite troppo per i vostri possedimenti. Perché ciò che prima veniva affittato per venti o quaranta sterline all'anno (che è una parte onesta da avere gratuitamente in una signoria del sudore e del lavoro di un altro uomo) ora viene affittato per cinquanta o cento sterline all'anno. ... Il troppo che questi uomini ricchi hanno, causa una tale penuria, che i poveri, che vivono del loro lavoro, con il sudore della loro fronte non riescono ad avere da vivere ...

"Allevatori, affittatori e coloro che recintano le terre, ostacolano l'onore del re. Perché dove c'erano molti capifamiglia e abitanti ora non c'è che un pastore e il suo cane." [6]

Queste opinioni trovarono sostegno nei circoli dirigenti del paese. Book of Common Prayer, redatto dall'arcivescovo Cranmer e da altri funzionari della Chiesa nel 1553, includeva una preghiera "Per i proprietari terrieri".

"Ti preghiamo di cuore di mandare il Tuo Santo Spirito nei cuori di coloro che possiedono i terreni e i pascoli della terra, affinché si ricordino di essere Tuoi affittuari, non si affliggano né allunghino gli affitti delle loro terre, né prendano multe irragionevoli. ... Dà loro anche la grazia ... che ... si accontentino di ciò che è sufficiente e non uniscano casa a casa e terra a terra, per impoverire gli altri, ma si comportino così nel dare in affitto le loro terre, proprietà e pascoli che dopo questa vita possano essere ricevuti in dimore eterne." [7]

Uno dei critici più veementi dell'avidità e dello sfruttamento fu il tipografo e poeta londinese Robert Crowley, che offrì questa spiegazione delle ribellioni contadine del 1549.

"Se dovessi chiedere al povero del paese quale pensa sia la causa della Sedizione, conosco la sua risposta. Mi direbbe che i grandi agricoltori, i pastori, i ricchi macellai, gli uomini di legge, i mercanti, i gentiluomini, i cavalieri, i signori, e non saprei dire chi; uomini che non hanno nome, perché fanno tutto ciò da cui dipende qualsiasi guadagno. Uomini senza coscienza. Uomini completamente privi del timore di Dio. Sì, uomini che vivono come se non ci fosse alcun Dio! Uomini che vorrebbero avere tutto nelle proprie mani; uomini che non lascerebbero nulla agli altri; uomini che sarebbero soli sulla terra; uomini che non sarebbero mai soddisfatti.

"Cormorani, gabbiani avidi, uomini che divorano uomini, donne e bambini, sono la causa della Sedizione! Prendono le nostre case , comprano le nostre terre dalle nostre mani, aumentano i nostri affitti, impongono grandi (sì, irragionevoli) multe, racchiudono i nostri beni comuni! Nessuna usanza, nessuna legge o statuto può impedire loro di opprimerci in tal modo, che non sappiamo da che parte girarci per vivere." [8]

Condannando "gli affittuari che cancellano i contratti di locazione dei terreni per affittarli di nuovo al doppio o al triplo dell'affitto", Crowley sosteneva che i proprietari dovrebbero "considerarsi solo amministratori, e non signori dei loro beni".

"Ma fino a quando questa persuasione rimarrà nelle loro menti - 'È mio; chi mi impedirà di fare ciò che voglio con il mio, come voglio' - non sarà possibile avere alcuna riparazione. Perché se posso fare del mio come voglio, allora posso lasciare che mio fratello, sua moglie e i suoi figli lavorino per strada, a meno che non mi dia più affitto per la mia casa di quanto potrà mai pagare. Allora potrò prendere i suoi beni per quello che mi deve, e tenere il suo corpo in prigione, facendo perire sua moglie e i suoi figli, se Dio non muoverà il cuore di qualche uomo a compatirli, e mantenere i miei forzieri pieni di oro e argento." [9]


Ritorno al feudalesimo

Mentre nessuno può dubitare della sincerità delle loro critiche ai ricchi, gli uomini del Commonwealth erano anche "uniti nel denunciare i ribelli, il cui peccato non potrebbe mai essere giustificato anche se le loro lamentele potessero." [10]

L'arcivescovo di Canterbury, la cui denuncia dell'accumulo di ricchezze è citata all'inizio di questo articolo, nello stesso sermone condannava anche "le assemblee e i tumulti illegali" e le persone che "confondono tutto con tumulti sediziosi e inquietudine". "Dio nelle sue Scritture proibisce espressamente ogni vendetta privata, e aveva stabilito questo ordine nelle comunità, che ci fossero re e governatori ai quali egli ha voluto che tutti gli uomini fossero soggetti e obbedienti." [11]

Parlando delle ribellioni del 1549, Latimer dichiarò che "tutte le persone iraconde e ribelli, tutti gli attaccabrighe e i battaglieri, tutti gli spargitori di sangue, fanno la volontà del diavolo e non quella di Dio." La disobbedienza ai propri superiori era un peccato grave, anche se i superiori stessi violavano le leggi di Dio. "Qualunque leggi facciano, per quanto riguarda le cose esteriori, dobbiamo obbedire e in nessun modo ribellarci, sebbene non siano mai così dure, fastidiose e dolorose." [12]

Subito dopo aver condannato i padroni come cormorani e gabbiani avidi, Crowley disse ai ribelli del 1549 che erano stati ingannati dal diavolo: "vendicare i torti subiti da un soggetto usurpando l'ufficio di un re è come usurpare l'ufficio di Dio". I poveri dovrebbero soffrire in silenzio, aspettando l'intervento materiale o divino.

