Il capitale nell'Antropocene, di Kohei Saito, Einaudi, 2024. Il capitalismo non ci guiderà fuori dalla crisi. Qualsiasi ricetta economica basata su una crescita continua porta alla distruzione del pianeta. L’unica possibilità è tirare il freno. E Marx, al riguardo, ha qualcosa da insegnarci. Il manifesto politico-economico con cui tutte le sinistre del mondo devono confrontarsi.

In un periodo di ecoansia, in cui fenomeni sempre più estremi ci costringono a fare i conti con l’abitabilità di alcune parti del globo e con la sostenibilità del nostro modo di vivere, Saito irrompe nel dibattito con proposte coraggiose, radicali e meditate. Il tecno-utopismo, il Green New Deal, l’ecologismo di facciata delle aziende non sono una soluzione. E i piccoli gesti quotidiani dei singoli non sono sufficienti. Se non accettiamo l’idea che le risorse sono limitate e non affrontiamo il problema delle disuguaglianze, siamo destinati alla rovina. Dobbiamo tornare all’essenziale, alle cose concrete, alla comunità. Riscoprire, insomma, quella che Marx definiva «la relazione metabolica tra uomo e natura».



«Facendo all'occorrenza riferimento al Capitale di Marx, questo libro si propone di analizzare in che modo capitale, società e natura sono interconnessi all'interno dell'Antropocene. Con ciò non vogliamo assolutamente proporre una versione rifritta del marxismo. L'intenzione è invece di riesumare un aspetto completamente nuovo del pensiero di Marx, rimasto dormiente per centocinquant'anni.
Nell'epoca della crisi climatica, il mio auspicio è che Il capitale nell'Antropocene possa liberare una forza immaginifica capace di costruire una società migliore». Kohei Saito