Il crollo della civiltà occcidentale, di Erik M. Conwey, Naomi Oreskes, Piano B, 2018.

Ambientato nel 2393 – trecento anni dopo i tragici eventi che portarono al collasso climatico, sociale, economico e demografico delle grandi potenze occidentali del Ventesimo secolo – racconta di un giovane storico della Seconda Repubblica Popolare Cinese che cerca di esaminare e comprendere le cause del crollo della civiltà occidentale.

Il crollo della civiltà occidentale è uno dei libri che ha fatto più discutere sul tema dell’ambiente e del nostro futuro, vista l’assenza di politiche serie capaci di affrontare realmente la catastrofe ambientale che si sta preparando. Proprio lo stile originale tra finzione e saggio è il segreto del successo del libro: la critica al sistema capitalista e all’inedia degli Stati democratici — incapaci di mutare lo status quo che sta conducendo l’ambiente alla rovina — diviene infatti maggiormente pungente e pregnante grazie alla drammaticità conferita dal genere fiction, mentre l’approccio divulgativo e ampiamente documentato, tipico del saggio, dona profondità e numerosi spunti di riflessione storica e scientifica.

Il crollo della civiltà occidentale riesce a far “vedere” al lettore la direzione presa dalla nostra civiltà e la fine tragica che si sta preparando, se non si interviene subito per fermare la folle corsa verso l’autodistruzione.


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