Come i "socialisti feudali" del diciannovesimo secolo, che Marx ed Engels criticarono tre secoli dopo, gli uomini del Commonwealth erano letteralmente reazionari - volevano "tirare indietro la ruota della storia". "Dai mali della società attuale questo gruppo trae la conclusione che la società feudale e patriarcale dovrebbe essere restaurata perché era libera da questi mali." [13]

Come dice lo storico Michael Bush, gli uomini del Commonwealth "mostravano preoccupazione per i poveri, ma accettavano la necessità della povertà."

"Senza eccezione, sottoscrissero l'ideale tradizionale dello stato come un corpo politico in cui ogni gruppo sociale aveva il suo posto, la sua funzione e il suo destino. ... Supplicavano i governanti di riformare la società e proponevano vari mezzi, ma non cambiandone la struttura. Il loro pensiero era paternalistico e conservatore. Anche se censuravano la nobiltà, era per i malcostumi, non perché classe dirigente." [14]

I riformatori protestanti inglesi della metà del 1500 "ereditarono l'idea sociale del cristianesimo medievale praticamente nella sua interezza", quindi le loro opinioni erano "particolarmente antitetiche allo spirito acquisitivo che animava l'emergente società del capitalismo." [15]

Nel 1500, scrisse Tawney, "le nuove realtà economiche entrarono in forte collisione con la teoria sociale ereditata dal Medioevo." [16] Ciò che scioccava e spaventava gli uomini del Commonwealth non era solo la povertà, ma l'emergere di una visione del mondo che ripudiava "i princìpi per i quali, come sembrava, la società umana si distingue da un branco di lupi."

"Quel credo era che l'individuo è padrone assoluto del suo, e, nei limiti stabiliti dalla legge, può sfruttarlo onestamente a suo vantaggio monetario, libero dall'obbligo di subordinare il proprio profitto al benessere dei suoi vicini, o di dare conto delle sue azioni a un'autorità superiore."

Il credo del "branco di lupi che stavano combattendo", commentò ironicamente Tawney, era "la teoria della proprietà, che sarebbe stata successivamente accettata da tutte le comunità civilizzate." [17]


Una battaglia persa

Gli uomini del Commonwealth erano eloquenti e persuasivi, ma stavano combattendo una battaglia persa. Gli aristocratici, che possedevano la maggior parte dei terreni agricoli dell'Inghilterra e controllavano il governo potevano tollerare critiche pubbliche e leggi inefficaci, ma non qualcosa che minacciasse effettivamente la loro ricchezza e il loro potere. Essi incolparono i critici delle ribellioni del 1549 e spodestarono rapidamente il duca di Somerset, l'unico membro del Consiglio di Reggenza che sembrava favorire l'applicazione delle leggi anti-enclosure.

Ciò che restava della campagna del Commonwealth, crollò dopo il 1553 quando la cattolica Maria Tudor divenne regina e instaurò un feroce regno del terrore contro i protestanti. Circa 300 "eretici", tra cui Hugh Latimer e Thomas Cranmer, furono bruciati sul rogo, e altre centinaia fuggirono nei paesi protestanti del continente.

Le pratiche capitalistiche, nelle campagne, avevano già un forte punto d'appoggio negli anni quaranta del Cinquecento, e si diffusero rapidamente nel resto del secolo, indipendentemente da ciò che potevano dire i predicatori cristiani. "Forme di comportamento economico che sembravano nuove e aberranti negli anni Quaranta del Cinquecento, si stavano normalizzando al punto da essere date per scontate." [18]

Per i proprietari terrieri che volevano preservare i loro possedimenti, quel cambiamento non fu una scelta. Fu loro imposto da cambiamenti indipendenti dal loro controllo.

"Tra l'inizio del XVI secolo e il 1640 i prezzi, in particolare quelli dei generi alimentari, aumentarono di circa sei volte. ... [Questo] premiò, insolitamente, l'energia e l'adattabilità e trasformò il conservatorismo da una forza che dava stabilità in una via rapida al disastro economico. Le famiglie contadine che mantennero le vecchie abitudini, lasciando gli affitti com'erano e continuando a concedere lunghe locazioni, si trovarono presto intrappolate tra redditi statici e prezzi crescenti." [19]

Di conseguenza, le tendenze a cui Latimer e gli altri  si opponevano in realtà accelerarono, e la loro visione di un rinato paternalismo feudale fu sostituita nel pensiero della classe dominante da quello che lo storico C.B. MacPherson chiama "individualismo possessivo" - la visione che la società è un insieme di relazioni di mercato tra persone che hanno il diritto assoluto di fare ciò che vogliono con la loro proprietà. [20] Questa visione è rimasta centrale fino ad oggi per tutte le varianti dell'ideologia capitalista.

