Sono milioni i morti causati dall’inquinamento atmosferico e dal riscaldamento globale, una quota di questi sono bambini con precoci problemi alle vie respiratorie. Altrettanti quelli che ogni giorno muoiono sulle strade mentre vanno o tornano dal lavoro, oltre a quelli che sul lavoro muoiono. Ma si contano i cinque milioni per Covid e li si ricordano ogni giorno sui mass-media, onde vantare il soccorso delle "magnifiche sorti e progressive". I primi non fanno testo, poiché di fatto mettono in discussione il sistema del lavoro-capitale, i secondi, invece, "naturalizzano" la patologia (un virus, niente che sembra abbia a che fare col mostruoso regime alimentare da cui le epidemie originano) e consentono il solito sporco affare che consegue alle patologie create dal sistema industriale capitalistico. L'uno sostiene l'altro, che poi il risvolto sanitario diretto prenda una forma pubblica o privata, non ha alcuna importanza.

Il nostro modus vivendi è immagine e somiglianza dei rapporti sociali, il residuo naturale ci aiuta a decifrare il grado di follia a cui siamo giunti.  La polemica vax - no vax, green pass - no green pass, in tal senso, è puramente ideologica, serve spontaneamente al sistema per consolidare la "farmacolizzazione" dei nostri corpi e nel contempo per darsi una patina di liberalità.

Gli stessi rappresentanti di questo sistema sociale, che per decenni hanno accompagnato sul teatrino della politica questo disastro, ora si presentano come i probabili salvatori (essi stessi disperano), ufficializzano la naturalità degli eventi e sbeffeggiano una ragazzina. Si preparano solo a consolidare un sistema terminale energivoro, un 'nuovo' terminale "sistema dissipativo", ove i tormenti maggiori li subiranno le specie animali e vegetali, domestiche e selvagge. Questo inferno senza dubbio avrà una fine.

Lo stesso "Soggetto" che non desidera una rivoluzione dei rapporti sociali, del metabolismo cancerogeno capitalistico, privo di meccanismi di feedback negativi, è l'unico che possa accettarla. Quello che non la vuole, la sta facendo distruggendo se stesso (capitale speculativo) e il metabolismo di chi lo ospita.

In questo paradosso, la Storia incombe, proprio mentre essa pare del tutto assente.