Il Parlamento non ha mai approvato un'altra legge anti-enclosure dopo il 1597 e gli Stuart, che sono succeduti ai Tudor nel 1603, si limitarono a proteggere i poveri dall'enclosure. "Di tanto in tanto venivano create delle commissioni per la ricerca dei trasgressori, ma i loro crimini venivano perdonati dietro pagamento di una multa. La punizione dei colpevoli era degenerata in un dispositivo per l'aumento delle entrate e poco altro." [21]

Come scrive Christopher Hill, nel secolo precedente la rivoluzione inglese, gli atteggiamenti della classe dirigente verso la terra cambiarono radicalmente. "Nessun governo dopo il 1640 cercò seriamente di impedire le enclosures, o anche di fare soldi multando chi lo faceva." [22]

Ma solo i ricchi avevano deciso che la privatizzazione della terra era una buona idea. I poveri continuarono a resistere a quella strana impresa e ora, per alcuni, l'obiettivo era il comunismo.


Note

Ho modernizzato l'ortografia, e occasionalmente la grammatica e il vocabolario, nelle citazioni di autori del XVI e XVII secolo.

[1] Thomas Cranmer, “A Sermon on Rebellion,” The Works of Thomas Cranmer, ed. John Edmund Cox (Cambridge University Press, 1846), 196. The date 1550 is approximate.

[2] Karl Marx, Capital, vol. 1, (Penguin Books, 1976), 742. (Il Capitale, Editori Riuniti, 1980).

[3] Karl Polanyi, The Great Transformation (Beacon Press, 2001), 178. (La grande trasformazione, Einaudi, 1974)

[4] Arthur B. Ferguson, The Articulate Citizen and the English Renaissance (Duke University Press, 1965), XIII.

[5] Richard H. Tawney, Religion and the Rise of Capitalism: A Historical Study (Angelico Press, 2021 [1926]), 140-41 (La religione e la genesi del capitalismo, Feltrinelli, 1967).

[6] Hugh Latimer, “The First Sermon Preached before King Edward, March 8, 1549,” Sermons by Hugh Latimer, (Christian Classics Ethereal Library)

[7] Quoted in Thomas Edward Scruton, Commons and Common Fields (Batoche Books, 2003 [1887]), 81-2.

[8] Robert Crowley, “The Way to Wealth,” The Select Works of Robert Crowley, ed. J.M. Cowper, (Kegan Paul Trench Trubner & Co., 1872), 132-3.

[9] Robert Crowley, “An information and petition against the oppressors of the poor commons of this realm,” The Select Works of Robert Crowley, ed. J.M. Cowper, (Kegan Paul Trench Trubner & Co., 1872), 162, 157.

[10] Catharine Davies, A Religion of the Word: The Defence of the Reformation in the Reign of Edward VI (Manchester Univ. Press, 2002), 159.

[11] Thomas Cranmer, “A Sermon on Rebellion,” The Works of Thomas Cranmer, ed. John Edmund Cox (Cambridge University Press, 1846), 192, 193

[12] Hugh Latimer, “The Fourth Sermon upon the Lord’s Prayer (1552)” Sermons by Hugh Latimer, (Christian Classics Ethereal Library) https://ccel.org/ccel/latimer/sermons/

[13] Karl Marx & Friedrich Engels, Collected Works, vol. 6, (International Publishers, 1976) 494, 355.

[14] M. L. Bush, The Government Policy of Protector Somerset (Edward Arnold, 1975), 61.

[15] Arthur B. Ferguson, The Articulate Citizen and the English Renaissance (Duke University Press, 1965), 248.

[16] Tawney, Religion and the Rise of Capitalism, 135 (La religione e la genesi del capitalismo, Feltrinelli, 1967).

[17] Tawney, Religion and the Rise of Capitalism, 146-7 (La religione e la genesi del capitalismo, Feltrinelli, 1967).

[18] Keith Wrightson, Earthly Necessities: Economic Lives in Early Modern Britain (Yale University Press, 2000), 202.

[19] Lawrence Stone, The Crisis of the Aristocracy, 1558-1641 (Oxford University Press, 1965), 188, 189-90 ( La crisi dell aristocrazia. L Inghilterra da Elisabetta a Cromwell, Einaudi, 1972).

[20] C. B. Macpherson, The Political Theory of Possessive Individualism: Hobbes to Locke (Oxford University Press, 1962).

[21] Joan Thirsk, “Enclosing and Engrossing, 1500-1640,” in Agricultural Change: Policy and Practice 1500-1750, ed. Joan Thirsk (Cambridge University Press, 1990), 67.

[22] Christopher Hill, Reformation to Industrial Revolution (Weidenfeld & Nicolson, 1968), 51.


Ian Angus

Traduzione di Vincenzo Riccio - Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 21.10.2021


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